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domenica 1 gennaio 2012

MAGIA

Cosa significa la parola “magia”?
C’è chi la ritiene “la scienza delle scienze” e chi la considera frutto della superstizione e dell’ignoranza.
Chi ha ragione?
Per rispondere a questa domanda occorre riferirsi agli studi di chi ha studiato e conosciuto tale fenomeno, cercando di evitare stereotipi e preconcetti.
Occorre capire l’etimologia della parola “magia”.

Giuliano Kremmerz, (al secolo Ciro Formisano, medico omeopata napoletano dell’800), al riguardo dice:
“Tra il materialismo scientifico e il misticismo di oltre tomba c’é un tratto inesplorato che cangia ai due estremi il loro carattere di inflessibile esclusività, e che la scienza dell’uomo é nello stato intermedio di vita e di morte che fu detto MAG, rivelatore dell’esponente ignorato e potentissimo della natura umana” (G. Kremmerz, 1951. P.8)
Secondo Kremmerz il vocabolo magia deriva dunque da MAG che è uno stato particolare dell’uomo, in cui si manifestano dei particolari poteri.
Louis Chochod sembra concordare con Kremmerz e scrive:
“La magia è un’arte speciale che si fonda sulla esistenza di forze naturali, poco note o mal note, normalmente sottratte al potere degli uomini. Conoscere tali forze, incanalarle, e in una certa misura utilizzarle, tale e l’oggetto dell’arte magica”.(Chochod, 1979, p.9)
E ancora Chochod dice:
“Una tradizione attribuisce alla magia il sapere per eccellenza”. (Ibidem p.25)
Maurice Bouisson, va oltre:
“ […] l’appellativo di mago proveniva da una tribù di origine non ariana che, insieme ad altre tribù ariane, popolo anticamente la Media [...] I magi costituivano la casta sacerdotale. La citta di Hagmatana, l’odierna Hamdan, veniva chiamata dai greci Ebactana-dei-magi. Di questa casta facevano parte indovini, astrologi, interpreti di sogni, aruspici".(Bouisson, 1962, p.18)
Seconodo Dumas (Dumas, 1968) gli esperti in cose magiche guarivano i malati.
Ma se andiamo a guardare alla tradizione iniziatica della magia dei Misteri Eleusini troviamo che essa è principalmente uno strumento conoscitivo e religioso
Nei Misteri Eleusini vi era una netta distinzione tra la parte essoterica che aveva una massiccia partecipazione popolare, e quella esoterica riservata ad una ristrettissima cerchia di iniziati.
Secondo Colli (1978) i Misteri Eleusini sono una tecnica conoscitiva di tipo “sciamanico”. Durante le cerimonie dei Misteri Eleusini, , gli iniziati miravano ad ottenere una “visione suprema”, indescrivibile e profonda (qualcosa che a chi scrive sembra analoga alla visione di Ermete nel Pimander).
Tramite la “visione degli dei”, l’iniziato acquisiva anche poteri taumaturgici divenendo in grado di alleviare i mali corporei.
Tommaso Campanella, praticava la Magia naturalis, che a suo dire gli permetteva di mettersi in comunicazione diretta con Dio,
Nel proemio alla sua Metafisica egli scrive:
“Conoscenza vera si ha per un diretto e profondo contatto, con grande dolcezza, intrinsecandosi con l’oggetto. L’uomo conosce (sapit) in quanto fa suo il Sapore della cosa”. (Garin E., 1970, p.247).
Secondo Campanella per conoscere realmente un oggetto bisogna compenetrarsi con esso per assaporarne la vera essenza. Occorre dunque superara la finitezza di se stessi e dell’oggetto per stabilre con esso un rapporto; occorre “amarlo” e cosi entrare in contatto con il divino. Tale concezione rimanda al precetto religioso universale che dice che amando senza egoismi il mondo si ama anche anche l’Essere Supremo suo creatore. Come nei Misteri Eleusini occorre annullarsi nel divino attraverso il contatto speciale con le cose del mondo
Tale condizione di consapevolezza rende l’iniziato “diverso”. Al ruguardo Elémire Zolla asserisce che per conseguire l’estasi visionaria l’iniziato deve:
“strapparsi di dosso se stesso, la sua personalità sociale, le sue beghe e piccole preoccupazioni”. (Zolla E., 1978).
Tale condizione ricercata dall’iniziato è un modo di “vedere” , "assaporare" e "percepire" diverso dall’ordinario e più profondo, un sentiero che agli occhi profani lo fa sembrare “folle”. Ma è proprio tale “follia” la chiave della dimensione magico-esoterica. dimensione infinita.
I cosiddetti “poteri” che si otterrebbero in tale stato di “follia” sono però da ritenersi un mero effetto marginale, ma lo scopo principale è la conoscenza, la visione del divino.

Gandolfo Dominici

Fonti:
-Bouisson, La Magia, Sugarco, 1962.
-Chochod L., Storia della Magia,Mursia, 1979.
-Colli G., La sapienza greca vol. I, Adelphi, 1978.
-Dumas F. R., Storia della Magia, Mediterranee , 1968.
-Garin E., umanesimo Italiano, La Terza , 1970.
-Kremmerz G., Opera Omia. Il mondo segreto, Editrice Universale , 1951.
-La Porta G., Giordano Bruno , Bompiani, 2010
-Zolla E. , I letterati e lo sciamano, Bompiani, 1978.