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sabato 15 ottobre 2011

Scienza E Coscienza Dal Punto Di Vista Sistemico.

Scienza E Coscienza Dal Punto Di Vista Sistemico.
Tratto da: Demetrio P. Errigo – Sentieri Sistemici. Dalla Filosofia alla Sistemica alla Tecnoscienza – Loffredo Editore – 2011 pp. 152-155.

Non esiste differenza tra scienza e coscienza e qui si cercherà di dimostrarlo. Esiste un sistema globale caratterizzato da una serie di sottosistemi ognuno dei quali a sua volta e composto da sottosistemi, ognuno dei quali...etc.
Il limite della decomposizione non è per il momento determinabile: chi pensa al modello standard, chi alla teoria delle stringhe, chi, d’altro canto, all’universo olografico e chi ad altro ancora. A ben osservare queste teorie
(per ora puramente speculative), pur avendo una vivibilità intrinseca e differenziante, in vero hanno un punto in comune: la reductio ad unum e la pluricomposizione della realtà. E i due termini del punto in comune (reductio ad unum e pluricomposizione) possono entrambi essere valutati o come inizio ricerca o come fine ricerca. Però si possono considerate esistenti simultaneamente entrambe le definizioni (inizio, fine) perché il procedere della visione globale umana avviene in termini fenomenici, quindi da uno stato valutativo intermedio tra i due. Chi osserva può da questo stato, indurre o dedurre ovvero assieme indurre e dedurre.
Una visione di questo tipo non reifica l’essenza ma valuta e giustifica un esserci. Infatti il nostro cervello è si creativo ma non nel senso di reificante, solo nel senso di raffigurante e di significante.
Ritorniamo al sistema iniziale con tutti i suoi sottosistemi a loro volta compositi. Ognuno di noi appartiene ad un sottosistema ed è a sua volta un sottosottosistema. Finora abbiamo parlato solo di sistema perché per sua definizione é costituito da un insieme strutturato, finito e numerabile di elementi, fra loro di natura omogenea. E’ per la presenza della struttura, che lo definisce, e degli elementi di insieme, in esso avvengono azioni e reazioni che determinano equilibri di tipo dina-
mico (caos). Anche tra sottosistemi connessi strutturalmente tra loro si definisce sistema ciò che li connette. Quindi anche in un sistema avvengono equilibri dinamici tra sottosistemi. Tutte queste situazioni caotiche generano la complessità del sistema (o del sottosistema). Allora, per il momento abbiamo stabilito che caos e complessità coesistono in modo essenziale, avendo entrambi definizioni ben precise.
Ed ora possiamo aggiungere che caos e complessità derivano dalla non linearità (cioè non la semplice proporzionalità) delle azioni (e corrispondenti reazioni) che nel caso “umano” si definiscono comportamenti, “pensieri, parole, opere ed omissioni”.
La non linearità dipende solo dal numero e dal grado delle interconnessioni tra i nostri sottosistemi: in ultima analisi dal nostro “io”. Da questo punto di vista possiamo dire che la nostra “macchina neurale” con tutti i suoi annessi e connessi (sistema immunitario, sistema endocrino, etc.) riproduce la quintessenza della complessità in cui il caos (equilibrio dinamico) rappresenta la confluenza di ogni vitalità elettromagnetica, termodinamica, elettrochimica: insomma biochimica.
Per poterci intendere fino a questo momento occorre perfezionare il concerto fondamentale, quello di sistema, con degli esempi concreti.
Un individuo appartiene ad un insieme di elementi-individuo e fra questi elementi, per la coesistenza, vengono introdotte delle norme, delle regole, cioè una struttura. L’insieme così strutturato diventa un sistema. Lo stesso individuo può relazionarsi in modo specifico per esempio con un altro generando così un altro insieme (in questo caso sottoinsieme) che potrebbe essere definito famiglia (da matrimonio o da convivenza) che essendo anch’esso regolato da leggi o norme diventa analogamente un sistema (in questo caso un sottosistema) a due elementi o a tre o più, a seconda della propria etnicità.
Lo stesso individuo può aderire a un altro sovrainsieme o per tipo di cultura o per tipo di opinioni politiche o per tipo di senso religioso o per tipo di senso morale. Ed anche questi insiemi avranno una loro struttura portante e pertanto anch’essi saranno dei sistemi. Allora uno stesso elemento singolo è in grado di appartenere a più sottoinsiemi (e quindi sottosistemi) e la sua psico-fisicità avrà connotazioni e colorazioni diversificate in funzione delle sue appartenenze. Il suo tipo di vita e le sue azioni e reazioni comportamentali saranno dettate anche dal tipo di appartenenza scelto o a volte imposto.
La complessità e le attività non lineari derivano proprio dall’appartenenza a questo numeroso ensemble di strutture che vincolano l’individuo liberandolo, nel contempo, dal suo isolazionismo. E l’adattamento o l’attività in sé, generano quello che si chiama proprio l’equilibrio dinamico, il caos, il continuo divenire e trasformarsi eracliteo.
Questo è un semplice discorso riferito all’umano. Ma analogo discorso vale per il mondo zoologico non squisitamente umano. E parimenti per il mondo vegetale o affine. Il discorso si fa un po’ più complicato per il mondo minerale. Ma è una questione di punti di vista e soprattutto di paradigmi interpretativi, su cui non interverro per non appesantire la sintesi. Infatti occorrerebbe tutto un discorso vibrazionale in cui la musica e la matematica giocano un ruolo fondamentale.
Per procedere, a questo punto si pone il problema del pensiero; cos’è, com’è, dov’è. Per fare ciò dobbiamo postulare l’esistenza di un connubio fondamentale corpo-pensiero che va molto al di là della teoria dell’identità che si è sperduta nella rincorsa dei rapporti mente-cervello.
La nostra fenomenicità è corpo e pensiero. Non solo la nostra, ma anche di chiunque o qualunque cosa che sia altro da noi. Sarebbe come ammettere che materia e pensiero sono due modi di essere dell’energia. Che noi stessi siamo energia, materia come energia condensata e che il pensiero e l’onda informativa che la circonda, che ci circonda, che contiene l’universo. Materia come un insieme di fermioni (partic-onde distinguibili), pensiero come insieme di bosoni (partic-onde indistinguibili), entrambi e contemporaneamente facenti parte di un tutto, un superspazio tensoriale in cui simmetria ed antimetria sono coesistenti, con loro proprie regole di cui noi intravediamo determinate specificità unicamente settoriali.
Allora, il tutto che ci circonda non è distinto da noi, perché anche noi siamo il tutto ed il tutto e all’interno di noi.
Noi siamo contemporaneamente parte e tutto, infinito e infinitesimo. Siamo il tempo, siamo anche nel tempo e ne siamo anche al di fuori. Costituiamo uno spazio ma ne siamo anche al di Fuori. Siamo limitatezza ed illimitatezza, siamo mortali ed eterni. Siamo ogni colore, siamo ogni loro somma e loro differenza. Siamo luce, ombra e vuoto. Siamo qualsiasi nota musicale ed assenza di vibrazione. Siamo assonanze e dissonanze e puro silenzio. Siamo isole e penisole e continenti. Siamo terra e onde del mare. Siamo il mondo, dentro questo mondo e fuori di questo mondo. Siamo strutture e funzioni. Siamo ciò che pensiamo. Siamo ciò che introiettiamo e ciò che emettiamo. Insomma noi siamo contemporaneamente parte e tutto, ma siamo anche il nulla. Solo con quest’ultima consapevolezza entra in campo la speranza. Speranza che non dipende molto dalla “Corona” o dalla “Terra”, ma anche da tutto ciò che sta in mezzo a questi due Chakra. E soprattutto tutto ciò che sta in mezzo origina il nostro senso religioso.
Solo la libertà ci consente di optare per un nostro adeguamento dogmatico-religioso per una nostra strada sacrale anideologica.
Come è facile dedurre da quanto sopra, anche se presentato in modo riassuntato, non esistono differenziazioni strutturali tra scienza e coscienza, ma solo funzionali e questo in qualsiasi sistema o parte di esso. Insomma sostanzialmente sono coesistenziali ed indivisibili come del resto qualsiasi altra definizione di qualsiasi altro contenitore.