Visualizzazioni totali

domenica 24 luglio 2011

Dal Molteplice della materia all’Uno dello Spirito secondo la Cabalà

Per la Cabalà l’unicità assoluta di Dio, corrispondente all’ermetico εν το παν (l’Uno il Tutto), implica comunque una distinzione tra il finito e l’infinito cioè tra il materiale-effimero e l’eterno, tra il creato e il non-creato.
Vi è discriminazione per la Cabalà tra il divino Infinito (En Soph) e la sua manifestazione cosmica finita. Tale distinzione è rappresentata dal “vuoto” che ha origine dal “ripiegamento di Dio in Se stesso”; è dal vuoto, dal nulla, che nasce il molteplice, il materiale, l’effimero. Pertantosebbene l’Uno sia presente nel molteplice lo è in maniera distinta dal velo del nulla che è alla base del nostro mondo sensibile.
L’universo viene dal “nulla” ed al nulla dovrà ritornare quando la realtà divina che lo mantiene con la sua immanenza si ripiegherà nella sua eterna essenza trascendente.
Quindi si può dire che, per la Cabalà, Dio è sia trascendente che immanente, perché presente nel mondo attraverso il vuoto della materia .
In tal senso la visione cabalistica differisce da quella panteistica poiché l’unità del Tutto (Dio) con l’universo materiale non è riduzione dell’infinito al finito ma è inversione nello spirito eterno di Dio di ciò che è in basso con ciò che è in alto, ma sempre all’interno dello spirito Infinito e trascendente dell’En Soph. Il motivo di tale processo non è conoscibile dalla mente umana che è finita e limitata dal velo del “divino nulla” e non potrà mai comprendere la “volontà divina”.
L’unità essenziale tra Uomo Cosmico (Adam Kadmon) e Dio (En Soph) non è dunque unità tra creato e non creato come nel panteismo ma unità in divenire quando nell’illusorietà del tempo creato con la materia Tutto si diraderà nell’unità dell’Essenza infinita di tutto il creato, la cui distinzione dal non creato dipende appunto dal “nulla” della materia da cui anche il tempo deriva.
Tale processo “sarà” ma già “è” poiché anche il tempo è parte della stessa illusione della materia generata nella “mente” infinita dell’En Soph.
Nel mondo creato lo Spirito Infinito di Dio irradia la Sua autorivelazione tramite gli  archetipi primordiali increati ed eterni di tutte le cose create che sono riflesso finito delle Sue caratteristiche infinite ed eterne.  La manifestazione cosmica di questi archetipi è nelle forme del creato, che nella creazione sono manifestazione dell’Uno trascendente nel nostro mondo finito dell’immanenza.
L’unita assoluta e universale dell’En Soph è dunque trascendente anche nella Sua immanenza cosmica nel molteplice. L’onnipresenza dell’En Soph nel materiale non è perciò esclusiva della sua esistenza che è trascendente rispetto alla materia effimera e finita, tale trascendenza è velata dal vuoto di cui la materia è costituita.
Il “nulla” che costituisce tutto il mondo materiale è, per la Cabalà, la sostanza primordiale e vuota che appare, all’intelletto limitato dell’uomo terreno, come puro “nulla” ma che in realtà è manifestazione della mente dello Spirito Divino ed Eterno ed Unica Vera Realtà.
Tutto il creato é dunque una mera “condensazione” di pensiero divino quindi effimera sul piano sensibile ma al tempo stesso vera come la volontà.
La condensazione del pensiero che costituisce le basi del nostro reale è una sorta di specchio che riflette la Luce divina sotto forma di archetipi che sono manifestazioni effimere delle idee infinte del Divino eterno. Tali manifestazioni non sono dunque Spirito divino ma solo riflessi nella sua mente infinita.
In questo si vede come la concezione cabalistica si riallacci ad un fil rouge che attraversa tutte le dottrine iniziatiche dal platonismo, all’ermetismo, alle dottrine esoteriche orientali.  
Per tale motivo l’affermazione dell’Io nel molteplice è illusoria e non porta alla Unità con lo Spirito Divino ma lo ancora ad una realtà illusoria e “vuota”. Tale illusoria affermazione nel materiale non è altro che idolatria di una illusione e attaccamento dell’Io alla realtà effimera del mondo sensibile.
Il compito dell’uomo è quello di ritrovare nella realtà illusoria del molteplice il Principio divino da cui esso deriva e ricongiungersi ad esso.
In tal senso la mera ricerca del molteplice, è il Male in quanto è allontanamento dall’Uno, mentre la ricerca del Principio Divino ed unificante del molteplice è il Bene cioè l’avvicinamento a Dio. In altre parole il compito dell’Uomo è quello di ricongiungere spiritualmente tutto ciò che e in basso con ciò che e in alto, superando l’illusione  vana del molteplice, tramutando dal materiale effimero all’eterno spirituale, tornando a Dio e risalendo la Scala di Giacobbe che porta il creato all’ascesa verso il non-creato.

Di Gandolfo Dominici