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mercoledì 3 agosto 2011

ATTEGIAMENTI (i vincoli alla libertà spirituale)

[…] Certamente, occorre un lungo periodo di tempo per abbattere certe radicate condizioni che paralizzano ogni possibilità di realizzazione interiore. Noi ci sentiamo liberi nel pensiero e ci sembra di avere ottenuto un grande risultato quando esso è mutato rispetto a qualche pregiudizio tradizionale. Invece con ciò siamo solo al principio.
Vi sono idee divenute parte organica di noi stessi, e al momento di tradurre in realtà il compito, l’ostacolo superato con la mente esiste ancora in noi e inibisce l’esperienza. Ci meravigliamo di non ottenere risultati perché ignoriamo che in noi stessi qualche cosa si é opposto. Se sappiamo tutto ciò, allora ci sarà possibile di prender coscienza di questo dualismo fra semplice pensiero e costituzione interiore, fra pensieri legati al cervello e pensieri che vivono in essenza dentro di noi, radicati in altri organi. Abbiamo accennato al ritmo. Ebbene: allorché il cervello perde interesse al concetto conosciuto e ripetuto e lo lascia libero, allora comincia la possibilità della discesa in noi del concetto stesso. Esso diverrà in noi una forza reale.
Quello che abbiamo detto a proposito dei mutamenti di visione e del nuovo concetto - infinito - di sé e del mondo che, ritmizzati, divengono un nuovo senso di noi stessi e del mondo stesso, dobbiamo ripeterlo a proposito di alcune attitudini da evocare e coltivare, che sono condizione indispensabile dello sviluppo: esse non debbono restare alla superficie della nostra coscienza - non basta pensarle e neanche praticarle: debbono invece penetrare fino alla radice del nostro essere integralmente inteso.

Leo – Atteggiamenti – in Introduzione alla Magia Vol. I, a cura del Gruppo di Ur – Edizioni Mediterranee, pp. 63-64