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martedì 10 maggio 2011

Estasi erotiche, estasi mistiche (Julius Evola)

Estasi erotiche, estasi mistiche
Sulle forme di sadismo non aventi specifici riferimenti sessuali, diremo in seguito.
Qui varrà ancora rilevare l’eventuale convertibilità delle sensazioni dolorose in quelle voluttuose, convertibilità che partendo dai principi già indicati risulta senz’altro comprensibile. Ad esempio, viene citato il caso storico tipico di Elisabetta di Genton, che dalla flagellazione
“veniva messa nello stato di una baccante in delirio”,e anche quello della carmelitana Maria Maddalena dei Pazzi: quando subiva la fustigazione costei parlava di una fiamma interiore che minacciava di travolgerla e la cui dimensione erotica appare chiara dalle sue grida come queste:
“basta, non infiammate più questo fuoco che mi divora. Non è questa la morte che desidero perché mi da troppo gaudio e voluttà!”
ciò, non senza l’apparire, anche, di visioni libidinose.
In pari tempo, dallo studio di queste regioni di confine ove viene meglio in evidenza il fattore di un autotrascendimento coatto, cioè non determinatamente voluto, si è anche condotti a rilevare i punti comuni che esistono fra estasi mistiche e estasi erotiche. Queste corrispondenze sono state spesso sottolineate da psicologi e da psichiatri, ma quasi sempre in modo non acconcio e con l’intento pin o meno deliberato di degradare alcune forme dell’esperienza religiosa riportandole a fatti erotico-isterici aberranti.
Oggettivamente, devesi riconoscere che le estasi, per le quali possono esistere le accennate analogie,presentano spesso un carattere impuro e sospetto, e salvo casi eccezionali hanno poco a che fare con la vera spiritualità (della quale però -questo sia, qui, ben messo in rilievo - coloro che si compiacciono delle interpretazioni psicopatologiche suddette non hanno la minima idea).
Si è in un dominio intermedio, e qui può perfino verificarsi una inversione, nel senso che l’elemento propriamente sessuale resta quello fondamentale, il “misticismo” servendo solo ad alimentarne una forma deviata e esaltata di manifestazione.
Nel mondo del misticismo cristiano questo caso e assai frequente. Allo stesso modo che al cristianesimo è stato proprio l’umanizzare il divino più che non il divinizzare l’umano, del pari in detta mistica la sensualizzazione del sacro (unita ad un significativo ricorrere di simboli coniugali e erotici) prende il posto della sacralizzazione della sessualità conosciuta, ad esempio, da correnti dionisiaco-tantriche e iniziatiche. A questa stregua, gli eventuali fatti estatici di una certa mistica possono rientrare nella fenomenologia della trascendenza propria già all’eros profano, e gli accennati punti di contatto fra estasi “mistica” e estasi erotica spiegano come, quando queste estasi raggiungono una particolare intensità, possono essere l’una conseguenza dell’altra, o l’una e l’altra possono sorgere in uno stesso tempo. Ciò chiarisce anche il presentarsi di immagini intensamente erotiche come“tentazioni” nelle ricadute di alcuni mistici: sono forme di oscillazione nelle manifestazioni di un’uniica energia.
Caratteristiche sono, ad esempio, alcune espressioni di S. Girolamo, che proprio nelle forme anacoretiche dell’ascesi più rigorosa e del digiuno sentiva bruciare di desiderio la sua anima e levampe della concupiscenza ardergli la carnee “come sopra un rogo”.
Ad un piano già più alto appartiene invece il fatto, che in molte popolazioni primitive le tecniche per pervenire all’estasi sono spesso sostanzialmente identiche a quelle di alcuni riti erotici. Ciò vale, in prima linea, per la danza, che fin dai tempi pin antichi, e non solo fra i selvaggi, e stata uno dei metodi maggiormente usati per pervenire all’estasi. Peraltro, riflessi degradati di ciò si sono conservati nello stesso mondo dell’umanità “civilizzata” per via della visibile relazione che molte danze, hanno conservato con l’erotismo. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno di tendenziale convergenza di contenuto di forme varie di un’ebbrezza unica, fenomeno nel quale possiamo pero riconoscere ancora un altro segno del potere virtuale, nell’eros, di portar di la dall’individuo. Riguardo al punto particolare ora accennato, un Gelaleddin Rumi poté scrivere:
“Chi conosce la virtù della danza vive in Dio, perché sa come l’amore uccide”.
E questa può dirsi anche la chiave delle pratiche di una catena, o scuola, di mistica islamica, continuatasi attraverso i secoli che in Gelaleddin Rumi considera il suo maestro.

da Julius Evola - Metafisica del sesso- Mediterranee- pp.117-118