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lunedì 27 giugno 2011

La vera Tradizione: i "Collegia Fabrorum et Pontificiorum"

“L'uomo è sempre stato un costruttore, e in nessun luogo ha svelato se stesso in modo più significativo che nelle sue costruzioni […]. Quando ci troviamo dinanzi ad esse – si tratti di una capanna di fango, della casa di un abitante delle scogliere, di una Piramide, del Partenone o del Pantheon – ci sembra di leggere nella sua anima. Il costruttore può essere scomparso, forse in epoche lontane, ma ha lasciato qualcosa di sé: le sue speranze, le sue paure, le sue idee, i suoi sogni […]. Le sue costruzioni hanno sempre un riferimento al sacro. Rivelano un vivido senso dell'invisibile. L'uomo ha sempre cercato di costruire verso il cielo, incarnando il suo sogno nella pietra.” (J. Fort Newton).
La Massoneria nasce nel 1717 a Londra? 
Sicuramente NO anzi secondo molti (tra cui Julius Evola) in quella data "MUORE" o quantomeno entra in profonda crisi trasformandosi in una associazione politico-rivoluzionaria ben lontana dagli scopi che si intendono propri di una Società Iniziatica (Cfr. Renè Guènon).
Scrive Evola ne "Il Mistero del Graal " (ed. Mediterranee pag. 215/217/220):
" [...] la duplicità contradditoria dei due motivi - cioè da una parte sopravvivenza del ritualismo gerarchico simbolico e iniziatico, dall'altra professione di ideologie del tutto opposte a quelle che si potrebbero dedurre da una qualsiasi autentica dottrina iniziatica - è palese soprattutto nella massoneria moderna." (pag. 215):
"Riferendoci dunque alla massoneria "speculativa", in essa le vestigia iniziatiche restarono limitate ad una sovrastruttura rituale [...]" (pag.217)
"Nel caso specifico della massoneria moderna, da un lato il suo confuso sincretismo, il carattere artificiale della gerarchia della gran parte dei suoi gradi - carattere appariscente anche per un profano - la banlità delle esegesi correnti, moralistiche, sociali e razionalistiche applicate a vari elementi ripresi, aventi in sè un contenuto effettivamente esoterico - tutto ciò porterebbe a far vedere in essa un esempio tipico di organizzazione pseudo-iniziatica" (pag. 20)
La vera Massoneria è "operativa" nel senso che presuppone la "pratica" nell'attività quotidiana di quanto appreso a livello metafisico e spirituale. La vera Massoneria è Magia, non nel senso superstizioso e volgare del termine, ma nel senso di "metafisica pratica" di cui parla Roger Bacone che venne successivamente ripreso da numerosi esoteristi di altissimo livello iniziatico.
Tale pratica è possibile in diversi modi: 
- attraverso la "spiritualizzazione" dell'attività lavorativa quotidiana: è il caso dei "muratori" dei Collegia Fabrorum, della Massoneria operativa, del lavoro nel laboratorio alchemico, dell' "ora et labora" dei frati Benedettini, ecc... o più semplicemente nel dare significato spirituale nei gesti lavorativi quotidiani;
- attraverso la "pratica magica" di rituali, vissuti non come fini a se stessi (come nella gran parte dei casi avviene nell'odierna massoneria speculativa) ma con piena consapevolezza interiore del significato metafisico dei simboli espressi dal rito.
Per operatività dunque non si intende il normale mestiere di muratore, ma qualcosa di più profondo di cui il lavoro del muratore è una allegoria. Cosi Evola spiega questo concetto (in Ricognizioni, ed. Mediterranee, 1974):
" [...] a queste [corporazioni muratorie] era anche propria una tradizioen interna basata sulla trasposizione simbolica sul piano spirituale dei concetti, dei principi e dei procedimenti dell'arte del costruire. La costruzione materiale divenne cioè una semplice allegoria per un'opera creativa interna e segreta; il tempio esteriore fu simbolo per quello interno; la pietra grezza da squadrare era la comune individualità umana, da rettificare affinchè fosse qualificata per l'"opus trasformationis", cioè per un superamento della caducità umana e per l'acquisizione di un sapere e di una libertà superiori, i gradi di tale realizzazione corrispondendo a quelli originari della vera geranrchia della "massoneria operativa" e non ancora "speculativa".
E anche per la definizione di Magia Evola da una definizione in introduzione alla Magia (ed. Mediterranee , 1971, p. 10):
"Più che a riferirci a quel che nella stessa antichità s'intese con una tale parola, "magia", a tale riguardo assume un senso traslato, va a contrassegnare soltanto una assunzione particolarmente attiva - comune più o meno a tutto il gruppo dei collaboratori [ leggasi gruppo di Ur] - delle discipline tradizionali ed iniziatiche."
E ancora (Op. cit. pag. 84):
"Parlando di magia si voleva piuttosto significare che l'attenzione del gruppo [di Ur] si portava essenzialmente su quella speciale formulazione del sapere iniziatico che obbedisce ad un atteggiamento attivo, sovrano e dominativo rispetto allo spirituale".
Entrambe le vie "operative" erano presenti nei "Collegia Fabrorum et Pontificiorum" dell'antica Roma. 
Mentre per andare più indietro nel tempo alla ricerca delle origini della "muratoria" come allegoria dell'edificio spirituale dell'Uomo, bisogna scavare nel mito (vedi leggenda di Hiram, creazione tardo settencentesca che riunisce vari miti), iCollegia Fabrorum sono la prima Società iniziatica muratoria di cui abbiamo notizia certa e storica.
Sorte in epoca regia, erano corporazioni i cui membri attribuivano uno spiccato carattere di sacralità all'arte muratorìa, come è anche attestato dalla simbologia (analoga a quella della massoneria), testimoniata da alcuni mosaici pompeiani che illustrano un rito di morte e di rinascita.
Tale simbologia non lascia dubbi sulla valenza simbolica attribuita dagli antichi Faber ai loro attrezzi di lavoro, e sul stretto nesso allegorico fra operatività e spiritualità, in epoca pre-cristiana.

L'iniziazione alla corporazione era dedicata al dio Giano;protettore di tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine e non a caso a Giano era intitolato il primo mese dell’anno: Gennaio (Januarius). Il suo nome sarebbe legato alla sua funzione di dio delle porte di casa (ianua) e dei passaggi (iani). 
Giano è il dio delle porte (in latino januæ), che chiude e apre (da ciò gli attributi Clusius – che chiude - e Patulcius - che apre); ne custodiva l'entrata e l'uscita e teneva in mano, come i portinai (ianitores) una chiave e un bastone. 
Il simbolismo della chiave e della porta e la sua funzione di protettore degli inizi, pone il dio in stretta relazione conl’iniziazione di mestiere dell’antichità (‘piccoli misteri’ secondo Guenon).
Le attuali feste massoniche di San Giovanni Evangelista e diSan Giovanni Battista cadono rispettivamente il 27 dicembre, data prossima al solstizio d’inverno, e il 24 giugno, solstizio d’estate: nelle medesime date in cui i Collegia Fabrorum  celebravano la festa di Giano. Giano come dio delle porte in riferimento al ciclo astronomico annuale governa le porte del solstizio d’inverno e d’estate.
Il dramma cosmico della morte e della rinascita del Sole che segna nel corso dell'anno l'avvicendarsi delle stagioni e del ciclo della vegetazione è simboleggiato anche dalle vicende di altri Dei come Osiride, Adone, Dioniso. L'origine dei culti solari deriva dall'osservazione che ad ogni morte del Sole, della luce segue la sua rinascita, l'uomo comprende che le leggi cosmiche hanno valore spirituale e  universale quindi ciò che avviene per il cosmo avviene per lo spirito umano. In tal senso i Solstizi acquistano anche per l'uomo significati in riferimento al destino della anima, oltre che al naturale perpetuarsi della vita sulla Terra. La tradizione assegna alla Porta del Capricorno un significato positivo in quanto apre la fase dell'anno in cui il Sole cresce e alla Porta del Cancro un significato negativo in quanto dà inizio al semestre oscuro. La Porta Invernale è detta Porta degli Dei, perchè attraversandola le anime ascendono al divino e le influenze superiori discendono sulla terra. La Porta Estiva è detta Porta degli Uomini o degli Antenati perché destinata alla discesa delle anime sulla terra ed al perpetuarsi del ciclo delle esistenze materiali. Giano era raffigurato con due facce (bifronte), per custodirne entrata e uscita. 
Secondo la leggenda Giano avrebbe introdotto anche l'uso della moneta: la sua effigie era riportata sulle monete romane, ciò risulta di interesse esoterico poichè nell’antichità la monetazione assumeva un significato spirituale. 
"Ma Numa non trascurò Giano né le ombre degli avi, e agli antichi mesi ne antepose dunque altri due. [...] e per primo appare nel mio canto. Giano bifronte, inizio dell'anno che tacito scorre, tu che solo fra gli déi puoi vedere il tuo dorso, sii propizio ai duci per opera dei quali la fertile terra gode di serena pace, e così il mare; sii propizio ai senatori e al popolo di Quirino e dischiudi con un solo tuo cenno gli splendidi templi. Sorge un giorno felice: accoglietelo con animi e discorsi appropriati: in questo giorno lieto si dicano liete cose. all'orecchio non giungano liti, stiano lontane le folli contese, e tu maligna tura rinvia la tua opera. [...]
Ma quale divinità dirò che tu sei, o Giano bifronte?
[...] Allora il sacro Giano, mirabile nel duplice aspetto, si offrì d'improvviso al mio sguardo con i suoi due volti.
[...] E quello, tenendo un bastone nella destra ed una chiave nella sinistra, con la bocca anteriore mi disse queste parole: "Deposto il timore, apprendi, operoso poeta dei giorni, ciò che desideri sapere e tieni a mente quanto dico. Mi chiamavano Caos gli antichi, - ch'io sono antica divinità -; vedi quali remoti eventi io stia celebrando.
[...] Quanto vedi ovunque, il cielo, il mare, le nubi, le terre, tutto si chiude e s'apre per mia mano. Presso di me è la custodia del vasto universo, il diritto di volgerne i cardini è tutto in mio potere. Quando mi piace trarre dalla quiete del tempio la Pace, ella cammina libera per vie interrotte. Il mondo intero sarebbe lordato dal mortifero sangue se robuste sbarre non tenessero rinchiuse le guerre; insieme con le miti Ore custodisco le porte del cielo, e il fatto che Giove stesso ne esca e rientri è nelle mie mansioni. Perciò sono chiamato Giano;
[...] Ogni porta di qua e di là ha due facciate: di esse, l'una guarda la gente, l'altra gli déi Lari" [...]"
Ovidio, "I Fasti"

di Gandolfo Dominici