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sabato 7 maggio 2011

DIALOGO (NEANCHE TANTO) IMMAGINARIO TRA UN ANZIANO MAESTRO ED UN GIOVANE APPRENDISTA

A.A.:   Carissimo Fratello, sono profondamente turbato. Mi sembra che la nostra Istituzione, anzi, la Massoneria nel suo complesso sia un fallimento, un vero e proprio inganno. Non so davvero cosa pensare o cosa fare. 

M.M.:  Mi dispiace per il tuo disagio. Ti prego, spiegami meglio, cos’è che ti affligge, qual è la causa del tuo turbamento? 

A.A.:   Ti scongiuro, non farti beffe di me, almeno tu cerca di prendermi sul serio. Non posso davvero credere che proprio tu, con la tua grande esperienza, non ti sia accorto di ciò che succede.  Non  fingere  di  non  esserti  avveduto  che  l’Ordine, l’Ideale  al  quale  proprio  tu  hai  dedicato  tanti  anni  della  tua vita, si sia appalesato in realtà quale un grande fallimento. 

M.M.: Vedo  che hai  le  idee  senz’altro più  chiare delle mie.  Io sono vecchio, e forse non riesco più a “vedere” molto bene; ti prego, quindi, di scusare la mia distrazione e di spiegarmi il tuo punto di vista: mi interessa molto. 

A.A.:  Ho chiesto di entrare in Massoneria perché ero convinto di trovarvi uomini che credevano, come me, nei valori e nei principi che sono alla base dell’Ideale massonico. Sin da quando sono stato iniziato, i Fratelli più anziani ed esperti di me mi hanno riempito  la testa di concetti quali  la tolleranza,  l’umiltà, la riservatezza ed il silenzio. Mi è stato detto che  i  tre “grandi pilastri” della Massoneria sono: l’amore  fraterno, il conforto e la verità. Mi è stato anche detto che le regole, il rispetto delle leggi e delle tradizioni, così come dei Landmarks, sono un imperativo assoluto per il Massone, e tanto più per coloro i quali, a vario titolo, rappresentano Logge, strutture regionali e, persino, quella nazionale. 
Ed invece, tanti, troppi Fratelli (ma posso ancora chiamarli così?) si comportano ed atteggiano come se quei valori, quelle regole, quelle tradizioni fossero del tutto  inesistenti o, comunque, inutili; anzi sembra quasi che, proprio come accade nella “vita profana”, vengano premiati ed esaltati esattamente coloro i quali, senza pudore, calpestano con più determinazione e convinzione quei valori, leggi e tradizioni che da secoli caratterizzano l’Istituzione massonica. 
Tutto questo, purtroppo, mi porta amaramente a constatare che la Massoneria ha fallito, perché ha dimostrato di non essere in grado di esercitare sui suoi appartenenti un’influenza tale da indurli a praticare quello che poi (labialmente e vanamente) viene dagli stessi predicato all’interno delle Logge. 
Sono stanco di sentire, nel corso delle tornate rituali, Fratelli, più o meno bardati, che si alzano per esprimere solenni parole di circostanza, tanto pompose nel loro formalismo, quanto vuote nella loro sostanza, essendo loro stessi i primi a non tenerne il minimo conto.  
A che serve ascoltare anziani maestri, maestri venerabili o persino grandi ufficiali, che a volte travolti all’apparenza da sincera emozione, lasciano sgorgare “lacrimucce” degne dei coccodrilli del Nilo e dichiarano il loro sincero affetto per questo o quell’altro fratello, o affermano di “sentirsi a casa” quando visitano altre Logge, salvo poi parlarne male non appena usciti dal Tempio, ma questa volta lasciandosi travolgere non già da emozioni o lacrime, bensì manifestando un ghigno degno di un cattivo dei fumetti. 
E cosa dire poi di coloro che, (all’apparenza) con un trasporto degno del miglior Savonarola, ci deliziano sul concetto di “sacralità” del Tempio o sull’eggregoro che discende sull’assemblea dei fratelli, e magari sono gli stessi che mentre i lavori sono ancora aperti ritualmente ridacchiano, malignano o, peggio, giudicano altri fratelli, presenti e non. 
Pensa, ad esempio, al Fratello “Tizio”, anziano massone per data di iniziazione e per età anagrafica. È stato più volte Maestro Venerabile, ed è persino Grande Ufficiale della Gran Loggia. Quante volte l’ho sentito prendere la parola, in diverse Logge, per esprimere il proprio affetto ed i suoi apprezzamenti per questo o quel Fratello; così come, sempre con le mie orecchie, l’ho sentito sparlare e disprezzare quegli stessi fratelli, mantenendo la medesima serafica serenità, magari nel corso della stessa serata. 
Come posso non pensare che con lui la Massoneria abbia fallito, non avendogli insegnato (quantomeno) a praticare la coerenza, oltreché, pur non essendo io un Maestro, suppongo che abbia violato costantemente almeno 4 dei cinque punti della fratellanza sui quali, mi si dice, il Maestro Muratore presta il proprio impegno solenne. 
E che dire del Fratello “Caio”, anch’egli Maestro Venerabile, e quindi (si supporrebbe) massone di esperienza, che non ha esitato, per fini che preferisco non indagare, ad usare la menzogna o, peggio, la calunnia, per denigrare Fratelli di altra Loggia, addirittura spargendo voci, non vere, sulla vita privata dei Fratelli in questione. 
Anche in questo caso, non posso non ritenere che la Massoneria abbia fallito, non essendo stata in grado di insegnargli, quantomeno, il fondamentale valore della verità. 
E ti ricordi di “Sempronio” ? Non è forse lui quello che dice sempre di non essere interessato a cariche, medagliette o grembiulini ? E non è sempre lui, invece, quello che critica, anche usando espressioni più da muratore (operativo) che non da muratore (speculativo), i vertici regionali e nazionali dell’Istituzione, rei di non avergli conferito alcun riconoscimento, e si lascia andare ad espressioni ed epiteti ancora più infelici nei confronti di quei Fratelli che, lo meritassero o no, tali cariche hanno invece ricevuto? 
Come posso non pensare che anche qui la Massoneria abbia miseramente fallito? Come posso accettare che anche nella Massoneria si ripeta ciò che vivo quotidianamente presso tutte le altre organizzazioni cosiddette profane ? Come è possibile che la Massoneria non sia in grado di estirpare o, quantomeno, ridurre, l’invidia, la boria, l’arroganza e tutti quegli altri ignobili sentimenti così tipici del mondo che noi ci ostiniamo a definire profano? 
Mi sento confuso, sconfortato e, in fin dei conti, ingannato. Si, proprio così, sono stato ingannato; si è abusato della mia buona fede e della speranza che avevo nell’ideale (devo purtroppo ammettere: utopistico)  di  un’organizzazione,  forse dell’unica organizzazione, che si vanta di essere custode e portatrice di quelle virtù e sentimenti che sembrano, ormai, desueti nel mondo reale. 
Mi dicevo: almeno l’onestà. Ma anche su questo punto la Massoneria  ha  fallito.  Proprio ieri ho saputo che “Mevio”  è stato insignito di un’alta carica… ma tu  lo sai cosa si dice di Mevio? 
Tutti quanti, anche i non massoni intendo, sono a conoscenza 
che Mevio anni fa si dedicava a talune attività “poco pulite”…, anzi proprio qualche giorno fa un fratello mi ha confidato che…………………. 

M.M.: Basta così ! Fratello mio, forse hai ragione. La Massoneria probabilmente non è stata in grado di operare al meglio nei confronti di questi fratelli, ma devo dire che forse ha fallito anche con te. 

A.A.:  Con me ? Cosa c’entro io ? 

M.M.: Ho iniziato ad ascoltarti con attenzione, perché percepivo un profondo disagio nelle tue parole, ma sei scivolato anche tu, come purtroppo tanti altri, nel puro pettegolezzo, tradendo anche tu, forse inconsapevolmente, gli stessi nobili ideali e principi ai quali ti appelli.  
Credi forse che la Massoneria insegni o anche solo tolleri la pratica della delazione o, peggio, del pettegolezzo? Cercherò 
di fare un pò  po’ di chiarezza nei tuoi confusi pensieri e, al contempo, di dirti qualche cosa che forse ti sarà utile per guardare le cose da una prospettiva diversa. 
In parte conosco, ed in parte no, i fatti cui tu ti riferisci e che attribuisci a ben determinati Fratelli, ma ti dico che, a prescindere dalla loro presunta veridicità o meno, il punto non è se sia vero, o meno, che questi fratelli abbiano commesso (o commettano) tali “gravi” mancanze, è più importante capire come tu, io o chiunque altro reagisce a tali fatti. 
La Massoneria, lo hai detto tu stesso, è un’ideale, e tale rimane; esistono, poi, le Istituzioni massoniche, quale è la nostra Gran Loggia, composte da uomini, da iniziati come te e come me, che cercano di concretizzare quell’ideale, ossia di rendere reale, e quindi di vivere ed agire, quell’ideale che, altrimenti, tale rimarrebbe. 
La Massoneria, quindi, in quanto ideale, non può fallire, ma non può nemmeno riuscire. E rimarrà sempre, appunto, l’ideale a cui tendere, la pietra di paragone cui riferirsi e con la quale confrontarsi.  
Ciò che può fallire, o meglio, errare, sono, invece, le Istituzioni massoniche, da intendersi in tutte le loro estrinsecazioni possibili, a partire dal livello più basso a quello più elevato, e quindi dalle singole Logge alla Gran Loggia, e ciò per la ovvia considerazione che esse (le Istituzioni massoniche) sono composte di uomini, di massoni (appunto) che, a volte in buona fede, altre volte un po’ meno, lavorano su se stessi, appunto, per migliorarsi, ed in questo processo di miglioramento, di perfezionamento, non possono non sbagliare. 
La Massoneria, e tantomeno la Istituzione massonica, non da una via, non fornisce una verità, rivelata o meno che essa sia, ma fornisce soltanto gli strumenti, a livello educativo, culturale e simbolico, affinché ciascuno possa percorrere “la propria via”. Ogni massone, essendo un iniziato, porta avanti, nel bene e nel male, un proprio percorso, una propria via spirituale. Ciò significa che, proprio come suggerisce il simbolo della Scala di Jacov,  si  può  procedere  spiritualmente verso  l’alto  (che  dovrebbe essere il percorso corretto), così come, purtroppo, accade che, invece, taluni percorrano la scala verso il basso e, addirittura, altri ancora che precipitino.  
È, per dirla in termini esoterici, la contro-iniziazione di cui hanno parlato tanti studiosi dell’esoterismo più importanti di me, e sulla quale non posso (e non voglio) dilungarmi oltre; per dirla, invece, in termini più banali, ma forse più comprensibili, è il compromesso, il prezzo che si paga a fronte del tentativo di portare nel mondo reale, ciò che è parte del mondo spirituale. 
Ti ripeto: il punto non è ciò che gli altri fanno, ma ciò che noi facciamo di noi stessi e, quindi, quali sono le nostre scelte, prese liberamente e consapevolmente. 
Ciascuno di noi, quando viene iniziato, viene apostrofato dal Maestro Venerabile, prima di ogni cosa, nella seguente maniera:
“…poiché nessuno può essere  iniziato  in Massoneria se non è libero ed in età matura, io vi domando: siete voi un uomo libero e di ventun’anni compiuti ?”
Domanda alla quale noi rispondiamo: “si, lo sono!”. 
Sul concetto di “uomini liberi” si sono spesi fiumi di parole. Un po’ meno su quello di “età matura”, che tende, purtroppo, ad essere spesso banalizzato. Non è questo il momento per riprendere tali concetti, ma voglio solo farti riflettere su una 
cosa: la libertà dai condizionamenti e la maturità di pensiero, sottendono, infatti, ad un altro concetto, inespresso, ma di 
fondamentale importanza: quello della “responsabilità”. 
Ciò di cui si ci si vuole assicurare al momento della iniziazione, quindi (ferme restando tutte le altre possibili spiegazioni date al passo del rituale che ho richiamato), è proprio che il Candidato  sia maturo in modo tale da rendersi responsabile delle proprie scelte e delle proprie azioni. 
E cosa significa essere responsabili di sé stessi in Massoneria? 
Significa comprendere che, quali iniziati, cominciamo un percorso che, per quanto necessiti e benefici del contemporaneo analogo percorso degli altri fratelli, è e rimane un percorso individuale. Significa che  non possiamo relativizzare i nostri principi ed i nostri ideali, adeguandoli a ciò che fanno gli altri. 
Significa che non possiamo (e non dobbiamo) attenderci che sia la Massoneria, intesa quale Istituzione di cui facciamo parte, a doverci tutelare o proteggere, ma che quali iniziati, e quindi membri di una catena ininterrotta che affonda nella 
notte dei tempi, siamo noi stessi i custodi dei principi e dei valori di cui la Massoneria si fa portatrice, e siamo quindi noi a dover difendere, con il nostro comportamento, con il nostro esempio e con la nostra coerenza, la Massoneria, e non già il contrario. 
Gli uomini falliscono, cadono, e si rialzano e ci riprovano ancora… oppure cadono e rimangono nel fango. A noi la scelta.  
A coloro i quali si rialzano, la Massoneria tende la propria mano. Per coloro i quali falliscono e non si rialzano, essa promuove la Carità. Ma non è certamente un fallimento della Massoneria se l’umanità è fragile. Essa è una torcia: se gli uomini chiudono i loro occhi alla sua Luce e rifiutano di vedere lo stretto percorso illuminato da quella torcia, che cosa fai tu ? Critichi la torcia ? 
Caro Fratello, ciò che voglio dirti è che non è la Massoneria a tradire i suoi membri, ma (purtroppo troppo spesso), ciò che accade è l’esatto contrario. Gli insegnamenti, gli ideali ed i principi di cui la Massoneria è portatrice sono lì, per tutti coloro che hanno occhi per vederli. Se essi chiudono i loro occhi ed i loro cuori, qual è la colpa della Massoneria ? 
E tu, Fratello mio, hai appena chiuso i tuoi occhi ed il tuo cuore, rendendoti simile a coloro i quali ti hanno tanto indignato. Hai parlato male di altri fratelli; peggio, hai praticato il pettegolezzo, senza, peraltro, alcuna prova concreta. Hai riferito fatti che riguardavano fratelli di altre Logge. In una parola, hai tradito anche tu quegli stessi valori che ti sei impegnato a custodire.  
Devo forse concludere che anche con te la Massoneria ha fallito ? Non ti ha saputo inculcare la tolleranza, il rispetto, l’amore fraterno, la riservatezza e la carità del pensiero ? O sei stato piuttosto tu stesso a sbagliare, tradendo i principi cui ti ispiri esattamente come le persone a cui ti riferivi ? 

A.A.:  Forse hai ragione, fratello mio e, oggi più che mai, mio Maestro. Dimmi cosa posso fare per rimediare. 

M.M.: Se è vero che “Quel che non vogliamo ascoltare ci casca lo  stesso  sulla  testa,  inascoltato”  (Shakespeare, l'Enrico IV, mi pare), esperienza quest'ultima che molti Fratelli potrebbero confermare, è allora anche vero che ammettere i propri errori costituisce non un preliminare minaccioso, bensì fertile: perché situa il problema sul piano della sua vera radice, consentendone la soluzione in chi la vuole trovare. 
E, dal momento che  “La  benevolenza  è  incompatibile  con  la verità, e fecondo appare solo il dialogo muto con i nostri nemici” (Cioran), permettimi di risponderti non rispondendoti, attraverso la citazione di un detto orientale sul quale, spero, rifletterai: “la maggior parte delle persone è talmente desiderosa di educare il prossimo, che non le resta molto tempo per educare se stessa”. Intellegenti pauca! 

Giuseppe Bentivegna, IEMV Loggia So Ham 135  in Foglio Massonico ottobre 2009