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sabato 7 maggio 2011

Dell’Apprendista e del Maestro

 “Quando il discepolo è pronto il Maestro arriva”.
 Oggi assistiamo al triste decadimento morale e spirituale quotidiano, ci chiediamo:
Qual è il significato di Apprendista?
In cosa consiste il legame tra Apprendista e Maestro?
E’ evidente che l’esistenza dell’Apprendista presuppone quella del Maestro.
Nella vita, nell'università, nella scuola, nella spiritualità...ci sono ancora Maestri?
Non ci si riferisce qui a persone "titolate" di cui ce ne sono a iosa, ma a quelli che riescono a dare qualcosa anche in silenzio, senza clamore e soprattutto senza apparire.

In tutti i campi, la padronanza di un’arte o di una conoscenza esige delle tappe di apprendistato. l’Apprendista giungerà alla fiducia in sé e potrà padroneggiare l'Arte e/o ritrasmettere la conoscenza solo dopo un periodo, più o meno lungo, di ascolto e di osservazione del Maestro, prima, e di imitazione e ripetizione del gesto e/o dell'insegnamento (seguita sempre e costantemente dalla correzione degli errori), poi. 

La figura dell’Apprendista è diversa da quella dell’allievo in quanto presuppone una valenza operativa. Egli, a differenza dell’allievo, non si accontenterà di un insegnamento teorico, ma vorrà anche imparare la parte etica e morale del Maestro, osservando il suo agire concreto; da ciò la scarsità di Maestri nella società odierna. 
L'Apprendista è depositario dell'Insegnamento e lo integrerà nei suoi comportamenti, in quanto solo mettendolo in pratica potrà verificarne la validità per proseguire nel cammino e guadagnarsi così l’autonomia. 

In Giappone il maestro è chiamato Sensei (先生): Sen (先) significa prima e Sei (生) significa nato, dunque il significato letterale di Sensei è:
“una persona che è nata prima”.
Questa nascita è “spirituale” e non “anagrafica”. Il significato originale di sensei è
“uno che è spiritualmente nato prima di altri”.
Se seguiamo il significato originale, solo coloro che comprendono la vita dovrebbero essere chiamati sensei e un sensei si dovrebbe comportare come insegnante 24 ore al giorno, anche nella sua vita quotidiana.

Se il Maestro è degno, il discepolo, seguirà la disciplina da Lui imposta anche al di fuori del suo ambito di insegnamento teorico/pratico, al fine di conseguire anch'egli il perfezionamento e quindi la maestrìa.
Il Maestro, se veramente tale, non può dunque semplicemente insegnare i rudimenti dell’arte e lasciare all'Apprendista libero sfogo alla creatività alla fantasia, poiché in tal modo lo abbandonerebbe in balìa di se stesso. Potrà forse diventare un genio, giammai un Artista e a sua volta un Maestro.
Il Maestro, comanda, distribuisce il lavoro, fornisce le idee guida, trasmette i particolari del programma da seguire, ne sorveglia l’esecuzione e, quando è il caso, interviene personalmente per correggere gli errori e mostrare come non ripeterli; poichè è il Maestro il responsabile sia dei dettagli dell’opera dell'Apprendista.

Spesso molti Maestri dimenticano d’esser stati a loro volta degli Apprendisti.
Ma la maestrìa è come un abito che ha una sola taglia e non è assolutamente modificabile, non si può adattare a chi lo indossa. E’ vero il contrario, chi vuole indossarlo deve crescere fino a poterlo indossare, poiché si riconoscerebbe subito un nano.
Quanti pseudo maestri si circondano di tanti adepti!
Questi, più che al denaro, sono interessati al potere sugli altri. Legano a sé ignari discenti, con le promesse di chissà quali rivelazioni, danno il pesce invece di insegnare a pescare.
Il Maestro è un compagno di viaggio, il cui scopo è rimanere solo, infatti per quanti apprendisti possa avere il suo scopo è che essi siano in grado di lasciarlo e andare oltre.

Il legame col proprio Maestro viene sciolto con l’uccisione simbolica, iniziatica di questo:
“se incontri un Buddha per strada uccidilo!”
diceva Siddharta.
E’ un sacrificio rituale, un sacrum facere.
Il superamento del proprio Maestro non significa esser migliore o surclassarlo in quanto più grandi, significa invece superarlo in quanto il Maestro è Guardiano dell’ultima Soglia prima di pervenire alla meta.
La devozione verso il Maestro può impedire di aprire quella porta che immette nell’ultimo tratto della Via della Vita, che si dovrà percorrere da soli. Essa rappresenta un ostacolo in quanto il discepolo tende ad emulare il Maestro o peggio ad identificarsi con lui. E’ questo è il motivo per cui l'Apprendista deve uccidere simbolicamente il proprio Maestro e sciogliere così quel cordone ombelicale che a lui lo lega.

Un altro modo di superare il Maestro è quello negativo del rinnegamento.
Il rinnegamento è una azione nefasta assimilabile al suicidio. Un'azione priva di dignità e onore, che in realtà non viene fatta contro il Maestro, bensì contro se stessi. E’ un rifiuto del legame "iniziatico", la distruzione di quanto precedentemente costruito con l'apprendistato.

Il Maestro si può "uccidere" per superarlo ma non rinnegare.
Il proprio Maestro è là da sempre poiché quella è la Sua Via.


di Gandolfo Dominici