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giovedì 31 luglio 2014

Come muoiono le infanzie....


«È così che muoiono le infanzie, quando i ritorni non sono più possibili perché i ponti tagliati inclinano verso l’instancabile acqua le travi sconnesse nello spazio estraneo. Non c’è allora altro rimedio che quello del serpente: abbandonare la pelle nella quale non entriamo più, lasciarla a terra, tra i cespugli, e passare all’età successiva. La vita è breve, ma in essa entra più di quel che siamo in grado di vivere».

José Saramago, “Di questo mondo e degli altri”

mercoledì 16 luglio 2014

Rabbia e(') Vitalità

Dentro ogni grande dolore c'è un grande amore da cui deriva  la rabbia diretta verso la sopravvivenza e la vita....
"...è solo quando ci sentiamo traditi dalle persone che amiamo di più e di cui ci fidiamo in tutto e per tutto che il dolore per la loro perdita ci diventa così intollerabile che siamo costretti a trovare qualche modo per cancellarlo e far finta che non sia mai esistito..."  [Marcoli A. Il bambino arrabbiato, p.217]

domenica 13 luglio 2014

Lavoro e Capitale nel XXI secolo

Se qualcuno avesse progettato un sistema del lavoro fatto su misura per salvaguardare il potere del capitale, non avrebbe potuto riuscirci meglio. 
I lavoratori veri, quelli produttivi, vengono spremuti e sfruttati implacabilmente. 
Gli altri si dividono tra un atterrito strato di disoccupati, disprezzato da tutti, e un più ampio strato di persone che in pratica vengono pagate per non fare nulla, e che ricoprono incarichi progettati per farle identificare con i punti di vista e le sensibilità della classe dirigente (manager, amministratori eccetera) – in particolare con le loro personificazioni economiche – ma che al tempo stesso covano un segreto rancore nei confronti di chiunque faccia un lavoro provvisto di un chiaro e innegabile valore sociale. 
Non è un sistema progettato in modo conscio: è emerso da quasi un secolo di tentativi empirici. 
Ma è anche l’unica spiegazione del perché, nonostante le nostre capacità tecnologiche, non lavoriamo tutti quanti solo tre o quattro ore al giorno.
David Graeber


giovedì 10 luglio 2014

Gli Erotes

Per gli antichi Greci l’amore (Eros / ἔρως) aveva 3 volti:

Anteros (Ἀντέρως): rappresenta l'amore corrisposto, la reciprocità, la relazione legittima.
Racconta la leggenda che un giorno Afrodite si lamentò con la Dea Temi del fatto che il piccolo Eros non crescesse,così la saggia Temi le rispose che Eros non sarebbe mai cresciuto finché non avesse avuto l’amore di un fratello. Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme,ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava fanciullo. Questo grazioso mito insegna che l’amore (Eros) per crescere ha bisogno di essere corrisposto (Anteros).

Pothos (Πόθος) è invece l'amore per qualcosa/qualcuno di irraggiungibile, perfetto, l'anelito e la spinta continua ed incessante verso ciò che non si raggiunge mai.
Pothos è il volto di una dimensione amorosa, nostalgica, irraggiungibile è quell'amore idealizzato che si esplica nel soffrire e nel cercare l’anima gemella.
Nota che con una 'a/α' al posto della 'o/ό' diventa "pathos/πάθος".

Himeros (Ἵμερος): è la passione del momento, il desiderio sessuale, fisico incontrollabile ed immediato che chiede di essere soddisfatto.

Anteros e Himeros vivono nel presente, mentre Pothos vive nel passato o nel futuro.

La rappresentazione separata di queste 3 dimensioni /personificazioni dell'Eros è una simbologia analogica della natura molteplice dell'amore umano che raramente riesce a manifestarsi contemporaneamente ed unitariamente.
Anteros e Himeros qualora siano assieme non rimangono uniti a lungo e si  separano quasi sempre all'arrivo di Pothos. 
Chi ci rassicura può non saperci emozionare e chi ci emoziona può non essere rassicurante, ecco perché spesso siamo attratti da persone diverse alla ricerca degli altri aspetti di Eros che ci completino. E' l'antica atavica distinzione tra puttane e spose, tra uomini seri e playboy da svago.
A complicare ulteriormente il tutto la mutevole compresenza di queste tre divinità in ognuno di noi.

mercoledì 9 luglio 2014

Ricetta per la grandezza


"Tener duro quando si perde, combattere con l'amarezza della sconfitta e la debolezza del dolore, vincere l'ira, sorridere quando si vorrebbe piangere, resistere ai malvagi e bassi istinti, odiare l'odio e amare l'amore, andare avanti quando si preferirebbe morire, inseguire pur sempre la gloria e il sogno, credere con indefettibile fede un qualcosa che dovrà accadere; ecco quel che qualsiasi uomo può fare. E con questo essere grande."

Zane Grey

martedì 8 luglio 2014

Ombre

"Noi, forse, non conosciamo la felicità che dalla sua ombra sul muro del destino."
Henri de Régnier, Lui o Le donne e l'amore

domenica 6 luglio 2014

Leggerezza


“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore.”
- Italo Calvino, Lezioni americane
- Foto di Elliott Erwitt

Come in alto, così in basso

“Tra gli aforismi che riassumevano il contenuto di numerosi simboli, ve n’era uno di particolare importanza: Come in alto, così in basso, parole della ‘Tavola Smeraldina’ di Ermete Trismegisto. […] Lo stesso significato era contenuto nell’analogia stabilita tra il microcosmo, l’uomo, e il macrocosmo, l’universo. Le leggi fondamentali delle triadi e delle ottave penetrano tutte le cose e debbono essere studiate simultaneamente nell’uomo e nell’universo”
(da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto, pag. 311).

io che volevo solo te

Quando poi raccontiamo è il riscontro amato di ciò che si è fatto 
l'avvenimento di due corpi che si specchiano nel nudo rivivere le scene di mosse 
ancora insapute e capirle sempre di più, poi i ritorni al singolare, in cui la mente ti 
viene a prendere con le insane gelosie che poi allontani perchè l'amore maturo non 
opprime, e lasciarti libera, ma quanti harem mi ero costruito per divagare, 
io che volevo solo te.

1993 - pensieri - Francesco Di Franco
Quadro di Dario Ortiz Rubledo