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giovedì 3 novembre 2011

IL CERVELLO EMULATORE DI REALTÀ

Il cervello emulatore di realtà
Il nostro cervello emulatore formula dunque una serie di ipotesi.
Ma non si limita a simulare la realtà, bensì emula un mondo possibile. Suppone per esempio che gli oggetti siano rigidi o trasforma il mondo percepito per renderlo il più simmetrico possibile, a costo di provocare deformazioni (percettive) della realtà fisica. Il cervello fenomenico ha le proprie leggi di interpretazione. Shepard ipotizzava che la percezione fosse un’allucinazione guidata all’esterno. Secondo questo autore, l’immagine mentale e alcune forme di pensiero non sono altro che percezioni simulate interiormente, a livelli di simulazione sempre più astratti.
Il fisico Koenderink si é dedicato allo studio della percezione umana ed è stato tra i primi a ipotizzare che il cervello non elabori le informazioni visive o tattili secondo una geometria euclidea; a suo parere un cervello normale produce allucinazioni: la percezione non è una rappresentazione di un mondo che esisterebbe indipendentemente da noi.
Koenderink scrive:
“Le percezioni non sono nel cervello, né nel mondo, sono nell’esperienza”.
Ecco il motivo per cui le differenze interindividuali sono così accentuate: 
“Le variazioni in funzione dell’osservatore sono considerevoli. Trovo variazioni nella valutazione di profondità di cinque volte in diversi soggetti. Allo stesso modo rilevo differenze d’attitudine nel piano frontoparallelo anche di settanta volte,  uno scarto enorme, che non viene percepito dai soggetti quando commentano l’immagine”.
Queste differenze considerevoli sono legate al fatto che noi cerchiamo di semplificare selezionando ciò che é pertinente per noi nel mondo sensibile in ogni momento, ma anche al fatto che emuliamo una serie di mondi sensibili.
Queste idee sono antiche. Lo scienziato Ernst Mach comincia così il suo trattato di meccanica, pubblicato nel 1883:
“Il più diretto e, in qualche modo, il più importante dei problemi che la nostra conoscenza cosciente della natura dovrebbe permetterci di risolvere è l’anticipazione di avvenimenti futuri in modo che possiamo sistemare i nostri affari presenti in accordo con tali anticipazioni […] e che possiamo trarre previsioni per il futuro […] Formiamo immagini e simboli di oggetti esterni; la forma che diamo loro é tale che le conseguenze necessarie delle immagini nel pensiero sono sempre le immagini delle conseguenze necessarie nella natura delle cose che abbiamo rappresentato. Perchè questa esigenza sia soddisfatta, deve esistere una certa conformità tra la natura e i nostri pensieri”.
Il nostro cervello é decisamente un emulatore di realtà. Un aspetto fondamentale della semplessità è questa attività creativa del cervello, che risolve la complessità del mondo esterno producendo percezioni compatibili con le intenzioni riguardo il futuro, la memoria del passato e le leggi del mondo esterno che ha interiorizzato.
Crea, in fondo, un vero e proprio Umwelt. Che ovviamente ha un prezzo: l’errore.

Alain Berthoz – La Semplessità – Codice – 2011 – pp.56-57