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mercoledì 10 agosto 2011

Tra Razionalismo Scientista ed Intelligenza Noetica. La percezione del Sacro nell'indagine scientifica: una visione olistica


LIBERAMURATORIA E SCIENZA: LA GRANDE MISTIFICAZIONE ILLUMINISTA.
Quando ci si interroga sui rapporti tra scienza a massoneria e sulla loro reciproca influenza, si conclude inevitabilmente con il ritenere che l’Illuminismo sia, nei suoi principi ispiratori, il terreno comune ad entrambe.
Il fatto poi che eminenti personalità del mondo scientifico, espressione della cultura illuministica, abbiano fatto parte, nel corso dei secoli, della Liberomuratoria, ha contributo a creare il mito del parallelismo massoneria-illuminismo. Ma tali frequentazioni non ebbero alcun influsso reciproco di rilievo ed infatti i rituali massonici, con il loro praticamente intatti ed identici nella loro essenza e concezione.
Dunque, nonostante i molti scienziati al contempo liberomuratori, ritengo che non vi sia mai stato un rapporto organico, un’influenza ideologica o legame ideale tra scienza moderna e Liberamuratoria se non per il fatto di essere entrambi, scienziato e liberomuratore, animati da spirito di ricerca e conoscenza.
A ben vedere infatti la supposta contiguità ideale tra l’Illuminismo e la scienza moderna, che da questo deriva, e la Liberomuratoria non è affatto scontata ed anzi, come ho avuto modo di esprimere in un mio recente saggio, credo che la Liberomuratoria non nasca come espressione del pensiero e della filosofia illuministica, ma sia piuttosto figlia del pensiero neoplatonico e dunque lontana ed avulsa dall’empirismo e razionalismo settecentesco, evidentemente incompatibile con i presupposti trascendenti e metafisici della Liberamuratoria.
Tuttavia ci si interrogherà sul fatto se l’estraneità della Liberamuratoria all’Illuminismo ed al metodo di indagine della realtà da questo generato, voglia significare un’estraneità della Liberamuratoria alla scienza in generale o se vi sia un nuovo terreno comune dove i principi della scienza tradizionale, di derivazione settecentesca, ed i principi filosofici della
Liberamuratoria, d’ispirazione neoplatonica, possano essere integrati ed armonizzati in una nuova visione che superi la contrapposizione tra ragione ed intuizione-illuminazione ed il dualismo tra spirito e materia.
Come si vedrà, esiste certamente un legame ideale tra la Liberomuratoria e la cosiddetta pre-scienza o alchimia e questo legame può essere riannodato, dopo secoli di dominio della ragione illuministica, da una Nuova Scienza o scienza post moderna che sempre più si imbatte nei limiti e nelle contraddizioni del vecchio approccio d’indagine scientifica sperimentale, basato sulla specializzazione del sapere e sull’uso della stretta razionalità e di un processo conoscitivo logico-deduttivo.
Nel Manifesto di questo Convegno viene citato il rituale nel punto in cui si afferma che, nel passaggio al secondo grado, il Liberomuratore deve studiare le Arti e le Scienze Liberali. Nella cerimonia di passaggio il rituale ci dice, sempre riferito alla scienze, che al Liberomuratore è “permesso di estendere le sue ricerche ai misteri “occulti” della Natura e della Scienza” (“…you are now permitted to extend your researches into hidden mysteries of Nature and science”.)”. Nell’esortazione del terzo grado, inoltre, ci si rivolge al Compagno che “mediante i principi della verità morale fu condotto al secondo grado per ammirare la facoltà intellettuale e tracciarne il suo sviluppo, attraverso i sentieri della scienza celeste, fino al trono di Dio” (“…still guiding your progress by the principles of moral truth, you were led in the Second Degree to contemplate the intellectual faculty and to trace it from development, through the paths of heavenly science, even to the throne of God Himself.”)
Le ultime due citazioni ad una prima superficiale valutazione sembrerebbero in contraddizione con la prima, ma così non è.
Infatti la scienza a cui il rituale si riferisce non è la scienza nell’accezione odierna del termine, cioè una scienza razionale ed empirica, fondata sul “metodo sperimentale”. Tale scienza, figlia del pensiero illuminista, considerò infatti tutti i fenomeni esoterici che indagavano la metafisica, come della ridicole manifestazioni di un tempo passato, e la Liberamuratoria, che è tra queste, oggetto di dileggio.
La scienza a cui il rituale a riferimento è quella che oggi definiremmo “metascienza, cioè l’alchimia, che, al tempo in cui il rituale prende forma, è ancora viva e vegeta, seppure diversa dalla sua forma operativa originaria.
Come vedremo, personalità eminenti della futura rivoluzione scientifica si collocheranno infatti a metà tra l’alchimia e la nuova scienza, tra la figura del mago e dello scienziato moderno.L’alchimia costituì la linea di confine tra un metodo d’indagine magico-metafisico e quello scientifico-razionalista-empirista. Se tra il metodo scientifico sperimentale moderno, di derivazione illuministica e quello Liberomuratorio non può esservi compatibilità, al contrario tra il metodo alchemico o proto scientifico e quello massonico i contatti sono evidenti.

LIBERAMURATORIA ED ALCHIMIA
Dobbiamo tener conto che quando si sviluppò la Liberamuratoria, nell'Inghilterra di fine Seicento, i principi della scienza moderna ed il metodo empirico-razionalista, non avevano ancora pervaso la società dell'epoca. Vi era ancora una situazione di coesistenza e contrapposizione tra la precedente visione magico-alchemica e la nuova interpretazione scientifica. Noi siamo convinti, per i motivi che andremo a spiegare, che i rituali liberomuratori quando accennano ai “misteri occulti” della natura e della scienza, quando parlano della conoscenza che deve spingersi fino al “trono di Dio”, quando indicano la Natura come oggetto di contemplazione e fonte di conoscenza, si riferiscano più alla concezione dell'alchimista che non a quella dello scienziato moderno.
L'Alchimia è una "forma di conoscenza" che tende alla trasformazione psicologica e spirituale dell'individuo attraverso il dominio delle energie spirituali e creative che pervadono la natura e la mente umana.
Il lapis o pietra filosofale, è una metafora del raggiungimento, da parte dell’iniziato, della sapienza e conoscenza della tradizione ermetica. Come la Liberamuratoria, quindi, l’alchimia propone un percorso di elevazione spirituale, un "sistema", un "metodo" di perfezionamento. Essa è costituita da una parte "pratica", che necessita di una conoscenza approfondita della materia e dei suoi elementi, e un percorso dal connotato iniziatico, espresso metaforicamente dal mito della trasmutazione dei metalli vili in oro. Il percorso iniziatico liberomuratorio, come sappiamo, ha scelto le sue allegorie basandosi sugli attrezzi di lavoro dei costruttori di cattedrali medievali e sulla metafora del Tempio di Re Salomone.
Ambedue, Alchimia e Liberamuratoria, insegnano a trasmutare la coscienza accelerando il suo percorso evolutivo, entrambe hanno alla loro base i principi del pensiero ermetico, con il suo fine metafisico che risiede nell’unione dell'Individuo con l'Universale.
Se il simbolismo massonico consiste nel dare forma a una pietra rozzamente sgrossata, l'opera alchemica si basa sulla convinzione di poter concepire, a partire anch'essa da una materia imperfetta e impura, una sostanza perfetta e capace di trasferire ad altre sostanze la sua perfezione, così come il liberomuratore trasmette la sua conoscenza. Sia l'opera
alchemica che l'adempimento del rituale liberomuratorio, si compiono in presenza del trascendente. I percorsi conoscitivi alchemici e massonici, non sono infatti frutto di una conoscenza teoretica o sperimentale, ma il risultato di un lavoro, l'opus, in cui lo spirito torna coscientemente alla propria fonte, la materia, animandola e nobilitandola.
L'Alchimista, come il Liberomuratore, prima di iniziare la sua opera deve essere assolutamente puro ed elevato spiritualmente, questo perché la rivelazione dei misteri, alchemici e massonici, discende dall'alto e può essere percepita soltanto da persone di elevata spiritualità.
Le affinità nell’approccio esoterico tra alchimia e liberamuratoria, il percorso di perfezionamento da esse proposto, e le similitudini nel particolare simbolismo, fanno soprattutto di alchimia e liberamuratoria delle espressioni del pensiero “tradizionale”Mircea Eliade può chiarire il concetto con le sue illuminanti parole tratte da “Arti del metallo e alchimia”:
”Essendo il Cosmo una ierofania ed essendo la vita umana sacralizzata, il lavoro implicava un valore liturgico che sopravvive ancora in modo oscuro presso le popolazioni rurali dell’Europa contemporanea.
Ma ciò che ci preme sottolineare è soprattutto la possibilità data all’uomo delle società arcaiche di inserirsi nel sacro attraverso il proprio lavoro di homo faber, di autore e manipolatore di utensili. Queste esperienze primordiali si sono conservate e trasmesse attraverso numerose generazioni, grazie ai “segreti del mestiere”; quando l’esperienza globale del mondo si modificò in seguito alle innovazioni tecniche e culturali conseguenti all’instaurazione della civiltà urbana, a quella che si è convenuto chiamare “Storia” nel senso forte del termine, le esperienze primordiali legate a un Cosmo sacralizzato furono periodicamente fatte rivivere tramite iniziazioni e riti di mestiere.”
In definitiva il fine dei ‘Misteri’ presenti nel rituale liberomuratorio e nelle pratiche alchemiche era soprattutto la ‘trasmutazione’ dell’individuo, il quale tramite l’esperienza della morte e della resurrezione presenti nella iniziazione mutava appunto il suo stato ontologicamente divenendo da ‘profano’ un ‘iniziato’.
Moltissime sono le analogie nel simbolismo alchemico e liberomuratorio. La contrapposizione tra "luce" ed "ombra", il passaggio graduale dalle tenebre notturne alla luce solare, portatrice di energia vivificante per l'alchimia e di conoscenza per la liberamuratoria, segna la liberazione dalle impurità del proprio corpo e della propria personalità. Anche la
metafora del "viaggio" è uno degli elementi fondamentali del percorso alchemico e liberomuratorio, una metafora che torna più volte sia nei testi alchemici, come la ricerca della pietra filosofale, il viaggio dell'anima attraverso le sfere planetarie, sia nei rituali liberomuratori, ad esempio nel viaggio compiuto dai sorveglianti alla ricerca dei “misteri perduti” dopo l’uccisione dell'architetto Hiram Abif, e in riferimento alla Massoneria Templare, la ricerca del Santo Graal. Ma è soprattutto l'allegoria della "scala" che troviamo con frequenza nei testi alchemici e nella simbologia liberomuratoria, così come nel neoplatonismo rinascimentale. Nel sistema alchemico la scala indica la conquista graduale dell'elevazione filosofica, mistica ed esoterica, fungendo da anello di congiunzione tra i diversi piani del reale e da metafora della Grande Opera. Questo tema di derivazione gnostica e neoplatonica, corrisponde all'ascesa dell'anima attraverso le sfere planetarie, un viaggio iniziatico finalizzato a purificare la parte divina celata nell'uomo da ogni contatto con la materia.Il fine ultimo è il ricongiungimento con l'Uno, la sua contemplazione, come ricorda
Raimondo Lullo nel trattato della Quinta Essenza quando dice che compito dell'alchimia è portare l'uomo a contemplare Dio. Così come nel rituale massonico è scritto che il termine del percorso di conoscenza dell’uomo è “il trono di Dio”.
Dopo secoli di dileggio, oggi l'Alchimia è considerata una sorta di "protochimica" ed è entrata a far parte della storia della scienza. Tuttavia l'Alchimia è molto di più. Nella pratica di laboratorio, nella riflessione teorica e nella simbologia, l'Alchimia ha in sé la stessa prospettiva di perfezione che troviamo nel "metodo" liberomuratorio. A differenza della scienza moderna, che non si occupa di cose spirituali, alchimia e liberomuratoria hanno come campo di indagine sia la materia che lo spirito. Nel "metodo" alchemico, come in quello liberomuratorio, vi è la ricerca di un linguaggio simbolico che possa esprimere questa integrazione fra materia e spirito, un linguaggio "esoterico" che si differenzia necessariamente da quello filosofico e scientifico in quanto comunicato per immagini che intendono suscitare la conoscenza per intuizione piuttosto che razionalmente.
L’alchimia è l'espressione di quella comunione fra mente e natura, soggetto e oggetto, senza cui non può darsi conoscenza efficace, dove la natura non è solo la realtà esterna quale si offre ai nostri sensi , ovvero l'oggetto di uno studio settoriale e specialistico proprio della fisica classica, meccanicisticaLa natura è infatti vista dall’alchimista come custode di uno spirito divino che anima e governa gli elementi, forza strutturante tutta la realtà, ma invisibile ai sensi, che può però essere ritrovata con il "lavoro" - mediante l'opera.
Questa stessa visione ritroviamo nel rituale liberomuratorio, laddove, nell’esortazione del terzo grado, si invita il maestro liberomuratore, al quale sono stati svelati i segreti della natura ed i principi della verità intellettuale, alla contemplazione della Natura:
“Alla vostra mente così plasmata dalla virtù e dalla scienza, la natura presenta tuttavia un’ulteriore grande ed utile lezione: mediante la contemplazione, vi prepara per l’ultima ora della vostra esistenza; e quando grazie a tale contemplazione, essa vi ha condotto attraverso gli intricati sentieri di questa vita mortale, vi istruisce infine su come morire” (To your mind, thus modelled by virtue and science, Nature, however, presents one great and usefull lesson more. She prepares you, by contemplation, for the closing hour of existence; and when by means of that contemplation she has conducted you through the intricate windings of this mortal life, she finally instructs you how to die”).
E’ evidente che questa non è una concezione meccanicistica della natura tipica delle scienze moderne, ma una visione che vede albergare nella Natura lo spirito universale intelligente che si svela all’uomo per ispirazione-intuizione-illuminazione.
E' curioso notare come anche per l’alchimia si propose, come per la liberomuratoria, una distinzione tra operativa e speculativa e ci si interrogò sul fatto se vi fosse o meno una discendenza diretta tra le due. Ruggero Bacone fu il primo che operò tale distinzione:
"L'alchimia è duplice: speculativa, ovvero che specula su tutte le cose inanimate e sulla generazione di tutte le cose degli elementi. E' anche operativa e pratica, ovvero insegna a fare artificialmente i metalli nobili, i colori e altre cose."
Tuttavia si arrivò al punto in cui la perdita completa della dimensione materiale ridusse il valore simbolico della trasmutazione a quello di allegoria del processo di educazione morale, e qui le analogie col "sistema di morale velato da allegorie e illustrato da simboli" (“a peculiar system of morality, veiled in allegory and illustrated by symbols”) proprio della Liberamuratoria, si completano.
La teoria del carattere spirituale o speculativo della perfezione alchemica venne sviluppato daHerbert Silberer, allievo di Freud e massone, il quale identificò la materia prima dell'opus con la coscienza, dandone un’interessante interpretazione in chiave psicanalitica.
Va aggiunto che, se alcuni importanti autori nel campo dell'esoterismo, come ad esempio René Guénon, ritengono che l'opera alchemica riguardi esclusivamente l'interno del soggetto, per altri ragguardevoli studiosi dell’argomento, al contrario, ( Fulcanelli, Eugéne Cansieliet, Mary Ann Atwood ) la trasformazione della materia rimane fondamentale nel processo alchemico.
Chi potrebbero essere stati quindi gli ispiratori dei riferimenti alchemici all'interno del rituale massonico?
Non di certo gli scienziati empiristi che, con la loro visione meccanicistica del mondo ed il loro metodo sperimentale, non potevano ispirare un rituale intriso di simboli esoterici e richiami alchemici, ma scienziati che erano a metà tra il mondo alchemico e quello scientifico. Accenneremo brevemente ad alcuni.
Michael Maier, nato in Germania nel 1566, rosacrociano, si autodefiniva filosofo-medico, fu un accademico e medico per molti anni dell'Imperatore Rodolfo II. Egli riteneva che gli Alchimisti, attraverso le loro immagini simboliche, intendessero "giungere allo spirito attraverso i sensi", utilizzando la capacità peculiare dell'uomo di cogliere le cose "essenziali" a livello "intuitivo" lasciando da parte la facoltà dialettica. La sua opera "Atalanta fugiens", pubblicata nel 1618, contiene una splendida raccolta di emblemi o simboli alchemici. I simboli appunto vengono visti come veicoli di conoscenza, ma non attraverso un processo logico-analitico tipico delle scienze moderne, quanto attraverso un processo analogicosintetico, intuitivo, immaginifico, slegato dalla pura razionalità in cui il significato non è oggettivo ed immutabile, ma dipende dall’interpretazione del soggetto.
Le "Tavole di Tracciamento" del rituale liberomuratorio, vengono utilizzate con gli stessi presupposti, in esse infatti è presente una sintesi simbolica del grado in cui si lavora, e con le loro immagini simboliche, hanno lo scopo di veicolare il sapere per intuizione e suggestione immaginifica.
L'Atalanta fugiens conteneva anche un testo esoterico sulla combinazione tra l'alchimia, il razionalismo e la religione che fornì un importante modello etico per la Royal Society.
Robert Fludd, medico ed esoterista, condivise con Maier , suo amico e collega, le stesse teorie. Il suo monumentale lavoro in più volumi si intitolò "Storia dei due cosmi" dove egli, seguace di Paracelso, indaga l’uomo ed i suoi rapporti con il macrocosmo, disputando lungamente con la medicina dell'epoca a causa della sua inerpretazione magica della malattia, causata a suo parere da demoni e guarita da angeli. Egli rappresentò quella figura di scienziato-esoterista, capace di affrontare contemporaneamente problemi scientifici risolvibili con l'esperimento sistematico e di alchimista, con la sua visione magico-religiosa del mondo.
La figura di Elias Ashmole, alchimista, scrittore e massone , è di fondamentale importanza. Eglicercò di fare i dovuti distinguo tra un'alchimia "seria", i cui rappresentanti spesso erano accademici che vi si avvicinavano non per guadagno ma per reali interessi filosofici, e un'alchimia da ciarlatani. Nel suo “Theatrum chemicum bitannicum” scrisse:
“Non è meno assurdo e strano vedere come alcuni uomini…non possano fare a meno di annoverare gli autentici maghi con i prestigiatori, i negromanti e le streghe...i quali con arroganza violano i principi della magia, a guisa di maiali che irrompessero in un bel giardino...e (avendo fatto lega con il demonio) s'avvalgono del suo aiuto nelle proprie opere, per contraffare e corrompere l'ammirevole sapienza dei maghi, con i quali esiste una differenza grande come quella che corre fra angeli e demoni”.
Ma chi fa da spartiacque tra le due visioni è senz'altro la figura di Isaac Newton. Insieme allo scienziato Robert Boyle, entrambi membri della Royal Society, subì , quando ormai l'Illuminismo era alle porte, il fascino dell'alchimia. Egli si occupò di Alchimia non soltanto in termini teoretici, ma anche operativi per arrivare a comprendere “i modi dell'azione divina del mondo", la ricerca di una verità originaria da integrare nelle teorie della nuova fisica nel tentativo di evitare, come temevano anche i neoplatonici di Cambridge, il rischio di una deriva ateista nel meccanicismo. Nella sua enorme produzione dedicata all'alchimia, scrisse più su questo argomento che su problemi di fisica, nella convinzione di star riportando alla luce conoscenze già in possesso degli antichi Egizi, rivelate da Dio stesso in tempi remoti e ora riscoperte, tema questo tipicamente “ermetico”.
La conferenza che John Maynard Keynes tenne nel 1942 al Royal Society Club, dopo aver studiato per anni gli incartamenti segreti di Newton, fu un evento storico in quanto egli proponeva dello scienziato un'immagine incredibilmente diversa da quella che per tre secoli ne avevano tramandato gli storici della scienza.
Afferma Keynes:
“Newton non fu il primo scienziato dell'età della ragione. Piuttosto fu l'ultimo dei maghi, l'ultimo dei babilonesi e dei sumeri, l'ultima grande mente soffermatasi sul mondo del pensiero e del visibile con gli stessi occhi di coloro che cominciarono a cosruire il nostro patrimonio intellettuale poco meno di diecimila anni fa."
Quindi uno tra i più grandi scienziati dell’umanità che, forse proprio per questo, si colloca al confine tra pensiero razionale ed intuizione creativa, tra logica ed immaginazione, così da diventare, nella visione che qui si vuole proporre, un antesignano della nuova scienza.
Elia Ashmole, Henry More, Robert Boyle ed Isaac Newton furono scienziati tutti appartenenti alla Royal Society, che continuarono a praticare l’alchimia insieme al metodo sperimentale della scienza moderna. Alle loro figure ed alla loro visione si è ispirato il rituale ed il pensiero liberomuratorio.
Purtroppo però la teoria della filiazione massonica dal pensiero illuminista è dura da sradicare e si basa a volte su convinzioni date per acclarate, ma destituite in verità di ogni fondamento.
Tra queste l’affermazione che, avendo avuto la Royal Society membri facenti parte senza dubbio del filone dei pensatori illuministi, conclude che essa fosse il laboratorio per eccellenza di tale filosofia. Tuttavia, tra gli altri sopra citati, anche i due più importanti esponenti del neoplatonismo di CambridgeCudworth e More, furono membri della Royal Society, quindi è ovvio che all’interno della Royal Society non si professava soltanto il puro empirismo.
Fu lo stesso Henry More che sottolineò la distinzione tra filosofia sperimentale e filosofia meccanica spiegando che confonderle era un atto di ignoranza in quanto la filosofia sperimentale, professata appunto nella Royal Society conduceva a esiti
“utili non soltanto per gli usi comuni della vita, ma innanzi tutto per la scoperta delle verità filosofiche più sublimi e veramente metafisiche”
Cudworth e More, preoccupati per i possibili esiti materialistici ed ateistici della scienza, si opposero al meccanicismo imperante contrapponendovi lo spirito della natura, una sostanza incorporea che
“pervade l’intera materia dell’universo esercitandovi un potere plastico, un principio vitale responsabile del movimento e della coesione della materia”.
Se si considera il distacco della scienza moderna dalla filosofia della natura del Rinascimento, non si può negare che la concezione plastica formulata da Ralph Cudworth nella seconda metà del Seicento sia ancora espressione di una filosofia della natura fondata su presupposti teologico-metafisici premoderni, contrastanti con il razionalismo meccanicistico della fisica cartesiana e del materialismo Hobbesiano.
Quella di cui parliamo è una “Filosofia della natura plastica” con le sue connotazioni organicistiche e vitalistiche e la sua subordinazione a una teologia spiritualistica è connessa all’interpretazione della natura elaborata dai pensatori rinascimentali, in particolare da filosofie religiosamente ispirate come quelle neoplatoniche.
Dunque, quando nella cerimonia di Passaggio al secondo grado del rituale massonico si afferma che:
“Come nel grado precedente apprendeste i principi della Verità morale e della Virtù, ora vi è permesso di estendere le vostre ricerche ai misteri occulti della Natura e della Scienza” (“…you are now permitted to extend your researches into hidden mysteries of Nature and science”.)”,
non ci si riferisce al metodo "sperimentale" della scienza moderna, ma al metodo della "chimica mistica" dell'alchimista, che permette di apprendere l'unità del principio materiale del mondo. In quel principio materiale è racchiuso lo spirito vitale che opera come emanazione divina; non sono infatti le sostanze materiali che operano le meraviglie dell'alchimia, ma la capacità dell'alchimista di manipolare, attraverso tali sostanze, la natura nella sua più intima essenza, cioè la capacità dell’uomo che, indagata la materia, ha saputo coglierne e comprenderne lo spirito.
Nell’esortazione del terzo grado si afferma, come abbiamo visto, che lo sviluppo della facoltà intellettuale del secondo grado avviene
“attraverso i sentieri della scienza celeste, fino al trono di Dio medesimo”(…through the paths of heavenly science, even to the throne of God Himself.”).
Pertanto, la scienza che studia la materia è finalizzata alla scoperta del Dio che la abita e la organizza in geometrica perfezione. La materia e lo spirito vengono visti come complementari ed indissolubili nel processo di scoperta.
La visione unitaria della conoscenza che ha sempre animato alchimisti e liberomuratori si fonda sulla necessità del superamento di ogni contrapposizione o dicotomia.
Il dualismo è simboleggiato nella loggia massonica dal pavimento a scacchi e nell’alchimia dalla formula del “solve et coagula” per scoprire la pietra filosofale, dove alla divisione degli elementi deve seguire la loro armonica unione.
Tale sentimento di comprensione unitaria sembra essere alla base di quella che si potrebbe definire come una nuova scienza post-moderna la quale, dopo essersi imbattuta nei limiti della scienza moderna e di una conoscenza frammentata ed analitica, cerca di emergere su basi nuove, ma, come vedremo nel prosieguo, inaspettatamente vicine a quelle della prescienza o protoscienza alchemico-esoterica.

LIBERAMURATORIA E SCIENZA MODERNA
Il paradigma scientifico moderno, figlio dell’illuminismo, svolge con metodo empirico-strumentale una speculazione intellettuale in cui la totalità di ciò che ci circonda diviene una semplice proiezione dell’intelletto umano e non un processo in sé. Il mondo esterno diviene un campo in cui si realizzano tutte le invenzioni della ragione, perdendo il suo connotato naturale ed il suo ruolo di veicolo di conoscenza donato all’uomo per una comprensione armonica ed empatica della vita.
A differenza della filosofia illuministica, quella neoplatonica, e in particolare i neoplatonici di Cambridge, non vuole e non pretende di dominare la Natura, ma vuole comprenderla dall’interno, in maniera empatica. Come sottolinea Cassirer:
“Non la scompone pertanto in singoli elementi o in determinate “forme”, la cui qualità essa investighi singolarmente. In luogo di questo metodo analitico si ricerca invece e si esige una sintesi universale…La loro filosofia della natura ritorna al Panteismo dinamico del Rinascimento. In luogo di osservare la natura meccanicamente, essi la vogliono vedere plasticamente.”
Il nostro rituale, come abbiamo visto, ci insegna che nel secondo grado si apprendono i misteri occulti della Natura e della Scienza. Una Natura che, ci ricorda l’Esortazione del terzo grado,
“mediante la contemplazione ci prepara per l’ultima ora della nostra esistenza”(“She prepares you, by contemplation, for the closing hour of existence”).
Essa ci insegna quindi ad accettare il ciclo naturale della vita e della morte ed a ricongiungerci a Dio. Il Tempo dunque, nella visione liberomuratoria, non ha uno svolgimento lineare ma ciclico, secondo la teoria dell’ eterno ritorno, e non secondo uno schema di progresso indefinito, come pensavano gli illuministi.
Più avanti il rituale ci esorta ad
“ascoltare la voce della Natura, che testimonia come, anche in questo organismo mortale, risieda un principio vitale ed immortale”(“Continue to listen to the voice of Nature, which bears witness that even in this perishable frame resides a vital and immortal principle”).
Quindi il rapporto con la Natura è concepito come un rapporto “intimo”, un rapporto con “l’elementare” in cui il soggetto interagisce con l’oggetto e questo non costituisce solo un campo di manifestazione del rapporto di causa-effetto, ma é espressione immanente del divino. Attraverso la contemplazione della Natura e del principio divino che in essa si rivela, dopo aver acquisito la Virtù ( come raccomanda il primo grado) e la conoscenza intellettuale attraverso lo studio delle arti liberati ( nel secondo grado), l’uomo si avvicina al mistero. L’intelletto è concepito come strumento di conoscenza prodromico e dunque di grado inferiore alla vera conoscenza che si raggiunge solo per ispirazione, attraverso la contemplazione della Natura, e per intuizione-illuminazione.
Inoltre i “misteri occulti”, cui fa riferimento il rituale, rivelano la credenza del liberomuratore in qualcosa che esiste al di là del campo sensibile oggetto di indagine scientifica.
Possiamo senza dubbio affermare con Elemire Zolla che chi entra in una società iniziatica già ha il sospetto che non si possa spiegare e comprendere tutto logicamente, egli sa che esiste un mistero e crede che lo si possa cogliere con la conoscenza intuitiva, che nella sua massima espressione è illuminazione.
La “Scienza” di cui parla il rituale è dunque una scienza che rimanda all’intelligenza noetica,intuitiva, un’intelligenza cioè che permette all’uomo di comprendere anche la dimensione del sacro attraverso la
Natura e cioè di arrivare allo spirito tramite la materia.
E’ questa la visione spinoziana dell’esistenza di un’unica essenza che permea ogni cosa, lo spirito divino è immanente alla Natura e ne costituisce l’ordine geometrico-strutturale, esso può essere conosciuto non attraverso la semplice ragione, intesa come capacità di cogliere i nessi tra gli oggetti e le idee, ma attraverso la conoscenza intuitiva.
Vi è oggi una necessità sempre più impellente di superare il razionalismo e lo scientismo illuminista generato dalla visione cartesiana per cui la natura è una macchina senza vita, inerte che si spiega al di fuori dell’uomo, priva di ogni pregnanza divina o spirituale, ogni vitalità, ogni intrinseca armonia. Da questa sdivinizazione del mondo, da questa contrapposizione tra spirito e materia, sarebbe poi nato il culto moderno della scienza, sulla convinzione che al progresso tecnico corrisponda sempre un’evoluzione interiore dell’uomo.
Max Weber mostrò come la razionalizzazione scientifica avesse prodotto un irreversibile “disincanto” ( Entzauberung ), secolarizzando le vecchie visioni del mondo di origine mitologico-religiose e rimpiazzandole con un’immagine “oggettiva”.
Tuttavia il pensiero liberomuratorio, così come emerge dai rituali, va oltre la visione di Spinoza di un Dio immanente alla natura e dunque alla visione panteistica, per riconoscere l’esistenza del trascendente cioè di un principio divino che aleggia nella natura, ma si colloca oltre questa e la dimensione terrena, oltre l’uomo e le cose umane, che è principio e fine di ogni ricerca. La contemplazione della natura, riflesso del divino, di cui si parla nel secondo grado non è che il mezzo per arrivare alla Verità che risiede “altrove”, nella dimensione trascendente che si raggiunge soltanto imparando a morire alle cose terrene ed alla propria umanità, come insegna il terzo grado.
Il cammino del liberomuratore inizia nel primo grado con la pratica della Virtù, che delimita la sfera d’azione di ogni uomo e lo tempra nell’animo; prosegue nel secondo grado con lo studio della arti e scienze liberali, che forgia l’intelletto e sonda il limite della mente che può condurre al dubbio ed allo scetticismo. Completata l’opera umana infine, nel terzo grado, subentra il vuoto rigenerante della contemplazione di fronte ad una Natura viva, parlante, permeata di spirito divino, che insegnando all’uomo a morire a se stesso lo ricongiunge al divino e lo fa Dio.
D’altronde gli antichi non dubitavano della superiorità della contemplazione su ogni altra facoltà umana.
Come afferma Aristotele nelle pagine dell’Etica a Nicomaco:
“ Se la felicità è l’attività conforme a virtù, sarà verosimilmente conforme alla più alta virtù; e questa sarà la virtù della parte superiore dell’anima umana…la facoltà contemplativa..”.
Platone nel Timeo notava come a fianco della contemplazione delle cose esterne potesse esistere, purché usata assennatamente e moderatamente, anche la scienza sperimentale. E invece già nel Rinascimento nasce, ma culmina nel ‘700 e sfocia nell’odierno culto della scienza, l’avversione alla contemplazione in favore dell’azione, del coinvolgimento attivo nelle dinamiche sociali, dell’amore per la valutazione e misurazione dei fenomeni.
More e Cudworth, nel solco del pensiero neoplatonico, ritengono che il macrocosmo rifletta il microcosmo e quindi elaborano una teoria cosmologica che tiene conto del primato dell’uomo sul mondo in ragione della sua libertà.
In “The true intellettual sistem of the Universe” di Cudworth troviamo la fondamentale intuizione della “libertà dell’uomo” che Pico della Mirandola per primo espone nel suo De Hominis Dignitate.
L’uomo non è vittima di un meccanismo avulso ed a lui estraneo, me è artefice delle proprie vicende e responsabile delle stesse. Il mondo diviene così lo specchio dell’uomo, ossia riflesso di una realtà spirituale superiore, e non, come vuole Hobbes, un cieco meccanismo. Nella concezione del rapporto tra macrocosmo e microcosmo dei filosofi di Cambridge vi è, a mio parere, un altro legame con il pensiero alchemico e liberomuratorio.

LIBERAMURATORIA E NUOVA SCIENZA
Se volessimo definire con termini attuali la visione neoplatonica e spinoziana del rapporto uomo-natura, così come la ricerca di un sapere unificato, che come abbiamo visto permea il pensiero liberomuratorio, potremmo parlare di “visione olistica” della realtà in cui l’uomo e la natura sono visti come parti di uno stesso organismo armonico, vivente e senziente, in quanto espressione dello spirito, piuttosto che parti separate ed indipendenti.
Esiste e si va sempre più affermando una critica alla scienza tradizionale di derivazione illuministica e cartesiana di cui si cominciano ad intravedere i limiti. Il merito innegabile dell’Illuminismo fu di slegare il ricercatore dalle briglie teologico religiose allora imperanti, ma a distanza di secoli esso è sfociato in un arido materialismo insufficiente, sia nel metodo che nei risultati, a spiegare molti aspetti dell’esistenza.
Vi è oggi una nuova frontiera delle scienze che è rappresentata da scienziati e studiosi di tutto il mondo, a volte al di fuori della tetragona comunità scientifica ( la stessa che condannò Galilei e Copernico ), che propugnano un nuovo sapere non più frammentato, ma unitario, spesso suffragato da scoperte scientifiche che minano le certezze degli studiosi ortodossi.
Nel campo della psicologia cognitiva, ad esempio, sono ormai molti gli esperimenti che appaiono confermare ciò che corrisponde ad un antico sapere che condividiamo e cioè che il ragionamento o processo razionale è un sottoprodotto dell’intuizione che attinge ad una conoscenza innata. Nel campo della medicina nessuno nega più l’esistenza di un rapporto di interdipendenza tra la mente ed il corpo e l’influenza della prima sull’insorgere di malattie anche gravi come i tumori e non solo nel campo della psicosomatica. L’organismo umano viene oramai sempre più visto come un’unità inscindibile mente-corpo-coscienza, superando definitivamente la divisione cartesiana in res cogitans e rex extensa.
Il principio ermetico del “come in alto così in basso”, riportato nella loggia massonica attraverso i simboli dei due globi celeste e terreno, viene oggi riproposto nel c.d. “principio di isomorfismo” in base al quale si cercano somiglianze tra il macrocosmo ed il microcosmo. Si ritiene cioè oggi possibile applicare gli stessi modelli concettuali e le astrazioni corrispondenti, a fenomeni diversi. L’uomo viene dunque visto come unità olografica che contiene in sé la matrice dell’informazione totale del sistema in cui è incluso e con il quale vi è un continuo scambio di informazioni ed energie. La stessa relazione sembra sussistere tra organi, cellule, atomi. Ogni parte della creazione pare dunque contenere l’informazione del tutto e ciò rimanda a quella conoscenza di matrice platonica, innata e che deve solo riaffiorare.
Questa rivoluzione può dirsi iniziata con Albert Einstein il quale affermava che
“il sentimento cosmico religioso è la motivazione più forte e più nobile della ricerca scientifica”.
Egli fu il primo a ricercare per tutta la vita, senza riuscirvi, una Teoria del Tutto cioè una teoria unificatrice delle leggi di natura.
L’inscindibilità di scienza e coscienza viene affermata oramai dalla stessa scienza contemporanea. Infatti, secondo il premio Nobel Eugene Wigner
“La coscienza è la realtà primaria…in futuro la fisica spiegherà non solo i fenomeni osservati, ma anche il processo dell’osservare”.
Secondo il premio Nobel Francis Crick, scopritore del DNA,
“la coscienza è legittimo campo di ricerca scientifica”.
La materia osservata e la coscienza dello scienziato osservatore della realtà si ricongiungono, per influenzarsi, in un unico campo di indagine. Il soggetto appare dunque profondamente connesso con l’oggetto.
In tutte le tradizioni spirituali e la Liberamuratoria tra queste, l’unità risiede nella coscienza che costituisce l’essenza della divinità.
La domanda che sempre più spesso si rivolgono gli scienziati e che solo apparentemente è filosofica, è se l’universo continuerebbe ad esistere se non vi fosse nessuno ad osservarlo. La risposta pare debba essere negativa.
Questo perché con la scoperta della fisica dei quanti e con i primi risultati di laboratorio dei primi anni ottanta, si è cominciato a ritenere che l’universo per esistere richieda un essere senziente conscio che ne sia consapevole. Senza un osservatore l’universo esisterebbe solo in potenza, dunque pare che la coscienza crei la materia. L’atto dell’osservare crea un’interazione con l’oggetto osservato e lo modifica. Questa rilevanza della soggettività dell’osservatore era stata anticipata dagli alchimisti che vedevano nei fenomeni della natura continui passaggi dall’interno all’esterno e viceversa.
Tale scoperta porta necessariamente ad un cambio di paradigma scientifico: da quello materialistico in cui tutto è materia cioè particelle elementari che interagiscono tra loro secondo un rapporto di causa-effetto cui l’uomo è estraneo, a quello che potremmo definire idealistico, in cui la consapevolezza è il fondamento dell’esistenza e la materia risponde allo spirito.
Nell’Alchimia il principio femminile mercuriale spiegava il proteomorfismo dei fenomeni naturali, la loro fluida mutevolezza. Oggi la scienza afferma, in base al c.d. “principio di complementarietà di Bohr” che le particelle elementari della materia, i quanti, possono essere visti sia come particelle che come onde, a seconda del modo in cui si osserva il fenomeno. L’universo potrebbe non essere quello materialistico newtoniano fatto di oggetti determinati, visibili ed in movimento lungo traiettorie definite, sostanzialmente statico, ma un universo dinamico, fatto di “onde di possibilità” o mere potenzialità che diventano attualità e dunque materia, universo, mondo manifesto attraverso la consapevolezza di chi osserva.
In questa visione, cui ora si affaccia la scienza, l’uomo sarebbe il centro ed il senso dell’universo, proprio come teorizzava Pico della Mirandola.
Un altro importante esperimento che ha dato luogo al c.d. “principio di non località” del fisico premio Nobel Wolfgang Pauli, ha rivelato che le particelle elementari all’interno dell’atomo sono in costante ed istantanea comunicazione tra di loro di modo che ognuna conosca la propria posizione rispetto alle altre ed alla situazione globale e ciò senza scambiarsi alcun segnale. Ciò dimostrerebbe, a detta degli scienziati, che ogni particella è connessa con l’intero sistema e che dunque tutte le parti dell’universo sono interconnesse da campi elettromagnetici come se fossero legate da un’unica energia intelligente.
Per la prima volta la scienza ha dovuto così teorizzare l’esistenza di una dimensione che trascende quella in cui viviamo, essa ha cioè oggi bisogno di ricorrere al trascendente per spiegare i fenomeni che osserva, perché questa dimensione trascende, finora esclusa dal campo di indagine scientifica, pare influenzare il comportamento della materia.
Il collegamento tra cielo e terra, tra dimensione immanente e trascendente, visti come un “continuum, è uno dei temi fondamentali del pensiero liberomuratorio.
Il simbolo del triangolo rappresenta proprio la totalità della manifestazione, è cielo e terra, essenza e sostanza. La volta stellata funge da tetto nella loggia massonica e la scala spirituale si estende dalla terra al cielo congiungendoli.
Quanto sopra accennato appare sancire la necessità di un definitivo superamento del separatismo materialista della scienza tradizionale di derivazione illuministica, che non può più prescindere, nel suo tentativo di comprendere il mondo, dalla coscienza umana e dalla dimensione trascendente di una energia intelligente o mente di Dio dalla quale appare nascere ed essere governato il mondo sensibile.
Questa nuova scienza recupera un’antica tradizione del sapere che risiedeva già, come abbiamo visto, negli antichi filosofi greci, nei neoplatonici, nelle tradizioni mistico-religiose e nelle società iniziatiche.
L’occhio onniveggente, iscritto nel delta luminoso formato da un triangolo, è un occhio frontale, né destro né sinistro, è il terzo occhio che è quello del cuore, cioè di una conoscenza interiore innata e spontanea: la coscienza divina. Questo occhio frontale vede tutto e discerne l’Unità nella molteplicità. Esso è l’occhio del Grande Architetto dell’Universo, ma, come oggi la fisica quantistica ci dice, esso potrebbe ben rappresentare l’occhio dell’osservatore cosciente che nell’atto di guardare consapevolmente crea il mondo. E se l’osservatore è un creatore di mondi che nell’osservare la propria creazione continuamente la ricrea, allora egli è Dio. Il liberomuratore che, al termine del percorso iniziatico, impara a morire, impara a trascendere la propria umanità e, finalmente innalzatosi, nel contemplare il principio e la forza divina vi si rispecchia.

Per concludere non vi è vicinanza di pensiero tra la Liberamuratoria e l’Illuminismo né alcuna influenza della Liberamuratoria sulla scienza ed il progresso scientifico dall’epoca dei Lumi ai nostri giorni, nonostante molti siano stati gli scienziati – massoni. Diverso è il metodo, i presupposti ed i fini della ricerca la quale costituisce essa sola il terreno comune ad entrambe. Il liberomuratore non cerca all’esterno una verità dimostrabile ed universalmente valida, ma persegue la conoscenza di sé, attraverso un percorso unico e personale verso quella verità che da sempre lo abita e che
risiede nel principio divino.
Tuttavia non vi è contrapposizione, come in passato, ma possibile integrazione nella visione di una “nuova scienza” che ponga al centro non il regno della materia ma quello della coscienza e dunque inuna scienza non più illuministica ma neo-umanistica.
La dicotomia e contrapposizione tra spirito e materia, tra soggetto ed oggetto, tra l’Io ed il Tutto, tra l’Uomo e Dio che ha caratterizzato la ricerca scientifica moderna deve essere superata.
Le grandi contrapposizioni rappresentano uno stadio elementare del processo di apprendimento in cui si ha bisogno delle differenze per definire e comprendere il mondo sensibile. Ma, come abbiamo visto, la ricerca non può più compiersi soltanto nella sfera della dimensione materiale e con l’unico strumento della stretta razionalità, come se lo spirito, la creatività, l’immaginazione, l’intuizione non fossero altrettanto presenti nell’esperienza umana.
La caduta dall’Eden viene determinata dalla conoscenza del bene e del male cioè dal sopraggiungere della differenziazione, della separazione, della dualità, nella coscienza unitaria dello spirito.
La “coincidentia oppositorum” è dunque un requisito divino e forse nel sapere antico delle società iniziatiche è sepolta quella verità che la nuova scienza potrà solo riscoprire come attributo originario ed innato dell’animo umano.

Intervento al convegno LIBERAMURATORIA E SCIENZA - CANONBURY MASONIC RESEARCH CENTRE - Londra -26/10/2008
Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d'Italia - dott. Fabio Venzi