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sabato 7 maggio 2011

DAL DE ARCHITECTURA DI VITRUVIO

 LIBRO I CAPO I

Architettura é scienza ornata di parecchie discipline e di varie erudizioni, ai principi della quale devono uniformarsi le opere che si producono dalle altre arti: e nasce dalla fabbrica e dalla speculazione.
Fabbrica é continua e consumata meditazione dell`uso, la quale si compone con qualunque sia materia alta alla formazione dell'opera.
Speculazione poi é la facoltà di mostrare e spiegare le cose fabbricate colla proporzione delle cognizioni e della ragione.
Perciò quegli architetti, che ignoranti delle lettere solo materialmente si esercitano, non poterono ottenere alcuna autorità dai loro lavori, e quelli che appoggiaronsi soltanto alle speculazioni e alle lettere, anziché la cosa seguirono l`ombra. Ma quegli che l’uno e l’altro impararono (come armati di tutto punto) per la loro autorità facilissimamente conseguirono il proprio intento.
Come dunque nelle altre arti, cosi maggiormente richiedonsi nell’architettura i due seguenti principi: la cosa significata e la significante.
La significata è l`opera proposta, di cui si ragiona; quella che significa é la dimostrazione dedotta dalle ragioni delle dottrine. Ond’é che in ambe le parti dev`essere esercitato chi professa l' architettura.

Perciò bisogna che abbia ingegno e che sia arrendevole alla dottrina (che ingegno senza educazione, né educazione senza ingegno non può fare un perfetto artefice ); che sia letterato, esperto disegnatore, versato in geometria, non ignaro dell'ottica, instrutto nell'aritmetica, conoscitor delle istorie; che abbia udito diligentemente i filosofi; che sia intendente di musica, non digiuno di medicine, dotto nella giurisprudenza , conoscitor dell’astrologia e dei movimenti celesti.

Ed ecco il perché all`architetto sono necessarie le lettere: per poter coi cometari scritti ridurre la memoria più ferma: in appresso il disegno per rappresentare più facilmente con lineati modelli l'immagine dell' opera che vuol mandare ad effetto.

La geometria poi é di molto sussidio all' architettura, specialmente perché insegna l’uso della squadra e del compasso, per  cui massimamente nei piani con più facilità si fanno i disegni degli edifici e le direzioni delle squadre, dei livelli e delle linee.
Parimente per l’ottica si prendono i lumi da certe determinate parti del cielo.
Per l’aritmetica si sommano le spese degli edifici, si dimostrano le ragioni delle misure, e con calcolo e metodo matematico si risolvono le difficili questioni delle simmetrie.

Inoltre. fa d'uopo che sia conoscitor delle istorie, perché sovente gli architetti disegnano nelle fabbriche molti ornamenti, dei quali devono render ragione ai ricercanti perché gli abbiano ivi introdotti.
 […]
La filosofia fa l’architetto d’animo grande; non arrogante, ma cortese, giusto, fedele, e quel che più importa senza avarizia. Che nessuna opera invero si può eseguire senza fede e senza moderazione. Non deve essere avido, ne aver l’animo fisso alle grandi rimunerazioni, ma con gravità mantenere il decoro, conservando il buon nome. Questo é quanto prescrive la filosofia.
Inoltre la filosofa svolge le' ragioni delle cose , ciò che in greco chiamasi fisiologia: la quale è necessario studiarsi con somma cura, perché contiene molte e varie naturali questioni, specialmente sul modo di condurre le acque: perché nei corsi, giri e proiezioni di queste sui piani livellati si generano in vari modi certi spiriti naturali , ai danni dei quali non può rimediare se non chi abbia attinto dalla filosofia le cognizioni dei principi della natura. Parimente niuno potrà comprendere i libri di Ctesibio e d’Archimede o d`altri, che scrissero precetti di simil genere, senza essere stato dai filosofi di tali cose istruiti.

Ma della musica deve essere intelligente per conoscere la matematica proporzione del canone ,
[…]

La medicina gli é necessaria per conoscere le inclinazioni del ciclo, che i Greci chiamano climi, e gl'influssi dell’aere e de` luoghi  o salubri o malsani, e l’uso delle acque. Senza tali cognizioni non si pub fare abitazione che sia salubre.

11. Ed è pur dovere che conosca quelle leggi civili, per le quali si regolano la mura comuni degli edifizi, il giro delle grondaie delle cloache e dei lumi. Parimente le condotte delle acque ed in altre simili cose deve conoscere l'architetto.
[…]

Per l’astrologia si conosce l’oriente, l’occidente, il mezzogiorno, il settentrione; e l`influsso del cielo, l’equinozio, il solstizio, il corse degli astri: delle quali cognizioni chi manca non é atto a stabilire la vera direzione degli orologi.

Se dunque quest’arte si degna é adornata e ripiena di varie e molteplici erudizioni, non istimo che alcuno possa francamente dichiararsi architetto, se non chi dalla fanciullezza salendo pei gradini delle dette dottrine, tutto nutrito delle cognizioni di moltissime lettere ed arti non sia giunto al sommo apice dell’architettura.

Ma forse farà meraviglia agl’idioti, che la natura dell`uomo possa apprendere e ritenere a memoria cotanto numero di dottrine. Ma se costoro considereranno, che tulle le scienze hanno una certa affinità. e concatenazione fra loro, crederanno che ciò anzi si può far facilmente: perché la scienza enciclica  é, come un solo corpo, composta di queste membra.
Sicché coloro che con la tenera età con vari erudimenti sono istruiti in tutte le scientifiche e letterarie dottrine, le hanno sempre presenti, e ne distinguono. la scambievole connessione; dal che conoscono più facilmente la ragione di tulle le cose. 
[…]

Ciaschedun’ arte si compone di due principi: dell`opera e della speculazione.
Di queste l’una è propria di coloro che sono nelle cose singole esercitati, ed é l' opera materiale: l’altra é comune, con tutti i dotti, ed è la speculazione: come sarebbe de`medici e de`musici, e della battuta delle vene e dell'andamento dei piedi.
[…]

Poiché dunque dalla naturale solerzia non a tutti, ma a pochi è concesso d’aver tali ingegni; e l’uffizio dell'architetto è d’essere esercitato in tutte le erudizioni, benché per l’amplitudine delle cose la ragione gli permetta, secondo la necessità, di possedere non le più sublimi, ma ’le mediocri cognizioni delle dottrine; chiedo in grazia, o Cesare, e da te e da quelli che saranno per leggere i miei volumi, che mi si condoni se io non mi espressi come conviene secondo le regole dell' arte grammaticale. Perché non come filosofo, né come dotto rettore; né come grammatico esercitato nelle
regole più sottili dell’arte; ma come architetto, che ha una tintura di queste lettere, mi sono ingegnato di scrivere.
Quanto poi alla facoltà di quest`arte ed ai principi filosofici della medesima, prometto (come spero) di prestarmi con massima utilità non solo ai fabbricatori, ma ben anco a tutti gl`intelligenti.

L'opera completa: