Visualizzazioni totali

martedì 3 aprile 2012

La visione di Ermete

Corpus Ermeticum - Poimandres - I

Mentre un giorno io riflettevo sugli esseri e il mio pensiero di lì fu sommamente innalzato e tutte le mie sensazioni s'erano assopite, come avviene a chi è immerso nel sonno per sazietà o per la spossatezza del corpo, mi parve di vedere un essere immenso, senza limiti, che mi chiamò per nome e mi disse :
" Che cosa vuoi udire e vedere e con il pensiero apprendere e conoscere? "
E io dissi:
" Chi sei tu ? "
e disse:
"Io sono Poimandres , il Nous autentico e assoluto. So cosa tu vuoi e dovunque io sono con te" .
Io allora dissi:
"Voglio istruirmi sugli esseri, comprendere la natura e conoscere Dio. Oh quanto desidero ascoltare!" .
A sua volta mi rispose:
"Raccogli nel tuo intelletto tutto quello che vuoi apprendere ed io ti istruirò" .
Ciò detto, egli mutò di aspetto e allora improvvisamente tutte le cose mi si svelarono in un momento ed io ne ebbi una visione infinita, giacché tutto era diventato una dolce e gioiosa al punto che, per averla contemplata me ne innamorai.
Ma improvvisamente discesero le tenebre cupe e orribili di forma tortuosa a spirale, e da quel che si poteva desumere simile ad un serpente. Quindi l'oscurità si mutò in una sorta di natura umida, indicibilmente turbolenta esalante fumo come da fuoco ed un suono indescrivibile, un gemito indicibile. E ne uscì un grido inarticolato di richiamo che sembrava una voce di fuoco.
Dalla luce un Logos santo coprì la natura e un fuoco puro si sollevò dalla natura umida verso l'alto, ed era nello stesso tempo sottile, vivo e attivo; così l'aria, che è leggera, si unì al soffio salendo fino al fuoco dalla terra e dall'acqua sembrando prendere dal fuoco. La terra e l'acqua rimanevano dov'erano e strettamente unite insieme si che la terra non si percepiva disgiunta dall'acqua; erano tenute in movimento dal Logos spirituale che le sovrastava per quanto l'orecchio poteva percepire.
Poimandres mi disse:
"Hai compreso che cosa significa questa visione?"
E io dissi:
"Lo conoscerò"
E quella luce disse:
"Sono io, il Nous, il tuo Dio, colui che è prima della natura umida apparsa dall'oscurità. e il Logos luminoso uscito dal Nous è figlio di Dio"
e io dissi:
"Di che cosa si tratta dunque?"
ed Egli:
"Così intendi e conosci: ciò che in te è sguardo e ascolto è parola del signore e il Nous è dio Padre: essi infatti non sono seprati l'uno dall'altro, giacché il loro essere uno è vita"
Io dissi:
"Ti ringrazio"
Ed Egli:
"Dunque considera, penetra la luce e fai conoscenza con queste cose."
Dopo aver detto queste cose mi guardo a lungo ne-gli occhi, a tal punto che tremai nella sua immagine e quando ebbe voltato la testa, guardai nel mio Nous la luce che era costituita da innumerevoli potenze e che era divenuta un mondo senza limiti. Il fuoco intanto veniva avvolto da una grande potenza e, cosi dominato, aveva raggiunto la sua posizione. Queste cose ebbi chiare nella mente, contemplandole attraverso la parola di Poimandres.
Poiché sbalordito ero in preda al terrore, egli di nuovo mi disse:
"Hai visto nel Nous la forma archetipica, il pre-principio del principio infinito".
Questo mi disse Poimandres.
Io dissi dunque:
"Da dove si originano gli elementi della natura?".
E in risposta egli mi disse ancora:
"Dalla volontà di Dio che, avendo accolto in sé il Logos e avendo visto il bel mondo archetipico, lo imitò, forgiata in modo ordinato secondo i suoi elementi e le anime da lei generate".
Ora il Nous, essendo sia maschio che femmina ed esistendo come luce e vita, generò con una parola un altro Nous Demiurgo che, essendo Dio del fuoco e del soffio, creò i governatori in numero di sette; essi avvolgono in sfere il mondo sensibile e il loro govemo é detto "destino".
Subito il Logos di Dio uscì dagli elementi rivolti verso il basso in direzione di quella parte di natura così forgiata e venne a unirsi al Nous Demiurgo (era infatti della stessa sostanza); così che gli elementi della natura volti verso il basso furono lasciati privi di Logos divenendo semplice materia.
Il Nous Demiurgo, insieme al Logos che avvolgele sfere e le fa ruotare con fragore, diede avvio alla rotazione delle sue creature e lasciò che compissero il loro movimento di rivoluzione da un inizio indeterminato verso una fine indefinita; tale movimento infatti inizia là dove finisce.
Cosi come il Nous ha voluto, la loro rotazione produsse dagli elementi volti verso il basso animali senza ragione (infatti non avevano in sé il Logos); l’aria generò gli uccelli e l’acqua i pesci. La terra e l’acqua erano state separate secondo il volere del Nous e la terra fece uscire gli animali che aveva in sé, quadrupedi e rettili, bestie selvatiche e domestiche. E il Nous, padre di tutti gli esseri, che era vita e luce, generò un uomo simile a lui e se ne innamorò come di un figlio; era bellissimo poiché aveva l'immagine del Padre.

Dio si innamorò in realtà della sua propria forma e le consegnò tutte le sue opere. Quand’ebbe considerato la creazione operata dal Demiurgo nel fuoco, l’uomo volle anch’egli creare e dal Padre gli fu concesso. Essendo entrato nella sfera demiurgica, dove poteva avere tutto il potere, guardo l’opera del fratello; i governatori si invaghirono di lui e ognuno di loro lo rese partecipe della propria carica. Dopo aver conosciuto la loro sostanza e partecipato della loro natura, volle passare attraverso la periferia delle
sfere e conoscere la forza di colui che sovrasta il fuoco. E l’uomo, che aveva pieno potere sul mondo degli esseri mortali e degli animali senza ragione, si chinò attraverso la compagine delle sfere, squarciandone l’involucro, e mostrò alla natura volta verso il basso la bella forma divina.
Quando la natura vide che aveva in sé l'inesauribile bellezza, tutta l’energia dei governatori e la forma del Dio, sorrise d’amore, giacché aveva visto l’immagine della bellissima forma dell’uomo riflessa nell'acqua e la sua ombra sulla terra. E l’uomo, da parte sua, avendo visto l’immagine a sé
somigliante nella natura, la amò e volle abitare li.

Contemporaneamente alla volontà sorse l’azione e l’uomo venne ad abitare la forma senza ragione; la natura, allora, accogliendo in sé il suo amato, lo avvolse abbracciandolo con tutta se stessa, poiché davvero si amavano.
Per questo motivo l’uomo e, fra tutti gli animali della terra, l’unico che sia duplice: mortale per quanto riguarda il corpo, immortale in quanto uomo nella sua essenza. Sebbene sia immortale e abbia il potere su tutte le cose, patisce le cose mortali, giacché e sottoposto al fato. Quindi, sebbene sia al
di sopra della compagine delle sfere, ne é diventato schiavo, in quanto in armonia con loro; e pur essendo ermafrodita, poiché generato da un padre ermafrodita, ed esente dal sonno, poiché generato da un essere esente dal sonno, é vinto [dal sormo e dall’amore].
Dopo di che dissi:
"O mio Nous, anch'io infatti sono amante della parola".
Poimandres rispose:
"Questo è il mistero tenuto nascosto fino a oggi; la natura infatti, nell'unirsi all’uomo per amore, ha operato un prodigio strabiliante. Poiché [l’uomo] aveva in sé la natura della compagine dei Sette che, come ti ho detto, venivano dal fuoco e dallo spirito, la natura non seppe aspettare e generò subito sette uomini corrispondenti alla natura dei Sette governatori: maschi e femmine contemporaneamente e rivolti al cielo".
E dopo:
"O Poimandres, sono davvero giunto, adesso,alla passione e alla brama di ascoltare: non lasciar cadere il discorso".
E Poimandres disse:
"Taci piuttosto, ché non ti ho ancora spiegato tutto il primo argomento".
Ed io:
"Vedi che taccio per ascoltare"
Ed egli:
"Dunque, come ho detto, cosi avvenne la genesi di quei sette: la terra era femmina e l’acqua costituiva l’elemento fecondatore; la maturazione avvenne grazie al fuoco; dall’etere natura ricevette il soffio vitale e produsse i corpi secondo la forma dell’uomo. E l’uomo, da vita e luce che era, si mutò in anima e intelletto, traendo l’anima dalla vita e l’intelletto dalla luce. Tutti gli esseri del mondo sensibile rimasero cosi sino alla fine di un periodo e agli inizi delle specie. Ascolta il resto del discorso che brami di sentire. Al termine del periodo, il legame che univa tutte le cose fu sciolto per volontà di Dio. Egli infatti separò tutti gli animali che erano ermafroditi e contemporaneamente anche l’uomo; divennero in parte maschi e
similmente in parte femmine . Immediatamente Dio pronunciò queste sante parole:
'Crescete aumentando e moltiplicatevi in moltitudine, voi tutti che siete stati creati e forgiati; e colui che è dotato di intelletto si riconosca come immortale, sappia che la causa della morte è l'amore e conosca tutti gli esseri'.
Dopo che Dio ebbe così parlato, la provvidenza per mezzo del fato e della compagine delle sfere, operò le unioni e stabilì le generazioni. Tutti gli esseri furono moltiplicati secondo le specie; chi ha conosciuto se stesso giunge al bene eletto fra tutti; colui invece che ha amato il corpo prodotto dall'errore dell'amore, questi resta nella tenebra, ingannandosi e patendo nei suoi sensi le cose della morte."
Allora io dissi:
"In cosa hanno a tal punto errato coloro che sono nell’ignoranza, per essere privati immortalità?"
Ed Egli:
"Tu mi dai l’impressione di non aver meditato ciò che hai ascoltato; non ti avevo detto di riflettere?"
Ed io:
"Io penso, ricordo e nello stesso tempo rendo grazie."
Ed Egli:
"Se hai riflettuto, dimmi perché sono degni di morte coloro che sono nella morte?"
Ed io:
"Perché la più cupa oscurità da cui viene la natura umida, per mezzo della quale è costituito il corpo nel mondo sensibile, è l’origi-ne del corpo individuale e la fonte cui si abbevera la morte."
Ed Egli:
"Hai capito bene perché, come recita la parola di Dio, 'colui che ha conosciuto se stesso va verso se stesso'?"
Io risposi:
"Poiché di luce e vita è costituito il Padre di tutte le cose da cui nacque l’uomo".
E Questo disse Poimandres:
"Dici bene nel tuo parlare: luce e vita sono Dio e il Padre da cui nacque l’uomo; se dunque conoscerai te stesso come essere di vita e di luce e comprenderai che da queste derivi, di nuovo andrai verso la vita".
E ancora io:
"Ma dimmi ancora, come andrò alla vita, mio Nous? Poiché Dio dice:
'L’uomo dotato di intelletto co-nosce se stesso'.
Ma non hanno tutti un intelletto, gli uomini?"
Ed Egli:
"Fai attenzione a quel che dici, amico. Io, il Nous, sto presso coloro che sono santi, buoni, puri e misericordiosi, presso i più la mia presenza diventa aiuto per loro e immediatamente comprendono tutte le cose, si propiziano il Padre con l’amore e rendono grazie lodando e inneggiando con amore a lui, com’é giusto verso Dio.
Prima di consegnare il corpo alla sua morte, odiano i loro sensi, giacché ne conoscono le azioni; e soprattutto io, il Nous, non permetterò che le azioni del corpo, che li assalgono, abbiano pieno effetto su di loro. Come custode della porta, chiuderò l’ingresso alle azioni cattive e vergognose, tagliando corto all'immaginazione. Per quanto riguarda gli stolti, i malvagi, i perversi, gli invidiosi, gli arroganti, gli assassini e gli empi, io sono lontano da loro, giacché ho ceduto il posto al demonio vendicatore che, ferendo l’uomo col pungolo del fuoco, gli trapassa i sensi e lo arma ancor piu per compiere azioni empie, affinché gli tocchi in sorte un castigo peggiore. Quest’uomo non cessa di volgere il suo desiderio verso
brame senza limiti, combattendo senza sostanelle tenebre; questo è il suo tormento mentre il fuoco che lo brucia aumenta sempre più".
Allora io:
"Giacché mi hai insegnato bene, come volevo, tutte le cose, parlami adesso, o Nous, di come avviene l’ascesi"
A questo Poimandres disse:
"Dapprima, nel dissolversi del corpo fatto di materia, consegni il corpo stesso all’alienazione e la forma che avevi diventa invisibile; lasci al demonio la tua personalità divenuta inoperante. I sensi del corpo risalgono alle loro origini, di cui diventano parte, e di nuovo si uniscono alle energie; l’irascibilità e la concupiscenza vanno alla natura senza ragione. Cosi dunque l’uomo si slancia verso l’alto attraverso la compagine delle sfere e consegna alla prima zona la capacità di crescita e di decrescita, alla seconda i mezzi delle azioni malvagie, ora inganni privi di efficacia; alla terza l’illusione del desiderio ormai senza potere, alla quarta l’ostentazione del potere divenuta superflua, alla quinta l’empia audacia e la temerarietà sfrontata, alla sesta le risorse illecite della ricchezza ,prive ormai di effetto, e alla settima la menzogna insidiosa. Allora, privo delle azioni prodotte dalla compagine delle sfere, giunge alla natura ottava per suo potere e con gli altri esseri inneggia al Padre; tutti gli astanti gioiscono della sua presenza tra loro. Divenuto simile ai suoi compagni, ascolta anche le potenze che sono oltre la natura ottava e che cantano inni a Dio con voce dolce. Salgono allora in ordine verso il Padre; si consegnano alle potenze e, divenuti essi stessi potenze, rinascono in Dio. Questo è il fine felice cui giungono coloro che hanno preso possesso della conoscenza, diventare Dio. Perché dunque indugi? Ora che hai ricevuto tutto l’insegnamento, non sarai dunque guida per coloro che ne sono degni, affinché per tuo tramite
il genere umano sia salvato da Dio?".
Quando mi ebbe detto queste cose, Poimandres si unì alle potenze sotto i miei occhi. Ed io, dopo aver reso grazie e aver lodato il Padre di tutte le cose, fui congedato da Poimandres, investito di potenza, istruito sulla natura del Tutto e sulla visione suprema. Iniziai allora ad annunciare agli uomini la bellezza della pietà e della conoscenza:
"O genti, uomini nati dalla terra, che vi siete abbandonati all'ebrezza, al sonno e all'ignoranza di Dio, tornate in voi, cessate di gozzovigliare, soggiogati come siete da un sonno che vi ottunde".
Quelli, quando sentirono, giunsero unanimi e io dissi:
"Perché, uomini nati dalla terra, avete consegnato voi stessi alla morte, mentre avete il potere di prendere parte all'immortalità?
Convertitevi, voi che avete percorso la vostra strada con l’errore e avete preso l’ignoranza come compagna, abbandonate la luce delle tenebre, prendete parte all'immortalità, allontanandovi definitivamente dalla perdizione".
E alcuni di loro, dopo aver parlato male di me, si misero in disparte, poiché si erano consegnati alla via della morte; gli altri, invece, gettatisi ai miei piedi, pregavano di essere istruiti. E io, dopo averli fatti rialzare, divenni guida del genere umano, insegnando la dottrina e come e con che mezzi sarebbero stati salvati. Seminai in loro i ragionamenti della sapienza ed essi furono nutriti con acqua d’ambrosia. Venuta la sera, quando tutto il fulgore del sole cominciava a tramontare, li invitai a rendere grazie a Dio; e dopo aver compiuto l’azione di grazie, ognuno andò a dormire nel proprio letto. Per quanto mi riguarda, inscrissi dentro di me il bene ricevuto da Poimandres e gioii profondamente in me stesso per essere stato colmato di ciò che desideravo. Il sonno del corpo diveniva infatti veglia dell’anima, chiudere gli occhi un autentico vedere, il mio silenzio era gravido di bene e dal mio parlare scaturivano cose buone. E ciò accadde a me che avevo ricevuto [la verità] dal Nous, cioé da Poimandres, dal Logos dell'Autorità assoluta. Eccomi divenuto dunque soffio divino della verità. Perciò con tutta l’anima e con tutte le mie forze offro questa lode a Dio Padre:
"Santo e Dio e Padre di tutti gli esseri. Santo e Dio, la cui volontà si compie per mezzo delle sue proprie potenze. Santo e Dio, che vuole essere conosciuto ed è conosciuto dai suoi. Santo sei tu, che per mezzo del Logos hai costituito tutti gli esseri. Santo sei tu, di cui tutta la natura é per sua essenza immagine. Santo sei tu, cui la natura non ha dato forma. Santo sei tu, più forte di ogni potenza.
Santo sei tu, superiore a ogni eccellenza. Santo sei tu, migliore di tutte le lodi. Ricevi puri sacrifici in parole da un’anima e un cuore volti a te; ineffabile, inesprimibile, dal silenzio chiamato per nome. A te chiedo di non mancare nella conoscenza di noi in quanto essenza: concedimelo e rendimene forte. Di questa grazia allora rischiarerò quelli della mia stirpe, miei fratelli e tuoi figli, che ancora sono
nell’ignoranza. Ecco, credo e rendo testimonianza: vado incontro alla vita e alla luce. Benedetto sei tu, Padre, e l'uomo che ti appartiene vuole partecipare all'opera di santificazione, nella misura in cui gliene hai concesso tutto il potere"