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sabato 7 maggio 2011

La "Maledizione" di Babele e la soluzione dell'Esperanto (di Gandolfo Dominici)

Lmaledizione di Babele colpisce quasi tutti, anche i bilingue, ogni volta che seppur conoscendo una lingua straniera abbiamo difficoltà a tradurre una espressione della nostra lingua madre.
Esistono lingue indigene con espressioni intraducibili, come la lingua parlata nella Terra di Arnhem nel territorio settentrionale dell’Australia, dove esistono ben 5 termini diversi per descrivere 5 specie di ape non classificate dalla scienza, e come tradurre la parola “rawa-dawa” della lingua Mundari che significa: “la sensazione di capire all’improvviso che possiamo fare qualcosa di sbagliato e nessuno è li per testimoniarlo”?
Questo vale anche in Italia con in suoi dialetti-lingue che hanno espressioni e parole difficilmente traducibili con pieno senso nella lingua nazionale (si pensi a certe espressioni di slang intraducibili come il siciliano “arriminarsi”), oltre che ovviamente dall’italiano ad altri idiomi come il termine italiano “laicità” intraducibile in inglese.
La Maledizione di Babele inizia dalla Genesi:
“ Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 
Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.
Si dissero l'un l'altro:
"Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco".
Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.
Poi dissero:
"Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra".
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.
Il Signore disse:
"Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro".
Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.” (Genesi 11, 1-9)
Nella narrazione biblica, dunque, Dio per sconvolgere gli uomini che, esprimendo la loro innata volontà di potenza, avevano iniziato a costruire un torre altissima per giungere fino a Lui, provocò la confusione delle lingue, per far si che gli uomini non potessero più; comunicare tra di loro e non potessero ultimare la ambiziosa costruzione.
Da quel momento gli uomini, che fino ad allora avevano parlato tutti la stessa lingua adamitica, divennero incapaci di comunicare. Le differenze linguistiche divennero cosi un muro, causa di divisioni e di incomprensioni.
Il mito della Bibbia vede le differenze linguistiche con una connotazione “punitiva”, trascurando il fatto che esse sono invece il frutto di differenze culturali che nella diversità arricchiscono il patrimonio di conoscenza dell’uomo. Non a caso nella Bibbia la conoscenza, è la volontà dell’uomo inconsapevole di divenire Uomo capace di conoscere il creato è rappresentata come “peccato” originale.
La Bibbia vede dunque la massima espressione dell’anima “divina” dell’Uomo come un peccato, IL peccato, e questo sia nel mangiare la “mela” (o forse era più probabilmente come molti argomentano un fico) della conoscenza che nel volere innalzare la Torre per raggiungere e conoscere Dio (che come principio primo ed ultimo rappresenta il massimo grado della conoscenza del Cosmo).

Esistono differenze radicali fra le varie lingue, alcune utilizzano 11 suoni, altre ne usano 144, la lingua dei segni nessuno. Man mano che si scoprono nuovi suoni ritenuti prima impossibili, l’idea che esista una matrice linguistica unica viene sempre più abbandonata.
Nei secoli molti studiosi hanno cercato anche di capire quale fosse la lingua universale del mito della Torre di Babele. Salimbene da Parma (1221-1287), per esempio, nella sua Cronica descrive il tentativo attuato da Federico II di scoprire quale fosse questa lingua. Narra Salimbene che l’imperatore fece requisire alcuni infanti, diede ordine alle balie di allattarli e nutrirli ma senza comunicare con loro in alcun modo, al fine di vedere quale lingua i poveri bambini avrebbero spontaneamente parlato: se la lingua ebrea (ritenuta allora la prima lingua umana), altre lingue antiche, oppure la lingua dei genitori da cui erano nati. Il disumano esperimento non diede ovviamente risultati, essendo l’apprendimento linguistico un dato culturale non genetico; inoltre i bambini, in tale situazione di pressoché totale deprivazione sensoriale ed affettiva, morivano.
Sembrerebbe dunque non esistere un “universale linguistico”, cioè una lingua naturale scritta nel DNA umano. La scienza oggi infatti è quasi unanime nel sostenere che gli universali linguistici non esistono ma esistono semplicemente delle tendenze, e quello che noi chiamiamo lingua è il risultato di un ibrido “bio-culturale” caratterizzato da fattori come la struttura del cervello, la biologia della parola e l’efficienza della comunicazione.

Sul fronte della rimozione delle barriere linguistiche invece, numerosi studiosi hanno tentato e tentano di risolvere il problema, mediante innumerevoli esprimenti volti a costruire lingue “universali” per superare la maledizione di Babele e di permettere la comunicazione tra tutti gli uomini.
Uno dei migliori tentativi in tal senso fu quello dell’Esperanto ideato dal massone Lejzer Ludwik Zamenhof (Bialystok, 15 dicembre 1859 – Varsavia, 14 aprile 1917),
Zamenhof  fu un medico, linguista e glottoteta polacco. Nacque da famiglia di ebrei lituani, in un ambiente in cui si parlavano 4 lingua (russo, polacco, tedesco ed yiddish). Il nome Ludwik fu scelto in onore a Francis Lodwick, il quale nel 1652 pubblicò una lingua artificiale, della quale Zamenhof venne a sapere nelle opere di Comenius. Laureatosi in medicina (era oculista), fin da giovane si adoperò per superare le barriere linguistiche e creare una possibile lingua artificiale che consentisse agli uomini di comunicare.
Nel tentativo di trovare una lingua comune per tutti gli ebrei, dapprima si rivolse a formalizzare lo yiddish, del quale scrisse la prima grammatica della storia, pubblicata manoscritta in russo. Verrà pubblicata solo nel 1909 sotto lo pseudonimo di Dr. X in un articolo in yiddish.
Se da un lato Zamenhof era cosciente di essere strettamente legato alle proprie origini ebraiche, dall’altro era consapevole della necessità di non legarsi con “gli obiettivi e gli ideali di un particolare gruppo o religione”, individuando nella incapacità di comunicare in un idioma comune la causa principale “che allontana la famiglia umana e la divide in fazioni nemiche”.
Questa sua concezione universalista era legata agli ideali di cosmopolitismo e universalità della massoneria a cui apparteneva.
Tra il 1875 ed il 1878 prese forma un suo primo progetto di lingua universale, chiamato “Lingwe Universala”.
Nel 1887 scrisse dei saggi firmandosi “Doktoro Esperanto” (dottore speranzoso, soprannome che poi passò a definite la nuova lingua); nel 1905 scrisse “Fundamento de Esperanto”.
Il Fundamento comprende quattro parti: una prefazione (Antaŭparolo), una grammatica (Gramatiko), una collezione di esercizi (Ekzercaro) e un "dizionario universale" (Universala Vortaro). Ad eccezione della prefazione, quasi tutto nel Fundamento proviene direttamente dai lavori iniziali di Zamenhof.
La prefazione del fondamento recita:
“Un giorno, quando la maggior parte delle nuove parole saranno ormai completamente mature, qualche istituzione autorizzata le inserirà in un dizionario ufficiale, come Aggiunte al Fundamento”
L’Esperanto si diffuse in vari Paesi, a partire da quelli di lingua slava e poi nel resto d’Europa, suscitando grande interesse di filantropi, linguisti e società umanitarie, mentre Zamenhof pubblicava, in forma anonima, un libretto che propagandava una dottrina ispirata alla fratellanza universale: l’”homaranismo”.
Per far si che la nuova lingua potesse avere successo coinvolgendo uomini di idee religiose, politiche e filosofiche diverse, si decise di mantenere il movimento per la nuova lingua rigorosamente indipendente da qualsiasi posizione ideologica particolare (anche qui l’universalismo massonico ebbe la sua parte). Fu taciuta anche l’origine ebrea del suo inventore, in un momento storico in cui in molti ambienti si cominciava a concretizzare la teoria del “complotto giudaico”.
L’impulso filantropico e la religiosità laica che animavano l’Esperanto da una parte, avevano successo presso gli ambienti liberali, ma, dall’altra parte offrivano appigli e pretesti per divieti e persecuzioni.
L’espansione del movimento subì infatti vari duri colpi nel corso della Prima guerra mondiale, ma soprattutto nella Seconda guerra mondiale a causa di Hitler, che riteneva l'Esperanto la lingua degli
ebrei, ma anche nella Russia di Stalin (e più recentemente, nell'Iraq di Saddam Hussein).
Nel secondo dopoguerra (eccetto dove gli esperantisti erano ancora perseguitati) il movimento riprese vigore, ma subendo la forza a livello internazionale del francese prima e soprattutto dell’inglese poi, data la forza e l’influenza degli Stati Uniti d'America sulla scena internazionale.

Nel 1954 l'UNESCO alla sua Conferenza Generale che si tenne a Montevideo, considerando i risultati raggiunti dall'Esperanto nel campo degli interscambi intellettuali internazionali e per l'avvicinamento dei popoli del mondo, riconosceva che tali risultati rispondono ai suoi scopi ed ideali.
Nella stessa risoluzione l'UNESCO incarica il Direttore Generale di seguire l'evoluzione dell'utilizzo dell'esperanto nella scienza, nell'educazione e nella cultura, e a questo scopo di collaborare con l'Universala Esperanto-Asocio (la principale associazione che riconosce gli esperantisti) negli ambiti che interessano entrambe le associazioni. Sempre l'Unesco si è espressa a favore dell'esperanto nel 1985 a Sofia, dove, a differenza di quanto dichiarato a Montevideo, il testo raccomandava anche ad organizzazioni non governative ed agli Stati Membri di curare la diffusione della lingua internazionale.
Nel 1996 a Praga fu pubblicato l'omonimo Manifesto, che pone l'accento sui diritti linguistici che le politiche internazionali non rispetterebbero.
Si stima che oggi siano presenti esperantofoni in almeno 120 paesi nel mondo, principalmente in Europa, Brasile e Cina.
Secondo le ricerche del prof. Sidney S. Culbert dell'Università di Washington, 1,6 milioni di persone parlano l'esperanto a "livello 3 di lingua straniera". Questo livello designa una competenza linguistica in cui si sia in grado di sostenere una conversazione in lingua che vada al di là delle frasi di commiato.

Grazie alle associazioni esperantiste, alla diffusione delle grammatiche e recentemente anche ad opera di Internet il numero di esperantisti è in aumento. Il Web può essere una occasione per conoscere meglio
l’Esperanto. Le statistiche di un noto corso autodidattico (Kurso de Esperanto:http://www.kurso.com.br/index.php?it ) contano che il corso è stato scaricato circa 6.900 volte, ma non è possibile sapere quante persone effettivamente lo hanno concluso.
La regolarità, la semplicità e la forte produttività dell'esperanto permettono al discente (anche autodidatta) di raggiungere un livello di competenza linguistica soddisfacente in un tempo molto minore rispetto a qualsiasi lingua etnica; si stima che siano necessari meno di sei mesi di studio per avere una buona padronanza dell'esperanto, contro gli anni di studio di altre lingue per raggiungere lo stesso livello.
Allo scopo di sviluppare e diffondere la cultura della lingua, ogni anno l'Associazione Universale Esperanto organizza in una diversa località il Congresso Universale di Esperanto, cui partecipano solitamente tra i 1500 e i 2500 esperantisti dei diversi angoli del pianeta. A tale appuntamento si sommano una serie di congressi ed incontri di minore rilievo, organizzati da associazioni esperantiste di vario ordine e grado, e talvolta riservati a categorie specifiche: ad esempio, l'Internacia Junulara Kongreso è il principale evento rivolto principalmente ai giovani esperantofoni; l'IKUE-Kongreso è un incontro a tema cattolico; e così via.

Anche in Italia vengono organizzati annualmente molti incontri in cui viene utilizzata la lingua esperanto. I più importanti sono il Congresso Italiano di Esperanto, organizzato dalla Federazione Esperantista Italiana (http://www.esperantoitalia.it/), ed il Festival Giovanile Internazionale
organizzato dalla Gioventù Esperantista Italiana.
Gli incontri nazionali, e non, creano quella che è anche un'attrattiva non ufficiale della lingua. Per facilitare gli spostamenti, servizi come Pasporta Servo raccolgono gli indirizzi di tutti gli esperantisti che sono disposti ad ospitare gratuitamente coloro che conoscono la lingua internazionale.
Nel mondo esistono specifiche comunità locali che hanno adottato l'esperanto come lingua di comunicazione. Famose per i loro scopi umanitari sono la comunità Bona Espero in Brasile e l'ONLUS
Changamano in Africa.
Tra le organizzazioni esperantiste, recentemente è emersa la Civitas esperantica (Esperanta civito), in contrasto con le organizzazioni esperantiste tradizionali poiché si propone come scopo il riconoscimento della comunità esperantofona come identità culturale transnazionale.

L'Esperanto ha avuto usi anche al di fuori della comunità esperantista in diverse circostanze. In passato ci sono state anche proposte per usarlo come lingua di stato ad esempio nel Moresnet, inoltre è stato effettivamente usato nella seppur brevissima vita della Repubblica dell'Isola delle Rose.
A partire dagli anni '90 nella CEE ed attualmente nell'UE si discute per l'uso dell'Esperanto negli organi europei, per risparmiare ingenti patrimoni in traduzione, diminuire l'ambiguità delle leggi europee e non
favorire i legali o i cittadini di alcun Paese discriminandone altri. Il problema dal punto di vista prettamente economico verte sul fatto che con l'attuale sistema si spende il 40% di bilancio in traduzioni per 23 lingue ufficiali, infatti un documento può essere redatto in una lingua qualsiasi e poi deve essere tradotto in tutte; una lingua di lavoro consentirebbe ad ogni Paese di avere solo traduttori specializzati in tale lingua per la traduzione nella lingua locale.
L’economista François Grin, docente all'Accademia di Ginevra, ha quantificato in 25 miliardi di Euro il
risparmio annuale se l'Esperanto fosse usato come lingua di lavoro. Grin è giunto ad una conclusione favorevole all'esperanto confrontando tre scenari di lingue ufficiali: trilinguismo (supponendo francese, inglese e tedesco), tutto inglese, e l'esperanto; i punti presi in considerazione sono stati principalmente i risvolti economici, a seguire quelli didattici e le eventuali discriminazioni degli europei non parlanti la lingua o le lingue ufficiali.
Nonostante ciò, l'Unione Europea:
“non ritiene necessaria l'introduzione di un'unica lingua franca o un numero ridotto di lingue scelte arbitrariamente e incomprensibili alla maggioranza dei cittadini dell'Unione”
Giustificando cosi il costo delle traduzioni considerando giusto che ogni Paese membro possa prendere conoscenza degli atti legislativi nella propria lingua direttamente tradotti dagli organi europei piuttosto che ottenerli nell'unica o poche lingue di lavoro e tradurli nella propria.

Durante la sua campagna, Barack Obama ha fatto tradurre alcuni video della sua campagna elettorale in Esperanto. Inoltre è in atto una proposta di insegnare l'esperanto nelle scuole statunitensi, per la sua propedeuticità alle altre lingue, essendo il bilinguismo non molto diffuso in USA.
Nel febbraio 2010 otto parlamentari britannici propongono l'Associazione Mondiale di Esperanto come candidata al Premio Nobel per la Pace, fatto ritenuto molto incoraggiante proprio per la nazione dal quale proviene. Già nel 2007 dei parlamentari svizzeri avevano candidato l'UEA
(Associazione Universale d'Esperanto) al premio Nobel per la pace, per le iniziative umanitarie.
Nel 1993 fu istituita una commissione per l'esperanto nelle scuole italiane, affinché i giovani, dopo uno studio di questa lingua, potessero imparare con maggiore dimestichezza le lingue straniereLe varie associazioni esperantiste organizzano spesso convegni ed incontri ludico-culturali di vario genere. I viaggi per partecipare a tali attività all'estero possono avvantaggiarsi della possibilità di essere ospitati da altri esperantisti, minimizzando le spese di vitto e alloggio.

Insomma anche se non ha avuto il successo sperato l’idea di una lingua ausiliaria internazionale “artificiale” comune non è morta.
Certo oggi l’inglese è di fatto la lingua universale, la lingua della scienza (tutte le riviste scientifiche internazionali sono in inglese o comunque accettano articoli in questa lingua), ma è diciamo cosi “di parte” e favorisce nella comunicazione ovviamente i popoli anglofoni; si calcola infatti che la Gran Bretagna, ad esempio, guadagni, grazie alla sua egemonia linguistica, una cifra che si aggira intorno al 3% del P.I.L. dell'UE.

Si calcola anche che circa 3000 idiomi sono oggi in via di estinzione.
Perdere una lingua significa perdere una parte del patrimonio dell’umanità, della sua cultura. Alcune lingue indigene contengono vere e proprie “biblioteche” di etnobliologia (come il caso degli indigeni della Terra di Arnhem, cui abbiamo accennato) di storia e di cultura. Nella diversità delle lingue ritroviamo i fatti dell’antica storia umana, perderle significa dimenticare questa storia e queste conoscenze.
Avere una lingua ausiliare super partes eviterebbe o quantomeno rallenterebbe la perdita della cultura e degli idiomi e delle culture, poiché essa sarebbe solo un facile mezzo per comunicare con gli altri uomini, e non già portatrice di valori culturali omologati.
Nell’era della globalizzazione, dunque la frammentazione linguistica non deve essere vista come una maledizione a cui porre rimedio, ma come un elemento di identità etnica e culturale.

L’idea di Zamenhof di non abolire le diversità linguistiche o tagliare lingue minoritarie ma trovare invece ulteriori strumenti di comunicazione e di conoscenza reciproca tra uomini diversi.
L’Esperanto di Zamenhof è dunque ancora attuale se non altro nelle motivazioni che lo hanno prodotto.

Fonti:
-Kennealy C. - We are thw wold - New Scientist, 2010
-Berrettini F. - La Massoneria per la comprensione universale: Zamenhof e l'esperanto- in Tavole del 2001 - CCQC, pp.133-138, 2001
-http://it.wikipedia.org/wiki/Fundamento_de_Esperanto-BOLLETTINO UFFICIALE. MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE - ANNO 122°, ROMA, 25 MAGGIO - 1° GIUGNO 1995, N. 21-22
-Claude Piron, La bona lingvo (La lingua buona) trattato sulla lingua, 1989
-http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-84f86582-e6c2-41fd-8505 6bcf2b4c5a0f.html?p=0