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domenica 25 marzo 2012

L'Io e il Sè.

"Or l’Iddio della pace vi santifichi egli stesso tutti intieri; e sia conservato intiero il vostro SPIRITO, e l’ANIMA, e il CORPO, senza biasimo, all’avvenimento del Signor nostro Gesù Cristo". Prima lettera ai Tessalonicesi 5:23
Il corpo fisico permette all'uomo di entrare in contatto con il mondo materiale. E’ dunque lo strumento per mezzo del quale acquistiamo coscienza del mondo.
L'Anima è la psiche dell'uomo, l'Io vero e proprio. Alla morte del corpo muore con esso portando con se l'intelligenza, che non serve più al termine dello stadio terreno dell’esistenza.  Non ci sono più le emozioni, che derivano dai sensi corporei.
L'anima appartiene all'Io dell'uomo è appunto la parte che ci dà coscienza di noi stessi e del dualismo tra Io e Mondo.
Lo Spirito (soffio), è ciò che ci connette all’Ein Soph e ci permette di intuire l’Infinito. Mentre la nostra anima e l’intelletto che ad essa appartiene non possono concepire l’infinito, il nostro Spirito lo intuisce e ci connette al Sé Unico e Infinito.  L’Infinito dimora nello Spirito, l'Io dimora nell'Anima, i sensi dimorano nel corpo.
L'Uomo come essere a se stante è anima e corpo legati al Mondo.
Il "Sé" è invece Spirito, come spirito è l’Ein Soph.
L’Uomo finito tramite la coscienza del Sé si lega all’Infinito.
Lo spirito è il nostro esistere in relazione all’ Infinto.
G. D.

sabato 17 marzo 2012

Il sassolino bianco il sassolino nero e l’uovo di Colombo

Il pensiero verticale e quello laterale
Molti anni fa, ai tempi in cui un debitore insolvente poteva essere gettato in prigione, un mercante di Londra si trovò, per sua sfortuna, ad avere un grosso debito con un usuraio. L'usuraio, che era vecchio e brutto, si invaghì della bella e giovanissima figlia del mercante, e propose un affare. Disse che avrebbe condonato il debito se avesse avuto in cambio la ragazza.
Il mercante e sua figlia rimasero inorriditi della proposta. Perciò l'astuto usuraio propose di lasciar decidere alla Provvidenza. Disse che avrebbe messo in una borsa vuota due sassolini, uno bianco e uno nero, che poi la fanciulla avrebbe dovuto estrarne uno. Se fosse uscito il sassolino nero, sarebbe diventata sua moglie e il debito di suo padre sarebbe stato condonato. Se la fanciulla invece avesse estratto quello bianco, sarebbe rimasta con suo padre e anche in tal caso il debito sarebbe stato rimesso. Ma se si fosse rifiutata di procedere all'estrazione, suo padre sarebbe stato gettato in prigione e lei sarebbe morta di stenti.
Il mercante, benché con riluttanza, finì coll'acconsentire. In quel momento si trovavano su un vialetto di ghiaia del giardino del mercante e l'usuraio si chinò a raccogliere i due sassolini. Mentre egli li sceglieva, gli occhi della fanciulla, resi ancor più acuti dal terrore, notarono che egli prendeva e metteva nella borsa due sassolini neri. Poi l'usuraio invitò la fanciulla a estrarre il sassolino che doveva decidere la sua sorte e quella di suo padre.

Immaginate ora di trovarvi nel vialetto del giardino del mercante. Che cosa fareste nei panni della sfortunata fanciulla? E, se doveste consigliarla, che cosa le suggerireste? Quale tipo di ragionamento seguireste?
Se riteneste che un rigoroso esame logico potesse risolvere il problema - ammesso che esista davvero una soluzione - ricorrereste al pensiero verticale. L'altro tipo di pensiero è infatti quello laterale.
Chi si servisse del pensiero verticale non potrebbe però essere di grande aiuto a una ragazza che si trovasse in simili frangenti. Il suo modo di analizzare la situazione metterebbe in luce tre possibilità. La ragazza potrebbe:
rifiutarsi di estrarre il sassolino;
mostrare che la borsa contiene due sassolini neri e smascherare l'usuraio imbroglione;
estrarre uno dei sassolini neri e sacrificarsi per salvare il padre dalla prigione.
Nessuno di questi consigli, tuttavia, sarebbe veramente utile in quanto, se la ragazza non estraesse il sassolino, suo padre finirebbe in prigione, e se lo estraesse dovrebbe sposare l'usuraio.
L'aneddoto vuole mostrarci la differenza esistente tra il pensiero verticale e quello laterale. I verticalisti si preoccupano del fatto che la ragazza debba estrarre un sassolino. I lateralisti si occupano invece del sassolino bianco che manca. I primi affrontano la situazione dal punto di vista più razionale e quindi procedono alla sua risoluzione con circospetta logicità. I secondi preferiscono esaminare tutti i possibili punti di partenza invece di accettare il più invitante e di impostare su di esso la loro indagine.

Ebbene: la ragazza dell'aneddoto introdusse la mano nella borsa ed estrasse un sassolino, ma senza neppur guardarlo se lo lasciò sfuggire di mano facendolo cadere sugli altri sassolini del vialetto, fra i quali si confuse.
« Oh, che sbadata! » esclamò. « Ma non vi preoccupate: se guardate nella borsa potrete immediatamente dedurre, dal colore del sassolino rimasto, il colore dell'altro. »
Naturalmente, poiché quello rimasto era nero, si dovette presumere che ella avesse estratto il sassolino bianco, dato che l'usuraio non osò ammettere la propria disonestà. In tal modo, servendosi del pensiero laterale, la ragazza riuscì a risolvere assai vantaggiosamente per sé una situazione che sembrava senza scampo. La ragazza, in realtà, si salvò in un modo molto più brillante di quanto non le sarebbe riuscito se l'usuraio fosse stato onesto e avesse messo nella borsa un sassolino bianco e uno nero, perché in tal caso avrebbe avuto solo il cinquanta per cento delle probabilità in suo favore. Il trucco che escogitò le offrì invece la sicurezza di rimanere col padre e di ottenergli la remissione del debito.

[…]

Quando si affronta un problema, è prassi comune delimitarlo entro una determinata inquadratura e cercarne la soluzione all'interno di essa. Si accetta come un dato dimostrato che una certa linea rappresenti i confini del problema, ed è entro questi confini che il pensiero verticale ricerca la soluzione. Molto spesso però questi confini non esistono nella realtà e la soluzione può trovarsi al di fuori di essi. Facciamo l'esempio dell'aneddoto dell'uovo, attribuito erroneamente a Cristoforo Colombo. Una volta che i suoi amici lo schernivano dicendo che la scoperta dell'America era stata in realtà un'impresa facile perché, per raggiungerla, era bastato mettere la prua verso ovest e veleggiare sempre in quella direzione, Colombo chiese loro se erano in grado di far stare un nuovo dritto su una delle due punte. Gli amici provarono ma il tentativo fallì. Allora Colombo prese un uovo, ne schiacciò una punta e su questa lo fece star ritto. Gli amici protestarono dicendo che per essi valeva la condizione che l'uovo dovesse restare intatto. Cioè essi ponevano dei limiti che in realtà non esistevano. Allo stesso modo, avevano ritenuto impossibile prendere la rotta ovest e proseguire sempre in quella direzione. La grande impresa marinara era parsa facile a loro soltanto dopo che Colombo ebbe dimostrata l'infondatezza delle loro prevenzioni.
È assai probabile che questo aneddoto riguardi, in realtà, Filippo Brunelleschi che costruì la cupola del duomo di Firenze, nonostante tutti avessero ritenuto che il suo progetto era impossibile da realizzare. Più che l'accuratezza storica dell'attribuzione dell'aneddoto, ci serve il riferimento a Colombo perché dà modo di mostrare una certa mentalità.
Molto spesso i verticalisti considerano una soluzione ottenuta col pensiero laterale come una specie di trucco. Ciò prova, paradossalmente, l'utilità del pensiero laterale. Quanto più vibrata è l'accusa di mistificazione, tanto più appare ovvio che essi sono legati a regole rigide e a preclusioni che non hanno riscontro nella realtà. In tal modo, preclusioni di vario tipo costituiscono altrettanti sbarramenti che vietano l'accesso alle soluzioni originali.

Fonte: Il pensiero laterale. Come diventare creativi di Edward de Bono

giovedì 1 marzo 2012

INDIVIDUUM


L'uomo si considera un essere unico, un individuo (dal latino "individuum" e significa "non diviso", cioé unificato). Ma per essere veramente individuo non deve essere ulteriormente frammentato, deve trovare nella sua esistenza il suo centro stabile, che agisce e che vuole.

Gandolfo Dominici