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lunedì 6 gennaio 2014

Qualcuno deve gridare che costruiremo le Piramidi!


Nostalghia di Tarkovskij

"Quale antenato parla in me?  
Io non posso vivere contemporaneamente nella mia testa e nel mio corpo. Per questo non riesco ad essere una sola persona. Sono capace di sentirmi un’infinità di cose contemporaneamente. Il male vero del nostro tempo è che non ci sono più i grandi Maestri.  
La strada del nostro cuore è coperta d’ombra; bisogna ascoltare le voci che sembrano inutili; bisogna che dai cervelli occupati dalle lunghe tubature delle fogne e dai muri delle scuole, dagli asfalti e dalle pratiche assistenziali, entri il ronzio degli insetti. Bisogna riempire gli orecchi e gli occhi di tutti noi, di cose che siano all’inizio di un grande sogno. 
Qualcuno deve gridare che costruiremo le Piramidi. 
Non importa se poi non le costruiremo. Bisogna alimentare il desiderio. Dobbiamo tirare l’Anima da tutte le parti come se fosse un lenzuolo dilatabile all'infinito. 
Se volete che il mondo vada avanti dobbiamo tenerci per mano.  
Ci dobbiamo mescolare i cosiddetti sani e i cosiddetti ammalati. 
Ehi, voi sani, che cosa significa la vostra salute? 
Tutti gli occhi dell’umanità stanno guardando il burrone dove stiamo tutti precipitando.  
La Libertà non ci serve se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull'orlo della catastrofe.  
Uomo ascolta in te ACQUA, FUOCO e poi la cenere, le ossa dentro la cenere... Le ossa e la cenere"

domenica 5 gennaio 2014

Storia della Morte nei Tarocchi

Storia della Morte dei Tarocchi (Tarocchi Raide-Waite)


Il Matto, avendo lasciato l'albero a cui era appeso, si muove con cautela in un maggese. L'aria è fredda gli alberi spogli. Sa di avere iniziato il suo viaggio spirituale con serietà, ma si sente stranamente vuoto e triste, come se avesse perso qualcosa. 

Davanti a se scorge, sorgere con il sole, uno scheletro in armatura nera che cavalca un cavallo bianco. Lo riconosce come la Morte. 

Quando questa si ferma dinanzi a lui, egli domanda umilmente: 
"Sono morto?" 
E lo scheletro risponde 
"Si in un certo senso. Tu hai sacrificato il tuo vecchio mondo, il tuo vecchio te stesso. Entrambi sono morti."

Il Matto non riesce a trattenere il pianto 
"Perdonami" 
dice imbarazzato dalle sue lacrime. 

"Non c'è nulla da perdonare." 
Risponde la Morte 
"La tristezza è naturale e devi affrontare la tua perdita prima di potere accettare qualcosa di nuovo. Mettiti in testa, comunque, che le foglie vecchie devono seccarsi e volare via dai rami dell'albero, lasciandolo spoglio, prima che possano apparire nuove foglie verdi".

Non appena la Morte cavalca via, il Matto vede la verità nelle sue parole. Anche lui si sente come uno scheletro, spoglio di tutto. 
Questo, ora comprende, è come ogni grande trasformazione ha inizio, rimuovendo tutto fino all'osso così che qualcosa di nuovo possa crescere.