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sabato 3 settembre 2011

UN'ANTICA PARABOLA SUFI

Un sant’uomo camminava lungo il fiume pensando alla natura della vera santità. Era un uomo preciso, si atteneva alle leggi sacre e riteneva suo sacro dovere notare le fragilità sue e degli altri. Studiava e pregava con impegno per diventare quanto più perfetto possibile. Mentre camminava lungo il fiume, recitando le sue preghiere, sentì echeggiare da lontano, sull’altra riva del fiume, la più santa delle preghiere del suo ordine.
La preghiera, come era previsto, veniva ripetuta più e più volte per indurre, in chi la recitava, una trance devota. Quella preghiera, però, disturbava il sant’uomo: chiunque la stesse recitando non l’aveva imparata a dovere, le sillabe delle prime parole erano nell’ordine sbagliato.
Il sant’uomo sapeva che un requisito fondamentale per ottenere la beatitudine nella vita successiva era tendere alla perfezione nella vita presente. Chiaramente, l’errata recitazione dell’importante preghiera rappresentava per il pellegrino al di là del fiume una minaccia al raggiungimento del paradiso. L’opportunità di "fare una buona azione", correggendo quel fedele, indusse il sant’uomo ad affittare una barca per attraversare il fiume e cercare l’uomo che stava straziando quelle sante e bellissime parole. Mentre remava tra le piccole onde affrontando la corrente, la sua mente si rivolse a un curioso fenomeno relativo alla santità, a cui non aveva mai avuto l’opportunità di assistere. Pensò che c’era bisogno di raggiungere elevatissimi livelli di santità per riuscire a camminare sull’acqua. Forse, se fosse stato capace di perfezionarsi ancora un pò, compiendo atti come quello a cui si stava dedicando in quel momento (la necessaria correzione di un maldestro peccatore che non si era impegnato abbastanza a imparare per bene le preghiere) anche lui, un giorno, sarebbe stato capace di raggiungere il livello di santità necessario per camminare sull’acqua. E un’altra cosa: era certamente dovere di tutti gli uomini giusti consigliare e correggere coloro che sbagliano. Com’era un dovere accettare il consiglio e le regole con umiltà e senza chiedere spiegazioni. L’errato esordio della preghiera si affacciò di nuovo alla sua consapevolezza, disturbando le riflessioni sulla santità e sulle sue più elevate manifestazioni. Il suono proveniva da un’isola in mezzo al fiume. Si avvicino a un piccolo molo, legò la barca, percorse un sentiero e si stupì di trovare, all’interno di una piccola grotta, un sant’uomo del suo stesso ordine in preghiera.
“Fratello — disse il rematore sudato — mi sono preoccupato di remare fin qui per farti notare che stai recitando nel modo sbagliato le tue preghiere. Dici "yee moo yen zaa" invece di "yen moo zaa yee".”
“Grazie — disse l’eremita. Mi era venuto il dubbio di star commettendo un errore e ti sono veramente grato per esserti dato tanto da fare. Potresti ripetermi di nuovo la formula corretta in modo che mi sia più facile seguire la via più illuminata?”
Il sant’uomo ripeté la versione corretta e tornò alla sua barca. Mentre remava rifletté sulla natura delle buone azioni e sul dovere dell’uomo dotato di una morale di restituire l’ordine corretto a un mondo confuso. Atti di santità come quello erano i segni e i simboli dell’avvicinamento alla vera santità e al paradiso; Si stupì molto quando venne nuovamente disturbato nelle sue riflessioni da una voce che lo chiamava.
“Aspetta un momento, per favore”,
disse la voce al di là delle onde.
Guardando; il sant’uomo vide l’eremita che camminava veloce sull’acqua verso di lui.
“Mi dispiace moltissimo disturbarti ancora, ma credo di avere una pessima memoria e non sono un bravo allievo. Hai detto "yen zaa moo yee" o "yen moo zaa yee"?”
“Yen moo zaa yee”
rispose, intontito, il sant’uomo.
“Grazie. Che la tua buona azione sia ricompensata come merita.”
E cosi dicendo l’eremita si volto e tornò indietro camminando leggero sull’acqua. 
Owen N., Le parole portano lontano, Ponte delle Grazie, 2001, pagg. 93-95