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domenica 1 gennaio 2012

La simbologia dei nodi

I significati del nodo sono molto diversi tra le diverse epoche e culture.
In alcune culture antiche era proibito indossare nodi in determinate occasioni (parto, matrimonio, morte).
Per gli Egizi il nodo si trova di frequente rappresentato nell’iconografia e nelle sculture in diverse posizioni: sulla testa, in mano o nelle cinture alla vita.
Il nodo di Iside è simbolo di immortalità è rappresentato su alcuni sarcofaghi.Esso è spesso formato con un laccio da calzare, perché il calzare; il calzare infatti lascia un traccia vivente sulla terra che calpesta.
Nell’antica Grecia durante la processione di Dioniso le donne si scioglievano i capelli; mentre fra i romani il flamine di Giove non doveva portare alcun nodo né sull’abito né nei capelli.
In Russia il nodo aveva una funzione rilevante nell’amore e nei rituali matrimoniali; l’abito nuziale, prevedeva infatti una cintura intrecciata con nodi con funzione scaramantica contro il malocchio.
In Marocco esiste un’antica usanza secondo cui lo sposo può avere rapporti sessuali con la sposa solo dopo aver sciolto sette nodi dalle sue vesti.
Una tradizione araba ancora in uso oggi il marito lega due rami di un albero prima di partite per un viaggio, se al suo ritorno trova i rami ancora legati è segno che la moglie gli è rimasta fedele.
Nelle tradizioni islamiche il nodo è simbolo di protezione contro il malocchio, cosi come avveniva presso i Greci e gli antichi Romani.
Esistono anche numerosi riferimenti ai “nodi magici”. Il Corano fa riferimento alla pratica delle streghe che annodavano nodi magici su cui soffiavano per legarvi un sortilegio.
Si parla anche di nodi magici da adoperare contro i nemici umani. M. Hamidullah nella sua traduzione del Corano raccomanda, di pregare Dio contro “il male di quelle che soffiano sui nodi”.
Ma i nodi possono anche essere benefici, utilizzati per difesa contro animali selvatici, demoni, malattie e persino contro la morte. 
Come nell’antico Egitto era segno di vita al contrario in altre culture al nodo è spesso associato un significato di morte. Nella mitologia greco-latina le Moire annodano e tagliano il filo della vita umana.
Nella mitologia indiana, i nodi sono legati alla divinità della morte Yama, ai demoni ed alle malattie.
In Iran il demone Astovidhatush lega l’uomo che sta per morire.
Gli Arunta australiani credono che i demoni uccidano gli uomini legando fortemente la loro anima con una corda per portarli nel Paese dei Morti.

Ma altri nodi hanno anche altri significati. Possono anche rappresentare gli intrecci della vita e le sue fatalità.
Quando intrecciati ripetutamente lungo una corda, i nodi possono rappresentare i vincoli che legano tra loro più persone in una sorta di catena di unione.
Il singolo nodo assume significati ben più specifici, cioè i compiti che ogni nodo deve svolgere per dare uno scopo preciso all’intera catena.

Il nodo è anche costrizione, intralcio, difficoltà, attorcigliamento.
Abramo Abulafia (XII secolo) sostiene che lo scopo della vita è quello di liberare l’anima, cioè slegare i diversi nodi delle corde che la legano. Dopo avere sciolto tutti i nodi sopraggiunge la morte, cioè la vera vita. Analogo concetto si ritrova nel buddismo tibetano ne "Il libro dello scioglimento dei nodi”. Sciogliere è in relazione sia alla crisi che alla morte, sia alla soluzione che alla liberazione.
Secondo questa accezione dunque, da un punto di vista spirituale sciogliere i legami significa liberarsi dagli affetti per vivere su un piano più elevato.
Bisogna disfare, risolvere, sciogliere i nodi e non tagliarli come fece Alessandro con il nodo gordiano.

Il timone del carro di Gordio , re di Frigia, era legato con un nodo cosi intricato che nessuno sapeva scioglierlo.
Secondo l’oracolo, colui che vi fosse riuscito avrebbe conquistato il mondo. Moltissimi tentarono l’impresa, ma nessuno vi era mai riuscito. Nel 331 Alessandro Magno, durante la sua impresa contro il re persiano Dario, entrò nella città di Gordio e tagliò il nodo con un colpo di spada. Alessandro conquistò l’Asia, ma la perse subito ed il nodo si riformò.
Il nodo gordiano può essere visto come un nodo di natura sociale e psicologica. Se la spada di Alessandro rappresenta il lampo di genio (la soluzione nella non soluzione), forse scioglierà il nodo, ma se è solo simbolo di un atto di violenza il nodo si riforma.
Psicologicamente il nodo è simbolo di tutto ciò che limita. La pazienza, che scioglie invece di tagliare, assicura la libertà duratura perché basata sulla conoscenza delle cause e delle modalità del nodo e non su un gesto di mera violenza e ribellione

Nell’anello (principio femminile) si introduce l’estremità della corda (principio maschile). Schematicamente questo simbolo figura la forma di otto coricato, come il simbolo matematico dell’infinito. Girando nel nodo la corda ritorna al suo senso primitivo e le intersezioni centrali del laccio formano una doppia croce. Questo giro del nodo ricorda l’alchemico uroboros.

Papus e Wirth vedono il segno dell’infinito anche nel copricapo del Bagatto (Bateleur, il mago).

Papus chiama tale segno:

“il segno divino della vita universale”.
Wirth scrive:
“E’ permesso accostare questo simbolo orizzontale alla sfera vivente costituita dalle emanazioni attive del pensiero. Portiamo attorno a noi il nostro celo naturale, dominio in cui il sole della ragione percorre la sua eclittica ∞ trattenuto negli stretti limiti di ciò che ci è accessibile”.
Anche Eudes Picard definisce il simbolo dell’infinito:
“simbolo della vita e dello spirito universale”.
In realtà il simbolo matematico dell’infinito è più recente dei Tarocchi (1665), ma il nodo dell’amore e la ciclicità che esso rappresenta è invece molto antico e si può definire un archetipo che ha origini remote.
Sono state ritrovate cassette sarcofago egiziane, contenenti serpenti imbalsamati, sul cui coperchio è rappresentato un serpente il cui corpo e intrecciato in un nodo d’amore. Anche la denominazione di “d’amore” sembra corrispondere con l’archetipo di eternità che si perpetua appunto grazie all’amore tra maschio e femmina.