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lunedì 12 dicembre 2011

L'ALBERO DI NATALE UN ARCHETIPO DI VITA

Ogni anno, nel periodo a cavallo con il solstizio d'inverno, si riaccendono le luci di un simbolo fra i più antichi dell'umanità: l'albero di Natale.
L'albero di Natale è una delle più diffuse usanze del periodo del solstizio di inverno, coincidente più o meno con il nostro Natale cristiano, così come con altre festività precristiane nei culti solari.
Si utilizza in genere di un abete addobbato con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro.
L'abete, essendo una conifera sempreverde, richiama il perpetuarsi della vita anche in inverno. Presso le antiche scuole iniziatiche, la forma simmetrica dell’abete e i rami sempre verdi, simboleggiavano la vita che dura per sempre. Gli addobbi luminosi (candele, e oggi lampadine) simboleggiano le perle di saggezza che si conquistano per ogni esperienza fatta e compresa, per giungere lungo un percorso iniziatico alla stella cometa in cima all’albero, che rappresenta il completamento della Grande Opera, cioè il punto di arrvio del viaggio iniziatico.
L'Abete era anche l'albero sacro ad Artemide e al Nord era considerato l'Albero della Nascita.
Secondo la Genesi, nel giardino dell'Eden vi erano due alberi, uno era quello della conoscenza del bene e del male da cui mangiarono Adamo ed Eva, l'altro era l'albero della Vita, mangiando i cui frutti si poteva accedere all'immortalità penetrando il grande mistero della vita eterna. La vita eterna è quella promessa dal Cristo (il Dio-Uomo, che da la vita) che nasce (secondo una millenaria tradizione anteriore al cristianesimo) la notte di Natale.
L’albero di Natale è dunque l'albero della vita con tutti i Chakra accesi. Attraverso la luce che scaturisce dall’archetipo dell’albero, l'uomo può svelare a se stesso il suo universo interiore; le decorazioni sono i simboli esteriori che richiamano ciò che dobbiamo far accendere nei mondi interiori.
E’ noto che l’albero è un archetipo dotato di importanti significati sia essoterici che esoterici. L'albero come simbolo della vita ha origini molto antiche e trova riscontri in diverse religioni.
L'albero di Natale rievoca dunque l'idea dell'immortalità espressa miticamente dall'Albero della Vita, esso è un archetipo universale di molti popoli: è l'Albero Cosmico.
Troviamo l’albero come archetipo di nascita (del Sole) presso diverse popolazioni di ogni epoca e luogo.
Su una tavoletta babilonese  (1850 a.C.) è raffigurato un albero stilizzato, ai cui rami sono appese delle losanghe che raffigurano gli astri mentre, alla sommità, è raffigurato il Sole, che domina. Questo è ad oggi il più antico albero di “Natale” (a Babilonia il Dio Sole Samash era festeggiato il 25 dicembre) finora rinvenuto .
Per le popolazioni Indoeuropee, rappresenta la manifestazione divina del cosmo. l'albero Cosmico indiano lo Asvattha, (l'albero capovolto) "il puro, il Brahman. Tutti i mondi riposano in lui" (Katha - Upanishad VI, 1) e, il germanico Yggdrasil "cavallo di Odino" (cavallo come mezzo che conduce al mondo superiore), l’Albero della Vita della Genesi, ecc.
Nell'antico Egitto l'Albero sacro per eccellenza è Nehet, il sicomoro, "sui cui rami abitano gli dèi", ma anche Djed, la colonna sacra munita di quattro capitelli, ritenuta a sua volta simbolo della colonna vertebrale umana.
Nello sciamanesimo siberiano, lo sciamano dopo avere eseguito il sacrificio di un cavallo al dio Bai Ulgan (spezzando all'animale la colonna vertebrale), compiva il "volo mistico" verso il Cielo arrampicandosi sul pilastro centrale della tenda, conica (forma dell’albero natalizio) per uscire poi dal foro centrale della tenda. Più tardi la tenda venne sostituita con un albero (detto “strada” verso il divino) della stessa forma.
Anche nelle Americhe troviamo il simbolo dell'Albero cosmico ritorna nell'uso Sioux di piantare un albero al centro dello spazio riservato alla danza del Sole. Per gli Aztechi era l’emblema di Quetzalcòatl, Dio supremo, capostipite degli Aztechi, nonché demiurgo solare simbolo incarnato della divinizzazione dell'uomo.
Secondo una tradizione cinese l'albero Chien-mu (Legno diritto) è al centro del mondo e lungo di esso ascendono i sovrani per accordare fra loro Cielo e Terra.

Dalla tradizione dello Yggdrasil "cavallo di Odino" deriva la successiva usanza cristiana dell’albero di Natale in Nord europa.
"Io so che esiste un frassino chiamato Yggdrasill, un alto albero, bagnato di bianca brina; di là derivano le rugiade che cadono nelle valli, e sempre verde sta presso la fonte di Urdhr" (Volüspa, 19).
Nell'Impero germanico in periodo medioevale erano assai diffuse le Sacre rappresentazioni di Adamo ed Eva: il 24 dicembre, giorno in cui il calendario cristiano commemora i progenitori biblici. Era usanza allestire nelle chiese rappresentazioni in cui il vecchio Adamo, giunto all'età di 932 anni, sentendosi vicino alla morte, invia il figlio Seth alla ricerca dell’Eden. Seth raggiunge la sua meta e ritorna quando Adamo è già morto, portando con se tre semi che, sparge sulla tomba del padre. Dai semi nasce un abete che ha miracolosamente in sé le caratteristiche del pino, del cedro e del cipresso. Arriva allora un centurione romano che dal legno dell’abete fabbrica la croce; simboleggiando così la corrispondenza tra il primo Adamo e il Cristo-Adamo. Per i primi cristiani infatti la Croce era l'"albero immortale" piantato al centro del mondo, là dove Adamo era stato sepolto.

Scriveva Sant’Ambrogio:
"il Cristo è l'Albero della Vita", (De Isaac et anima, 5,43) 
mentre per San Cipriano (Hymnus de Pascha) la Croce è un albero che sale fino al Cielo e fa scaturire dalle sue radici una meravigliosa fonte di vita.

Celti, Sassoni, e Normanni portavano alberi in casa per tener lontani gli spiriti maligni, gli Egiziani vi portavano le palme e i Romani gli abeti. Come segno di venerazione verso gli alberi consacrati, dagli antichi babilonesi in poi sorse l’usanza di appendere frutti (fichi o mele, che richiamano il “frutto della conoscenza della Genesi) come offerte alle divinità. Tradizione che poi si diffuse in tutto il nord Europa: per compiacere gli Dei, i contadini appendevano sugli alberi i frutti dei loro raccolti.
Questa antica tradizione fu abbandonata durante il medioevo e ripresa più tardi. Se ne trova traccia documentata a Strasburgo, in Germania, nel 1539, ma pare che fino all’Ottocento sia rimasto un semplice fenomeno locale.
Una antica legenda racconta la nascita dell’albero di Natale come simbolo cristiano ad oper di Giovanni Tauler vissuto intorno al 1300 d.C.. Tauler un giorno vicino Natale capì che all'uomo occorreva un simbolo esteriore da poter contemplare e far entrare nel profondo consciamente o inconsciamente. Un simbolo che trasmettesse lo Spirito che inonda la notte di Natale. Allora prese un albero e lo riempì di luci, affinchè quello splendore nella notte potesse esteriorizzare la Luce che doveva nascere dentro ognuno alla mezzanotte.
Nel XVI secolo, fabbricanti germanici e svizzeri cominciarono a produrre ninnoli di vetro soffiato, gli americani successivamente aggiunsero l’idea delle lampadine.
Solo nel 1840, la duchessa di Orléans, imitando l’ambasciatore asburgico, fece addobbare un enorme albero nel giardino delle Tuilleries a Parigi, e la moda dilagò così tra tutte le corti europee.
E' da allora che l’antichissimo ed immortale simbolo dell’Albero del Natale è tornato ad adornare con il suo enorme potenziale evocativo la festività più sentita ed importante dell’anno; una festività che va oltre le divisioni di tempo, spazio e religione ed abbraccia con i suoi significati universali tutta l’umanità.

di Gandolfo Dominici

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