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sabato 7 maggio 2011

IL MITO DEL DILUVIO "UNIVERSALE": PROVA DI UNA CIVILTA' ANTIDILUVIANA? (di Gandolfo Dominici)

Il Diluvio Universale è forse il più grande mito dei tempi antichi. Un mito diffuso in più culture anche molto distanti tra loro, su cui la scienza non ha saputo fino ad oggi dare risposte certe ed univoche. 
Il mito del Diluvio Universale è un “ricordo confuso” ma ben  radicato in molte culture differenti con trame tanto simili.
Come nota Edward De Bono (in Michele Barresi -Il misterioso Egitto - Tipheret - 2009, p.5):
"un mito offre un modello standard per interpretare il mondo, che non può essere ignorato, perchè guardando attraverso il mito, ci si rende conto che la realtà esalta l'evidenza del mito stesso"
La coscienza collettiva dunque include il mito come parte del patrimonio culturale comune.
Dunque non è del tutto infondata l’ipotesi che il tutto si riconduca ad eventi storici, impressi in modo indelebile nella coscienza delle persone sopravvissute al disastro. Ma allora la derivazione delle tradizioni orali, i testi antichi e quant’altro ci parli di codesto mito, è possibile sia avvenuta in serie? (prima i Sumeri, poi i Babilonesi, gli Ebrei,…) oppure si tratta di una fonte prototipica comune?

Partiamo dal racconto biblico (Genesi 6, 13-17):
 "Allora Dio disse a Noè: 'E' venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco io li distruggerò, insieme con la terra. Fatti un'arca di legno di cipresso [...]. Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita'".
Tutti ne conosciamo il seguito: una settimana dopo, Dio mandò una tempesta che sommerse tutta la superficie terreste; tutti morirono tranne Noè e familiari rifugiati sull'arca. Dopo quaranta giorni e quaranta notti, Noè fece uscire un corvo per vedere se le acque si erano ritirate. Il corvo tornò senza niente, Noè provò a far uscire una colomba e anch'essa tornò a becco vuoto.  Dopo sette giorni, la fece uscire di nuovo e tornò con un ramo di ulivo nel becco e più tardi ancora la liberò per la terza volta e non tornò più da lui.  A questo punto, Dio ordinò a Noè di uscire con la famiglia e gli animali sul monte Ararat. 

Ma a conservare il ricordo di una mitica inondazione rigeneratrice dell'umanità non è soltanto la Bibbia. 
Già dal III° millennio a.C. nell’antico Sumer si rievocava un’antica cultura scomparsa che a sua volta preservava ricordi di epoche ancora più remote. I Sumeri erano già presenti in Mesopotamia dal 3.500 a.C.; da alcune tavole di argilla ritrovate in Iraq, vi si raccontano le imprese di Gilgamesh(L’epopea di Gilgamesh, N.K. Sandras- Adelphi Milano, 1986) :
"[…] l’uomo a cui erano note tutte le cose, il re che conobbe i paesi del mondo.Era saggio; vide i misteri e conobbe cose segrete; un racconto egli ci recò dei giorni prima del Diluvio. Fece un lungo viaggio, fu esausto, consunto dalla fatica; quando ritornò si riposò, su una pietra l’intera storia incise"
Gilgamesh scrisse sulla pietra una storia che gli fu tramandata da Utnapishtim (un vecchio regnante di migliaia di anni prima), sopravvissuto al diluvio e conservatore “del seme dell’umanità e di tutte le creature viventi”. (“Impronte degli Dei” di G. Hancock , TEA, 2009) In tempi antichi, all’epoca in cui gli Dei vivevano ancora sulla Terra, il mondo pullulava di gente rumorosa; Enlil, esecutore delle decisioni divine (alle dipendenze del Signore del firmamento, Anu), udì quel chiasso insopportabile ed inammissibile ed avuto un consesso con gli Dei, si decise per lo sterminio dell’umanità. Il Signore delle acque, Ea, ebbe però compassione per Utnapishtim e gli ordinò la costruzione d’una nave (Arca) in cui rifugiarsi con la famiglia e “tutto il seme delle creature viventi”. Poi il racconto si conclude con la liberazione di una colomba, che fece però ritorno in quanto non “trovò su cui posarsi”; di una rondine che tornò anch’essa; di un corvo che
“mangiò, volò all’intorno, gracchiò e non fece ritorno”.

Il mito greco tramanda, invece, che Zeus inondò la Terra per punire i numerosi figli di Licaone che avevano osato sacrificare un fanciullo agli dèi dell'Olimpo. Il diluvio si protrasse per nove giorni e dalla catastrofe si salvarono soltanto Deucalione, re di Ftia e figlio del titano Prometeo, e la moglie Pirra, che si erano rifugiati su un'arca, su consiglio dallo stesso Prometeo. La nave approdò su un alto monte e Deucalione fu avvertito della fine del diluvio dal volo di una colomba da lui prima liberata. Fu poi ordinato a Deucalione e Pirra, una volta scesi a terra, di buttarsi dietro le spalle i sassi del fiume: i sassi si trasformarono in uomini e donne, a seconda di chi li aveva lanciati.

Fra i tanti mitici diluvi che, a sua volta, la tradizione religiosa Hindu rammenta il più importante è quello in cui Matsya - un'incarnazione, sotto forma di pesce, del dio Vishnu - dopo aver rivelato al padre dell'umanità, Manu, la data dell'imminente diluvio, lo guidò su una barca fino all'Himalaya. Sul Tetto del mondo Manu ricreò una nuova umanità.

Nei miti dell'Iran zoroastriano il diluvio segna la fine dell'età dell'oro inaugurata da Yima, il primo uomo, che rifugiatosi in una fortezza montana nell'imminenza della catastrofe, vi creò un nuovo genere umano. 
Le numerose leggende estremo-orientali tramandano l'esistenza di un mitico diluvio causato dal fatto che il mostro Kung-kung aveva distrutto il monte Pu-shu, un pilastro dell'universo. La Terra, non adeguatamente sostenuta, fu sommersa allora dalle acque. Ma Niü-kua, il dio creatore dell'umanità, riparò il pilastro e fermò il dilagare delle acque.

Anche per quanto riguarda le Americhe precolombiane esiste diversi miti del Diluvio, che ricordano quello narrato dalla Bibbia. 
Per gli Aztechi, un uomo ed una donna (Coxcoxtli e sua moglie Xochiquetzal) sopravissero al cataclisma di un Dio, fuggendo a bordo di un’ enorme imbarcazione ordinatagli da una divinità, finendo incagliati sulla vetta di un’alta montagna.
Chibcha, popolazione della Colombia centrale, hanno tramandato il mito di Bechica. Vecchio e di razza diversa, apparve fra la popolazione colombiana portando saggezza e civiltà;un giorno però sua moglie Chia, tanto bella quanto spregevole e maligna e gelosa del marito, decise di prendere il sopravento e con l’aiuto della magia provocò un enorme diluvio in cui perirono numerose persone. Bochica, arrabbiatissimo esiliò la moglie in cielo (dove divenne la Luna, destinata a risplendere la notte), recuperò i pochi superstiti rifugiatisi nei monti ed iniziò nuovamente ad impartire loro leggi, a coltivare la terra, il culto del Sole portando nuova civiltà. Quando Bechica morì, ascese al cielo divenendo un Dio.
Un altro spunto di riflessione ci viene dai Maya e più precisamente dal Popol Vuh, vera e propria Bibbia di questo popolo, compilata in lingua Quichè (“Atlantide”, C. Berlitz,Edizioni Mediterranee 2005):
"[…] allora le acque furono scosse e agitate per volontà di Hurakàn, e una grande inondazione si abbatté su queste creature [...] Ed esse furono inghiottite dalle onde, mentre una resinosa e fitta oscurità scendeva dal cielo; si oscurò la faccia della Terra, ed ebbe inizio una pioggia incessante, notte e giorno, una pioggia nera che tutto oscurava […]"

La similitudine di questi miti con il nostro mito biblico di Noè ed il Diluvio ebraico è ovvia. Ci sarebbero molte altre civiltà antiche da ricordare (Incas, Indiani Hopi d’America, Babilonesi, Egiziani, ecc.) ma si tratterebbe d’un resoconto veramente molto lungo (vedi immagine 1- per una tassonomia dei principali miti). Michele Barresi (op. cit) ne conta 560, di cui 474 di impronta giudaico-cristiana e 86 indipendenti dalla narrazioni bibliche.
I principali miti del diluvio
Fonte:
http://digilander.libero.it/mirkopellegrin/html/introduzione_al_diluvio_univer.html
L’archeologia e la geologia ortodosse, da sempre hanno portato avanti la teoria di una tragedia localizzata e successivamente entrata a far parte del patrimonio mitologico della gente. Ma questo non  spiega in maniera convincente come le caratteristiche dei racconti sia quasi comune in tutte le civiltà. Se il disastro fosse stato locale, ogni popolo o tribù
avrebbe verosimilmente creato un mito con caratteristiche diverse: alcune ad esempio avrebbero potuto essere state salvate dall’intervento di una maga, altre potrebbero essere scappate dalla forza dell’acqua creando una macchina volante, e così via. Ma come si evince leggendo questi racconti, quasi tutti prevedono come mezzo di fuga una nave o arca, costruita per opera di un solo uomo particolare e ordinata da un Dio impietosito, che salva una coppia di ogni essere vivente (=il seme della vita). 
Non si può certo non notare come la distruzione sia avvenuta nei confronti di una società civile, “punita” per la propria decadenza morale, ed in tutti i miti è inoltre presente una enorme inondazione.
Tutto questo, secondo molti, porterebbe a pensare che  si parli di una civiltà madre,  i cui superstiti dopo essere approdati in ogni parte de mondo, avrebbero diffuso la tradizione di un simile evento, magari fondendola con quelle delle tribù locali o limitrofe.  Questo spiegherebbe perchéalcune civiltà dell’America centro-meridionale rappresentino il loro personale Noè con la barba e di carnagione bianca.

Secondo la tesi di Hancock la deglaciazione è stata repentina ed improvvisa; allo scioglimento delle enormi distese di ghiaccio avrebbe risposto un repentino innalzamento delle acque del mare che avrebbero inghiottito coste, porti, città marinare ed anche alcune di quelle più interne; si parla infatti di un aumento del livello dei mari anche di 100 mt. In effetti oggi in tutte le parti della Terra abbiamo tracce inconfutabili del passaggio delle acque come reperti fossili marini nell’entroterra (si pensi ad esempio che in una palude interna dell’America centrale sono sta rinvenuti i resti d’una balena!). Dunque, afferma Hancock, vengono alla luce in modo piuttosto palese:
“[…] non solo le chiare impronte di un popolo sconosciuto che prosperò DURANTE l’ultima glaciazione, ma pure i segni di un’intelligenza superiore in possesso di sofisticate tecnologie e dettagliate conoscenze scientifiche sulle ere cosmiche PRIMA di qualunque civiltà conosciuta”.
Secondo Barresi che cita Hancock:
"L’Egitto potrebbe essere la zona della terra in cui la catastrofe avrebbe determinato meno danni e addirittura se, come sostengono alcuni, la distruzione delle creature viventi fu totale, la nuova genesi delle creature viventi avrebbe trovato in questo Paese le condizioni più favorevoli. [...]"
I sacerdoti di Elaiopoli spiegarono il motivo a Diodoro:
"-  Perché quando l'umidità delle abbondanti piogge che caddero tra gli altri popoli si mescolò al grande calore che predomina nell'Egitto stesso [...] l'aria divenne molto ben temperata per la prima generazione di tutte le creature viventi- Hancock op.cit"
Barresi sostiene inoltre che testimonianza di una civiltà precedente al diluvio è la Sfinge la cui datazione secondo numerose fonti sembra essere di molto anteriore a quella delle piramidi:
"Basandosi sul deterioramento del corpo si potrebbero attribuire alla Sfinge ben 8000 anni in più di quelli dichiarati: l'erosione della statua non sarebbe dipesa dal vento o dalle tempeste di sabbia, ma dall'acqua piovana che avrebbe investito il millenario colosso durante il periodo postglaciale, dal 10.500 a.C"
La data, del 10.500 a.C., presupporre l’esistenza di una civiltà progredita diversi millenni prima di quella egiziana. Allora, se veramente è stata costruita in quella data, perché proprio a Giza?
La risposta, secondo Barresi, è nel cielo: la Sfinge ha la forma del Leone la costellazione in cui sorgeva il sole durante l’equinozio di primavera in quell’epoca. La Sfinge, fu dunque costruita con lo sguardo rivolto verso Est, nel giorno dell’equinozio di primavera perché in quell’epoca, dietro il Sole, sorgeva la costellazione del Leone, da cui l’aspetto leonino della statua. Secondo molti ricercatori infatti non vi era ragione per cui Chefren (cui si attribuisce l’opera) avrebbe dovuto posizionarla rivolta ad Est, dandole le sembianze di una costellazione che la Sfinge non guardava più da millenni.

Secondo la teoria degli egittologi moderni la Sfinge fu costruita nei secoli dell'Era del Toro, ma sembra improbabile che un faraone usasse un leone in un'era sbagliata, come un segnalatore equinoziale. Questa constatazione astrologica, insieme ai dati sul deterioramento rendono ovvio per molti ricercatori che la Sfinge doveva essere piu' antica delle
circostanti piramidi. Durante il periodo di Chefren  fu invece la costellazione dell’Ariete  portare il sole nell’equinozio di primavera. Lo testimonia il fatto che l’iconografia religiosa di quell'epoca aveva come soggetto ricorrente l’Ariete: Jeova, il Dio di Israele, mandò un ariete ad Abramo,montoni sono menzionati praticamente in ogni libro dell’Antico Testamcnto ma non nel Nuovo Testamento che invece fu redatto nell’era dei Pesci, e sempre nell’antico Egitto si ebbe all’inizio dell’era
dell’Ariete un incremento del culto del dio Ammon rappresentato appunto come un ariete. 

Ma allora cosa successe e cosa sappiamo di questa civiltà antidiluviana? 
Atlantide (in greco Ἀτλαντίς, "figlia di Atlante") è una leggendaria isola scomparsa, menzionata per la prima volta da Platone nei dialoghi Timeo e Crizia. Nel racconto di Platone Atlantide era una potenza navale situata "oltre le Colonne d'Ercole" che conquistò molte parti dell'Europa occidentale e dell'Africa 9000 anni prima il tempo di Solone (circa nel 9600 a.C.). Dopo avere fallito l'invasione di Atene, Atlantide sprofondò "in un singolo giorno e notte di disgrazia". Platone riporta una discussione avvenuta nel 421 a.C. ad Atene, cui parteciparono Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia:
"Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. [...] In tempi posteriori [...], essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte [...] tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve."
Nel Timeo si racconta di come Solone, giunto in Egitto, fosse venuto a conoscenza da alcuni sacerdoti egizi di una antica battaglia avvenuta tra gli Atlantidei e gli antenati degli Ateniesi, che avrebbe visto vincenti i secondi. Secondo i sacerdoti, Atlantide era una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche. Situata geograficamente oltre le Colonne d'Ercole, politicamente controllava l'Africa fino all'Egitto e l'Europa fino all'Italia.
Proprio nel periodo della guerra con gli Ateniesi un immenso cataclisma fece sprofondare l'isola nell'Oceano, distruggendo per sempre la civiltà di Atlantide.

Come il diluvio anche il  mito di Atlantide  sembra essere diffuso in più parti del pianeta. 
Leggende Azteche narrano che i loro antenati provenivano da un'isola meravigliosa chiamataAztlan (Atl= acqua, an=presso); dal nome della loro madrepatria viene il nome di questo popolo. Il portatore della civiltà fu un certo Quetzacoatl (Serpente Piumato), un saggio uomo dalla barba lunga e bianco, che da Aztlan porto' la cultura e la civilta' nell'America centrale. Questo saggio uomo se ne andò, con la promessa che sarebbe tornato. 

Sembra ricorrente in quasi tutte le civilta' del mondo, dai testi della Bibbia al diluivo di Deucalione, dal testo di Gilgamesh che il Diluvio distrusse una sorta di  Paradiso Terrestre culla di una civiltà molto avanzata per i tempi.
Dobbiamo quindi dedurre che realmente un diluvio colpì la terra in un remoto passato, facendo sprofondare un'isola meravigliosa, e i suoi abitanti molto evoluti? 
La scienza brancola ed in sua assenza non ci rimane che formulare ipotesi più o meno verosimili.
Il mito ci viene incontro anche dal punto di vista dell'eroe e/o divinità che si salvò dal cataclisma; 
Sostiene Barresi (op. cit.):
"Nel mito del diluvio sono presenti alcuni elementi peculiari: per esempio una caratteristica costante é la presenza di un soggetto che conduce 1’uomo sul sentiero della civiltà, sia egli dio, eroe, semidio o superuomo, e che si pone parimenti nell’ambito della tradizione mitologica"
Possiamo chiamare questo soggetto mitico in vari modi: Noè, Deucalione, Ermete-Toth, Quetzacoatl, ma, egli si salvo' su di un'arca, assieme alla sua famiglia e a molti animali, portando con se le conoscenze scientifiche, tecniche ed esoteriche  di un'antica civiltà...ma questa è un'altra storia...

Fonti:
-Impronte degli Dei -  G. Hancock - TEA - 2009
-Il misterioso Egitto -Michele Barresi - Tipheret - 2009
-Atlantide - C. Berlitz - Edizioni Mediterranee - 2005
-L’epopea di Gilgamesh - N.K. Sandras - Adelphi Milano - 1986