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lunedì 12 settembre 2011

LA GNOSI DI PRINCETON

Raymond Ruyer
– La Gnosi di Princeton. La scienza alla ricerca di una religione.
– Nardini Editore – 198o – pp. 5- 15
LA GNOSI DI PRINCETON

La nuova gnosi americana – movimento riservato se non addirittura segreto – è sorta a Princeton e a Pasadina a partire dagli anni sessanta dello scorso secolo, negli ambienti scientifici dei fisici, degli astronomi e dei biologi. Ha raccolto numerosi proseliti tra i membri dell’alta amministrazione, cosi come tra i rappresentanti dell’alta gerarchia ecclesiastica. Pur rimanendo prettamente scientifica, si considera religiosa nello spirito. Si tratta di una scienza “ritornata o meglio riportata al giusto verso. Per essere capita richiede quindi un certo rovesciamento dei nostri abituali schemi mentali.
L’universo materiale è come una tappezzeria vista alla rovescia. Esso non è formato né da cose materiali né da energie fisiche: è costituito interamente da domini di coscienza in corrispondenza con un Dominio o Sorgente fondamentale, con uno spazio-tempo-soggetto. La Sorgente cosmica è comparabile a una serie di temi-programmi che domina il caso, o ancora a una lingua madre che tutti si sforzano di parlare nella loro maniera ed al loro livello. In un universo così riportato al “diritto”, la morte, come la vita, assume un aspetto del tutto differente.
La nuova gnosi si presenta anche come una “sapienza”. Vuole essere una sorta di neo-stoicismo contro il cinismo contemporaneo.

L’espressione “Gnosi di Princeton”, negli Stati Uniti, è affatto recente. Essa risale al 1969 e, come spesso succede, sono stati alcuni avversari o certi osservatori scherzosi che l’hanno trovata, proprio come accadde in Francia tempo fa per i cubisti, gli impressionisti, i fauves. E’ anche piaciuta agl’interessati che, con molto senso di humour, l’hanno accettata, quasi a sfidare i colleghi “positivisti” che li chiamavano anche “cosmolatri “, “ palomariani” e teosofi.
Il movimento, in effetti, è più antico della definizione, avendo avuto molti preannunci e risonanze. Ci sono una pre- ed una para-Gnosi che si potrebbero intravedere molto lontano dal centro del movimento il quale, benché vi abbia avuto la sua principale origine, non è limitato a Princeton ed ai suoi scienziati.
Questi sono, per definizione, dei fanciulli appassionati di giochi, e in America più che altrove. Gamov racconta, con ingenua ironia, l’impressione di solennità tutta francese che gli fece Louis de Broglie, uomo peraltro quanto mai semplice e modesto. Gli scienziati americani sono come fanciulli che sono teologi più seri e spontanei degli adulti.

Per gli scienziati americani Dio è un padre molto vecchio e venerabile che si può anche disturbare. E’ allo stesso tempo un complice ed una specie di padrone di cui si conoscono molti segreti, ma non tutti. Da ciò il suo perdurante prestigio.
Pensare l’universo è importunare Dio, è giocare ad essere Dio o con Dio o, come diceva Einstein, con il “Vecchio”.
Dopo le speculazioni cosmologiche di Einstein, il senso della totalità o della totalizzazione cosmica ha fatto il suo ingresso nella scienza ufficiale, mentre l’influenza del pensiero buddista si è fatta sentire a Princeton per mezzo dei fisici cinesi e giapponesi giunti nei suoi laboratori, tanto che alcuni giovani cacciatori di particelle, e soprattutto i sottili teorici delle “tabelle” che sottendono i sistemi di particelle, le loro interazioni, scambi e interinformazioni, hanno fatto un omaggio al buddismo dell’” Ottuplice Via “ battezzando una particella pesante col nome di Buddha.
I Gialli americanizzati incontravano il gusto inglese e americano per le filosofie orientali: lo Yoga, il Taoismo, lo Zen.
La “scienza” buddista e la “scienza” brahmanista incontravano la scienza cristiana al più elevato livello mentale, lontano dai bassifondi dove sguazzano gli ultimi discepoli di Madame
Blavatzky.
Bisogna soprattutto immaginare l’atmosfera invero particolare di queste comunità scientifiche, veramente “ tibetane “, che si sentono sul tetto del mondo, di un mondo un po’ repellente che esse dominano non per mezzo del potere ma dell’intelligenza.
In Europa, e soprattutto in Francia, quando la vertigine dell’altezza non si disperde in vanità, essa si traduce in ideologia politica e nell’ambizione di rifare la società. Ciò accade anche in America, e i “positivisti” vi sono molto più inclini degli Gnostici. Gli Gnostici non ne vogliono sapere di politica, in contrapposto a questo clericalismo degli scientisti.
Essi mantengono l’oasi dei loro “monasteri” o delle loro corporazioni quasi religiose con la saggezza dei monaci dell’alto Medioevo. Ancora una volta nella storia, i rapporti maestro-compagno e maestro-discepolo generano una comunità religiosa non ecclesiastica e uno Stato conventuale analogo a quelli dell’antico Tibet e del Monte Athos, distaccato dallo Stato politico.
Gli “Gnostici” considerano gli “Ideologi” con lo stesso occhio con cui una volta, e un po’ forse anche oggi, i monaci consideravano i preti della Chiesa, come dei chierici secolari perduti nel mondo. Essi assomigliano anche ai saggi dell’epoca ellenistica, testimoni della dissoluzione del vecchio mondo politico delle città in imperi dagli incerti contorni.
[…]
Essi alzano le spalle, o piuttosto sorridono, davanti alle pretese dei loro colleghi universitari dei clans di Galbraith, di Marcuse, di Chomsky, che vogliono costituire la nuova classe dirigente post-economica e controllare la formazione di un nuovo ordine sociale. Essi rifiutano di essere i “controllori delle mutazioni” e di predicare la rivoluzione o la riforma. Anche in questo sono “monaci” e non “chierici”.
Essi vogliono, cosi, essere pari ai saggi delle scuole della tarda antichità, agli Epicurei e agli Stoici.
E proprio alle scuole stoica ed epicurea che bisogna comunque rifarsi per afferrare il senso del nuovo movimento. Anche queste antiche scuole avevano le 1oro radici nella scienza dell’epoca, nella fisica dell’atomismo materialista o del dinamismo vitalista; davano delle regole di vita presentandole come derivate dalla scienza e uscite dalla meditazione sulle grandi leggi dell’universo.
[…]
Certo il contenuto è affatto differente, spesso tutto all’opposto. Tuttavia la condizione spirituale è la stessa. I Nuovi Gnostici sembrano sempre, come Lucrezio, rivolgersi a Memmio, un Memmio eterno come la debolezza umana.
L’appellativo o1mai accettato di Gnostici (potrebbe anche cambiare in futuro) non deve trarre in inganno. La Gnosi, come si sa, nata nei paesi del Mediterraneo orientale nel I secolo della nostra era, portava alla salvezza per mezzo della conoscenza e della scienza.
La Gnosi è la conoscenza della realtà soprasensibile “invisibilmente visibile in un eterno mistero”.
Il Soprasensibile costituisce, nel centro e al di là del mondo sensibile, l’energia motrice di ogni forma di esistenza. La Gnosi ci rivela ciò che noi siamo, che siamo divenuti, il luogo donde veniamo e quello dove siamo caduti, il fine verso il quale ci affrettiamo. Ma si trattava anche della scienza di Dio, di una teosofia e di una Conoscenza illuminante e salvatrice che non si riferiva al mondo nel senso tecnico del termine né all’”Io” quale lo si intende in psicologia. Il possesso di questa scienza stabiliva magicamente una misteriosa connessione tra l’Iniziato al sapere e la potenza propria di quel sapere. Come la luce — piuttosto che come la visione — essa donava la vita.
L’iniziato apprendeva una storia cosmica e teologica il cui tema era la caduta, ma non dell’uomo peccatore come nel cristianesimo, bensì di semidei cattivi e infedeli, arconti ribelli che avevano tradito il Dio buono, scavando orridi abissi di spazio e di tempo tra Dio e il mondo, dove l’uomo soffriva in stato di affliggente abbandono. Salvatori illuminati traversavano l’abisso e per mezzo della Gnosi aiutavano l’uomo a rianimare la fiammella della sua anima e a risalire verso il Dio della luce.
I Nuovi Gnostici assomigliano agli antichi in quanto essi credono alla conoscenza ed alla scienza, piuttosto che all’azione e al potere. Fisica e biologia moderne però sono evidentemente delle questue tecniche e non rassomigliano per niente ad una illuminazione-rivelazione. Il Logos spermaticos  stoico e gnostico — il cui culto ha portato alle strane e impressionanti contorsioni rituali dei barbelognostici e dei discepoli di Basilide, dopo le quali i più laidi riti hippies appaiono dei minuetti settecenteschi — non rassomiglia in niente al Logos participable che i Nuovi Gnostici si divertono a trovare sotto le scoperte della fisica e della biologia contemporanee.
Resta solo il termine “Gnostici” che é stato accettato per significare che essi cercano la vera Conoscenza non subordinata all’utilità pratica — quantomeno all’utilità immediata, perché lo scopo finale resta proprio l’”esistenza riuscita”.
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Il Movimento è aristocratico in tutti i possibili significati del termine. E’ la sua apparente debolezza, ma può essere anche la sua forza, perché è senza dubbio un pregiudizio credere che i movimenti religiosi debbano uscire da una classe popolare per essere vigorosi.
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Il Movimento è aristocratico in quanto rinuncia coscientemente ad ogni proselitismo e ad ogni pubblicità. E’ discreto senza essere segreto. I Neo-Gnostici considerano grossolana l’attrattiva del mistero e rinunciano ad ogni pittoresco e a tutto ciò che essi chiamano il “piccolo simbolismo, che essi condannano con una severita che io trovo eccessiva. La loro saggezza è simile a quella dei solitari di Port-Royal, uniti in comunità per convinzioni appassionate ma individuali, che li attiravano gli uni verso gli altri. Ognuno deve scoprire da sé la Via e la Verità e si converte per approfondimento scientifico e non per iniziazione rituale.

Essi ripudiano naturalmente ogni cerimoniale — una rarità in America dove si amano tanto le società pseudo-segrete e le massonerie di tutti i generi, per i blasoni che esse distribuiscono con poca o punta spesa. Essi ripudiano anche ogni cerimoniale intellettuale, poiché ognuno si inizia da se stesso al momento giusto e reinventa la Regola come nel gioco con le carte inventato da uno di loro (il gioco Eleusi) che consiste nell’indovinare la regola, non applicarla con astuzia.
Nell’Eleusi il maestro di gioco (ognuno lo fa a turno) fissa una regola segreta facendone un appunto scritto che sarà controllato alla fine del gioco. Egli pone quindi una carta sulla tavola ed accetta o rifiuta le carte giocate in successione dagli altri giocatori a seconda o meno che esse corrispondono alla regola. Il giocatore che indovina la regola si sbarazza più presto delle sue carte vincendo la partita. Naturalmente ci possono essere diverse fasi e diversi sistemi di conteggio dei punti. Questo gioco ha invaso l’ambiente universitario e quello dei ricercatori, per l’analogia che esso presenta con il metodo abituale della ricerca scientifica.
La Nuova Gnosi è come l’Eleusi: ognuno si inizia da sé; ognuno è, a turno e contemporaneamente, giocatore e maestro del gioco. C’e poi una specie di libera e mutua cooptazione - nondimeno severa perché la regola è sottile. Gli Gnostici pensano, inoltre, che il loro sistema di iniziazione rappresenti il sistema stesso dell’esistenza reale, dove ogni essere, prendendo l’iniziativa, deve scoprire ciò che si aspetta da lui il Maestro di Gioco sconosciuto.
Per un periodo molto breve, gli Gnostici si sono interessati all’arte “inferenziale” di John Cage, alla quale lo spettatore deve contribuire almeno quanto l’autore. Essi hanno pero smesso molto presto di prenderla sul serio, come del resto tutto ciò che rassomiglia, su qualsiasi piano, al buddismo Zen, che essi hanno finito per considerare uno dei flagelli del nostro tempo.

La Nuova Gnosi è una massoneria senza riti e senza cerimonie di intronizzazione, uno stoicismo o un epicureismo senza ricette morali, dove ciascuno mette alla prova, per sé e per gli altri, le sue regole di atteggiamento e di comportamento, i suoi “montaggi” sperimentali così che la Regola buona si sviluppa a poco a poco dai tentativi e dagli errori in buona fede.
Anche per questo il sistema rassomiglia superficialmente a quello degli hippies differendone in profondità. Perché le iniziative e le libere induzioni sono in ultimo giudicate — e per la maggior parte eliminate — da una selezione che è dello stesso tipo della selezione naturale pero molto più rapida, agendo in una società intelligente e agile.
In un altro senso gli Gnostici non vogliono essere e non sono aristocratici. Essi non vogliono essere né high browegg head e hanno orrore dei pedanti che si arroccano dietro un linguaggio saccente per impressionare la gente, che non parlano che di democrazia e socialismo nel momento stesso che formano un clan privilegiato di chierici tronfi e soddisfatti di sé. Gli Gnostici si sentono “proprietari terrieri” solo per le terrae cognitae et incognitae della conoscenza, con venerazione per il “Sovrano sconosciuto”.
Aristocratici, essi potrebbero anche passare per “reazionari”; anche se il termine in America non ha molto significato. Non si può affermare che essi non abbiano alcuna ammirazione per i due grandi demolitori moderni, Marx e Freud, questi fracassatori della filosofia e della società, questi riduttori e decompositori. Ma essi esecrano i loro seguaci, i loro commentatori ed epigoni, soprattutto Wilhelm Reich e Herbert Marcuse.
In effetti essi vanno avanti con il dichiarato proposito di mettere fine al periodo di dissociazione e riduzione che da troppo tempo dura e accumula guasti. La Nuova Gnosi si contraddistingue anche per la sua ambizione “organica”, contro lo snobismo disorganizzatore che corrode tutte le società civilizzate.
Secondo gli Gnostici, solo per le menti superficiali i “riduttori” hanno reso anacronistico il pensiero organico centrale e normale dell’umanità, quale si manifesta nelle credenze tradizionali, irrazionali o transrazionali, e nelle filosofie che approfondiscono queste credenze senza distruggerle.
I “riduttori” hanno una visione molto locale dell’uomo, una visione troppo antropocentrica e scientificamente sorpassata.
Gli Gnostici hanno invece una visione cosmocentrica — e forse teocentrica — conforme, dicono, alla scienza contemporanea e alla sua cosmologia “conchiusa”. Non ne vogliono sapere di una religione umanista limitata alla comunità umana. L’uomo deve tenere nel mondo il suo posto di Scimmione che ha momentaneamente fatto una buona riuscita.
Far ruotare la filosofia e la religione intorno all’organizzazione sociale ed economica (o piuttosto intorno a qualche modalità accessoria di questa organizzazione), o intorno all’organizzazione poliziesca degli Stati, oppure al modo di soddisfare la libido di quello Scimmione e alla sua maniera di parlare e di comunicare le sue impressioni alle altre scimmie sue congeneri, tutto ciò sembra agli Gnostici un’idea comica, una rivoluzione mentale anticopernicana.
[…]
“Per capire le leggi dell’organizzazione sociale, dell’amore, del linguaggio, se non se ne fa una creazione arbitraria del1’uomo, bisogna invocare una Sorgente, una Unità, un Ordine universale. Non si può essere contemporaneamente il Tolomeo e il Copernico della cultura.” “Quando si "crea" una forza centrifuga facendo girare un secchio d’acqua, non si crea assolutamente niente, si constata solo la presenza di inerzia che di per sé non avrebbe né senso né esistenza se non ci fosse tutto ciò che esiste nel cosmo. Si può dunque dire, come Mach, che l’universo, girando attorno al vostro secchio, attira l’acqua verso le pareti. E’ però escluso- che possiate parlare di massa e inerzia "separate"”.
L’idea di Mach — di cui essi peraltro non apprezzano la filosofia — è uno dei riferimenti costanti degli Gnostici fisici.
Essa é sempre presente alla loro mente e si sa che è stata per Einstein una prima e fondamentale ispirazione. Molti di essi poi riprendono la teoria di Eddington, tuttora contestata, secondo la quale i fenomeni atomici e le loro dimensioni sono in stretta relazione con l’intero cosmo, o uranoide, e non potrebbero prodursi in un universo vuoto. Sciama, Fred Hoyle ed altri ammettono che l’intensità delle interazioni locali dipende dalle condizioni generali del cosmo.

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